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Muslera - Julio Sergio, intervista doppia. Il biancoceleste: "Mai alla Roma!"
11.03.2010 11:23 di Daniele Baldini   articolo letto 4222 volte
Fonte: il tempo-forzaroma.info
© foto di Federico De Luca

Muslera-Julio Sergio, intervista doppia. Ecco le 18 domande rivolte ai due portieri titolari di Roma e Lazio dal quatidiano il Tempo:

1) Come si diventa titolari partendo dal ruolo di riserva?

2) La parata più bella che ha fatto?

3) Il gol che poteva evitare?

4) Cosa pensa dell'altro?

5) Giocherebbe mai nell'altra squadra della Capitale?

6) Il difensore che la fa sentire più tranquillo?

7) E quello che vorrebbe come compagno?

8) Qual è il campionato straniero che la affascina di più?

9) Il portiere a cui si ispira?

10) Come vive la solitudine in campo?

11) Un difetto che pensa di avere e che sta cercando di correggere?

12) Cos'è per lei il derby di Roma?

13) Cosa augura alla sua squadra e all'altra della Capitale?

14) Cosa l'ha spinta a scegliere il ruolo di portiere?

15) L'attaccante che le fa più paura?

16) Il suo incubo sportivo più ricorrente?

17) Le tre cose che un portiere deve fare per parare un rigore

18) Se non avesse fatto il portiere in che ruolo avrebbe voluto giocare?

MUSLERA

1) Basta lavorare, basta impegnarsi.Rimanere sereni nei momenti di difficoltà e saper imparare, ma soprattutto voler imparare.

2) La parata più bella è stato il primo rigore in Coppa Italia contro la Sampdoria. Ma ne ricordo anche una contro il Milan su tiro di Flamini.

3) Potrebbero essere tanti. Ma mi viene in mente quello di domenica scorsa contro la Sampdoria.

4) Io l'ho incontrato un paio di volte, ma non ho avuto l'opportunità di parlare con lui. Sentivo quello che dicevano di lui, che era il terzo portiere migliore al mondo, e invece ha dimostrato di essere il numero uno.

5) No. Perché da quando sono arrivato alla Lazio sono sempre stato trattato con un affetto incredibile, sia dai tifosi che dalla società. Non andrò mai a giocare nell'altra squadra.

6) Diego Lugano.

7) Proprio lui.

8) Per primo metto quello inglese. Poi l'italiano, infine lo spagnolo.

9) Il colombiano Oscar Cordoba.

10) Non mi sento solo. Ormai in campo ho trovato il mio posto e lì mi sento bene. La solitudine la sento quando la mia squadra fa gol, perché lo festeggio da solo.

11) Ci sono tanti difetti. Il mister comunque mi rimprovera il modo in cui mi tuffo certe volte e per come respingo il pallone. Sicuramente cerco di migliorare anche quello che penso di saper fare bene.

12) Il derby l'ho vissuto sia da fuori che da dentro. Si vive con tanta passione. La settimana precedente è incredibile. La gente parla solo di quello: assomiglia molto al nostro calcio uruguaiano.

13) Alla squadra avversaria auguro di non vincere lo scudetto. E alla nostra di cambiare la realtà, di dimostrare che non siamo questo, ma un gruppo che merita di stare ad alti livelli.

14) Mi ha spinto il mio allenatore della squadra di Baby Football di calcio a 9 in Uruguay. Avevo 8 anni. Io ero centravanti, ma mancando un portiere mi hanno messo tra i pali per la mia altezza.

15) Sono tanti. Kakà, Cristiano Ronaldo, ma anche Ibrahimovic.

16) Pazzini. Lui è stato uno di quelli che mi ha segnato di più.

17) Aspetto fino alla fine prima di tuffarmi, scelgo un lato e ci vado con fiducia, infine guardo negli occhi gli avversari.

18) Sicuramente l'attaccantel

JULIO SERGIO

1) Impegnandosi sempre in allenamento e credendo sempre nel lavoro e nei propri mezzi.

2) Forse quella che ho fatto nel derby sul tiro Mauri è stata la più importante, ed è quella che ricordo meglio.

3) Tutti, non uno in particolare.

4) È un eccellente portiere, con una dote fondamentale: ha grande reattività.

5) No. Quando giochi con la Roma, non è più possibile giocare con la maglia della Lazio. Ma è una cosa naturale, lo dico con il massimo rispetto. D'altronde credo valga lo stesso anche per chi gioca nella Lazio.

6) Non faccio un nome solo. Tutti i miei compagni del reparto difensivo sono campioni e grandi professionisti e mi sento tranquillo indipendentemente da chi scende in campo.

7) Mi vanno benissimo i miei.

8) Quello inglese, probabilmente. È quello più spettacolare.

9) Il mio connazionale Taffarel. Anche lui ha giocato in Italia ed è sempre stato il mio idolo.

10) Io non mi sento mai solo. Parlo molto durante la partita, mi confronto con i compagni e vivo l'azione.

11) Tantissime cose. Si lavora e si migliora giorno dopo giorno.

12) È una partita speciale, di grande fascino. Non può essere paragonata con le altre.

13) Alla Roma auguro di continuare a far bene e arrivare in Champions League. Alla Lazio nulla.

14) Sin da piccolo mi è sempre piaciuto giocare solo in porta. Non sono un «giocatore» che poi è stato spostato, nasco come portiere. Mi piace questo ruolo e me lo tengo stretto.

15) Non ho paura di nessuno, ma rispetto tantissimi attaccanti avversari. In Italia ce ne sono di straordinari: Milito, Pato, Ronaldinho.

16) Di farmi male e non poter più giocare a pallone.

17) Essere concentrato, aspettare il momento giusto per tuffarsi e... essere fortunato.

18) Avrei potuto fare solo il portiere anche se segnare tanti gol piace a tutti.

 


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