Salviamoci e ripartiamo con una Lazio nuova... Dal profumo di Spagna
Cari lettori, care lettrici. Torno a scrivervi nel periodo più disastroso vissuto dalla Lazio, in questi ultimi anni. Qualcuno potrebbe pensare al solito sermone che sproni la gente a sperare in un futuro migliore, o di un incitamento particolare nei confronti della squadra per uscire presto dall’empasse in cui è scivolata. Invece no. Sarò pazzo o incosciente, ma in un momento che così brutto per i nostri colori vi scrivo per raccontarvi un sogno davvero speciale. Lo faccio ad un passo da una sfilza di sfide, che per la nostra Lazio conservano in se quel retrogusto amaro di prove senza appelli, battaglie vere da dentro o fuori. Bari, Cagliari e Siena, per aggrapparsi alla serie A e continuare a sperare. Questo l’attuale crudo scenario in cui l’aquila deve tornare a volare. Mille difficoltà di gestione, svariati interrogativi tattici, siderale distanza dalla gente, sono solo pochi, dei molteplici problemi di una stagione fallimentare. La Lazio appare smarrita in balia degli eventi. Si naviga a vista in una distesa d’acqua senza orizzonte, dove il domani resta un’incognita vera. Salvare il salvabile, questo diventa l’obiettivo primario, il pane quotidiano, il desiderio di tutti i tifosi. La realtà che tarpa le ali alla speranza è il sentimento primario che aleggia su Formello e dintorni. Ma il calcio che amiamo è imprevedibile così come la vita. E’ uno spaccato di emozioni e volontà, di sogni e aspettative, di ambizioni e speranze, che scavalcano il muro del quotidiano e innescano la fantasia. Sembrerà pazzo o quantomeno inopportuno lasciasi trascinare dal desiderio e dal miraggio di un futuro diverso, eppure proprio in questi momenti la mente fa brutti scherzi o forse oserei dire meravigliosi voli. Il nostro simbolo è l’aquila e fregiarsi di ali così possenti non è certo da tutti. Forse questo o forse la nostalgia dei fasti di un recente passato, in una fredda notte di marzo mi hanno catapultato a contemplare una realtà alternativa del tutto diversa. Formello sole alto in cielo per segnare l’ora di un nuovo inizio. Il caldo di una primavera attesa come la liberazione da un inverno di stenti. Maglie bianco e celesti su un campo d’erba a correre per contendersi un pallone. Giocolieri e campioni d’ogni tipo e maniera. Assi e fuoriclasse per sfidare l’impossibile. La rivalità cittadina non più in discussione e tutto intorno un clima che sa di riconciliazione vera fra calcio e tifo. Fiumi di gente e centinaia di bandiere. La Lazio che ho sognato è una Lazio nuova, costruita per lottare fra le grandi sullo stile di un club spagnolo come il Barcellona di Messi e Ibrahimovic o il Real Madrid di Kaka e Raul. Squadre forti dove il senso di appartenenza è un punto di forza che il club ritrova volgendo lo sguardo alla propria gente. Per far questo la Lazio dei miei sogni ha scelto una struttura competente, ricca di uomini che sanno di calcio ed una società solida, che unisce la saggezza degli italiani all’esperienza ispanica. Un nuovo inizio e un nuovo orizzonte, per vincere trofei come hanno fatto per anni il Real e il Barça. Sogni di fine inverno insomma, dolci evasioni da una tremenda realtà. La Lazio che fa brutti scherzi, il nostro terribile presente e il desiderio di una svolta improvvisa per cambiare la solita storia. È ancora inverno e fa sempre freddo. La realtà riprende il sopravvento scalciando la fantasia. Torna brutalmente l’oggi che allontana il miraggio di un nuovo domani. Il reale che parla di salvezza e la salvezza che passa attraverso i successi sul campo. Lazio-Bari è già nei miei pensieri e poi tutte le altre sfide sino all’ultimo punto che ci decreterà ancora in serie A. Ma un pensiero nascosto mi lascia segretamente legato al mio sogno. La Spagna, la Lazio e l’ambizione di un futuro diverso. Il calcio è anche questo. Che nessuno ci tarpi le ali del domani.
