Lazio & Roma... Una rivalità lunga una vita

04.05.2010 21:52 di  Alessandro Zappulla   vedi letture
Fonte: Maurizio Martucci
Lazio & Roma... Una rivalità lunga una vita
TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Alberto Fornasari

Troppa confusione, paroliberismo estremo, tutto e il contrario di tutto. Risultato? Tensione alle stelle. Lazio-Inter è stato l’epilogo di un prima, durante e dopo tipicamente romano. Di una città che vive H24 via etere, cullandosi nella gran cassa mediatica di un calcio sempre più strillato e sempre meno ragionato. Cerchiamo di fare chiarezza. La storia ci insegna che la contrapposizione tra Lazio e Roma è sempre stata più di una semplice rivalità sportiva, verrebbe da dire al confine dell’indagine antropologica, sin da quando nel 1927 il Generale Vaccaro fu costretto a raggirare il Regime per evitare una fondazione dagli evidenti scopi geopolitici. Nel 1941-42 i biancocelesti tolsero tutti i punti al Venezia, lasciandone solo uno al Torino, dirette contendenti al primo titolo giallorosso, agevolato quindi proprio dalla condotta dei cugini. Che 31 anni più tardi, all’ultima giornata del 1972-73, vennero anti-ricambiati dalla Roma che perse in casa contro la Juventus, privando la Lazio del primo gallone da Campione d’Italia, gettato nella bolgia del San Paolo di Napoli. Insomma, corsi, ricorsi e pregressi di congiunture astrali che hanno dato e tolto allo stesso tempo da una parte all’altra. Chi più, chi meno. Ma la domanda è un’altra: perché la Lega Calcio ha permesso lo spezzatino a soli 180 minuti dal termine? Perché sabato all’ora del thé è andata in onda Parma-Roma, domenica pomeriggio Atalanta-Bologna e solo a sera Inter-Lazio? E non c’entra nulla il discorso sul fattore ambientale dello Stadio Olimpico e lo scanzonato sfottò da bar. Fino a prova contraria i tifosi non si contendono le partite in maglietta e calzoncini, ma la Capitale pallonara (che piaccia o no) è figlia di una cultura sotterranea cresciuta sui cori di scherno per gli 11 anni in B e per i rocamboleschi capitomboli subiti per mano di Liverpool, Lecce e Manchester United. Una sponda del Tevere ha esultato alla follia per l’autogoal di Paolo Negro come un’altra fece per la mano galeotta di Marco Lanna. Se non più tardi di due settimane fa qualcuno si è cullato sui pollici versi di Totti, altri fecero lo stesso per gli indici puntati di Chinaglia e Di Canio. Questo significa che il campanilismo è stato e sarà sempre il sale del derby, giocato anche a distanza, anche a partite incrociate. Ma il campanilismo è cosa diversa dalla stanza dei bottoni dove (oltre gli arbitri) si designano calendari e orari d’inizio match. Il problema è che si vuol far sembrare la cosa più grande di quelle che realmente è, gettando strumentalmente benzina sul fuoco, coprendo forse chissà quale marachella. Bisognerebbe mostrare un minimo d’onestà intellettuale per scindere il calcio del campo da riflessi e condizionamenti esterni. Sono due situazioni speculari, facciate della stessa medaglia, ma pur sempre diverse e distinte. Fugando inutili derive moralistiche, se dal prossimo campionato (almeno nel rush-finale) si riuscisse a tornare alla formula della contemporaneità delle gare, si eviterebbero allarmismi preventivi, alibi complottistici e stress sociali di cui faremmo volentieri a meno. Per il rispetto di noi stessi e dell’avversario (anche di quello concittadino e con presa in giro annessa). Perché prevenire è sempre meglio che curare! Almeno così dovrebbe essere

Alessandro Zappulla
autore
Notti insonni e fiumi di parole. Il giornalismo è un gene folle che ti tiene vivo. L'aquila sul petto, un battito mai domo. Insieme fanno: La Lazio Siamo Noi, dal 2008. Io invece cronista dal 2005, con il motore sempre acceso