ESCLUSIVA Radio Sei - Reja: "Quella di Zàrate in Curva è un'iniziativa bellissima, è giusto vivere le partite con la stessa intensità della gente"
È un momento difficile e al contempo imprtantissimo per la Lazio di Edy Reja. La squadra biancazzurra domenica contro il Bari si gioca buona parte del campionato. Servono concentrazione "serenità, convinzione e linearità", come ha spiegato il tecnico friulano in esclusiva ai microfoni di Radio Sei.
A che punto siamo con la preparazione mister? Per quello che stanno facendo vedere i ragazzi c’è da essere soddisfatti. Mi auguro che questo lavoro che viene fatto settimanalmente in allenamento possa essere trasferito anche nelle gare ufficiali. Secondo me è anche una questione di testa: speriamo che questo blocco psicologico possa presto scomparire. Domenica abbiamo solo un’alternativa: dobbiamo per forza vincere.
Le partite del giovedì sono solo una sperimentazione? Matuzalem è favorito su Mauri?
Le indicazioni del giovedì sono semplicemente delle prove perché devo far abituare anche i ragazzi a farli giocare l’uno con l’altro. Per quanto riguarda il modulo, il 3-5-2 è quello che vorrei attuare domenica ma non è ancora definitivo. Soprattutto devo ancora fare delle scelte per quello che riguarda i giocatori che andranno in campo.
Lei ha il compito di salvare la prima squadra della Capitale: quanto sente il peso di questa responsabilità? È mai stato titubante ad accettare un compito così difficile?
Se sono venuto è perché avevo una grande considerazione dell’ambiente e della squadra. Consideravo anche che dovevamo giocare subito quattro partite difficili e come inizio non c’era da stare allegri. Quello che ci manca sono i due punti persi con la Fiorentina. Anche se devo ammettere che in quella partita nel secondo tempo non abbiamo fatto tanto dal punto di vista della prestazione. In più mi sono trovato a fare dei cambi obbligati. Comunque non è finita e ci sono altre gare come quella di domenica che dobbiamo vincere per ritrovare serenità e convinzione.
Le preoccupa più la tenuta fisica o mentale dei giocatori?
Bisogna avere la tensione e l’equilibrio giusti perché sono aspetti fondamentali. Le squadre quando si trovano in queste condizioni, hanno bisogno soprattutto del giusto equilibrio. Le energie positive bisogna metterle in campo sempre. Ovviamente è una cosa facile a dirsi, ma difficile a farsi. la squadra ha delle qualità, ma in questo momento serenità e linearità sono fondamentali. È importante che i ragazzi non si facciano prendere da apprensione ed agitazione: devono mantenere una lucida e giusta tensione, senza sprecare energie nervose che è una cosa che non serve.
Secondo lei qual è la quota salvezza?
Se si dovessero mantenere questi ultimi risultati tra le squadre in fondo alla classifica, la quota salvezza potrebbe essere anche 35/36 punti, ma per stare tranquilli matematicamente credo che i 38/40 punti sono la meta da raggiungere.
La squadra sta dimostrando delle difficoltà contro squadre che giocano e che attaccano molto sulle fasce, tranne che a Palermo: che cosa sta dicendo agli esterni?
A Palermo loro giocavano con il 4-3-1-2 e quindi non abbiamo avuto grandi problemi in quel caso. Il problema è che stiamo subendo dei gol evitabili.
Sul primo gol, quello di Guberti, che è successo a Genova? I giocatori erano tutti a difendere in area.
Ultimamente pensiamo di difenderci rinculando, invece bisogna pensare di accorciare un po’ prima in modo che i centrocampisti avversari non abbiano la possibilità di giocare in verticale e in modo da evitare i tagli degli attaccanti. Durante la settimana lo facciamo bene in allenamento, ma in partita no. L’importante è che questa squadra tiri fuori l’80/90% delle propri potenzialità. In quel caso allora sarò sempre tranquillo.
Un nostro radioascoltatore dice sempre che bisogna tirare i calci d’angolo da sinistra con un mancino e da destra con un calciatore che tira di destro. In più andrebbero calciati verso il portiere a rientrare e bisognerebbe curare molto i calci piazzati: è d’accordo?
È vero. Di fatti da quando sono arrivato ho messo Kolarov a tirare da una parte e Ledesma dall’altra. Anche con la Sampdoria, dove avevo chiesto di mettere gli avversari in fuorigioco alto, Tant’è vero che sia Diakité che Stendardo sono andati molto vicini al gol. È vero che la metà dei gol fatti in tutte le categorie vengono realizzati da situazioni di palla inattiva.
Il calo fisico: un problema di preparazione ereditato dalla gestione tecnica precedente. Forse è difficile lavorare sopra questo aspetto a stagione iniziata?
Io ho un sistema di lavoro. Mi sono sempre trovato bene. Devo misurare e sapere se i giocatori fanno fatica o meno a fare questo tipo di lavoro. Comunque è difficile adattarsi a certi carichi di lavoro durante la stagione. Parlo sempre con i preparatori per sapere se i ragazzi hanno fatto più resistenza o fondo. I giocatori comunque sono soddisfatti di quello che si fa anche se qualcuno fa un po’ di fatica. Di solito l’intensità è maggiore il martedì e il mercoledì, poi il giovedì si cala di intensità e il venerdì si recupera.
Hitzlsperger e Matuzalem: come mai queste difficoltà dal punto di vista fisico?
Hitzslsperger si sta ambientando e sta conoscendo i propri compagni. Non è facile entrare a questo punto della stagione ed esser catapultati in un contesto difficile come questo. Ovviamente se le cose fossero andate meglio per lui sarebbe stato più facile. In più, quando gli richiedi la prestazione questi giocatori vengono sempre guardati con occhio ancora più critico. Adesso il tedesco ha recuperato completamente dal problema che aveva avuto la scorsa settimana quindi domenica ci sarà.
Quanto può essere importante il pubblico e l’idea di Zarate in curva? Chi sarà il rigorista in assenza dell’argentino?
L’iniziativa della curva è stata bellissima soprattutto in questo momento di difficoltà e soprattutto nei confronti dei ragazzi che vanno in campo. Sapere che i tifosi ti sono vicini diventa un aspetto fondamentale. Mi fa piacere perché Zarate potrà capire la passione che ha il pubblico laziale. È giusto che anche noi viviamo più vicino alla gente, provando a vivere con la loro stessa intensità le partite.
