Una macchina del tempo: sembra di essere tornati nel 1992. Genova contro la Sampdoria alla prima di campionato e una campagna abbonamenti diffusa, “ricca”, studiata, strategica.
Già dall’estate precedente (1991), si respirava un’aria nuova: Roma e dintorni erano tappezzate di striscioni in pvc con la scritta “Io ci credo” – quella era la risonanza mediatica e magnetica dell’acquisto di Paul Gascoigne. L’asso inglese si ruppe, rimase fermo per mesi prima di riprendere l’attività agonistica e sbarcare a Roma. Ma bastò un solo grande acquisto per rilanciare le ambizioni di una società rimasta per troppi anni nell’ombra. In quest’estate dell’Anno del Signore 2010 si rivedono tanti cartelloni pubblicitari in giro per la città: “la storia siamo noi”. I manifesti sono stati piazzati non solo in punti strategici di Roma, ma quasi in ogni dove. Dalle strade ad ampio scorrimento fino a quelle meno frequentate. La crisi societaria della Roma si vede anche in questo campo e per la prima volta dopo diciannove anni i cartelloni che pubblicizzano la campagna abbonamenti della Lazio sopravanzano gli omologhi romanisti. Peccato che tutto avvenga in sordina, a pochi mesi dalla fine di un brutto campionato e alla vigilia dell’introduzione della tessera del tifoso – strumento mal concepito che frena i tifosi laziali più incalliti (quelli della Nord) ad aggiungere cifre al rallentato conto della campagna abbonamenti 2010/11.
Tornando al passato, l’arrivo di Gascoigne coincise, anzi contribuì letteralmente a spostare anche l’interesse dei diffidenti inglesi verso la Serie A. Quel Sampdoria-Lazio infatti fu la prima gara trasmessa in diretta tv in Inghilterra. Gli inglesi avevano visto la Samp (dove era appena arrivato Des Walker) soccombere pochi mesi prima a Wembley e conoscevano la Lazio per il trasferimento di Gazza dal Tottenham. Perfect match, come direbbero loro. Doppietta per Beppe Signori con i tifosi laziali assiepati nella tribuna opposta alla postazione televisiva (il primo anello del settore Distinti, di fianco alla Gradinata Nord). Un 3-3 spettacolare, manifesto di un bel campionato, quello italiano, e di una bella squadra, la Lazio, che dopo qualche tentennamento iniziale centrò l’Europa per la prima volta dopo 14 stagioni.
Sono passati addirittura diciotto anni da allora, ma manca qualcosa perché si respiri nell’aria la stessa atmosfera. Non è la maglia gialla (e per la soddisfazione degli uomini della Puma Italia la Lazio esordirà subito in campionato con il proprio completo “da battaglia”) né tanto meno Beppe Signori (purtroppo). Manca il grande colpo. Quello che Lotito non si sente di promettere.
Si è chiuso il mercato e il sipario è calato senza il botto finale. Atteso, programmato, dato quasi per certo, Santa Cruz è rimasto dove stava e la Lazio ha chiuso la campagna acquisti senza gli attesi sussulti. È arrivato un campione vero come Hern...