Cisse, chissà chi sei: Ritorno al gol, da Milano a Milano, ma tutto il resto è noia

26.01.2012 23:01 di  Luca Capriotti   vedi letture
Fonte: Luca Capriotti-Lalaziosiamonoi.it
Cisse, chissà chi sei: Ritorno al gol, da Milano a Milano, ma tutto il resto è noia
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09 settembre, 2011. Oggi. Da Milano a Milano. Cross dalla destra, testa imperiosa, gol, capriola e tatuaggi in un solo fotogramma. Il primo gol non si scorda mai. Specialmente rimane unico, almeno in campionato. Chissá chi sa chi sei. Poteva andare via, ma il sentimento era giá un pó troppo denso, ed é restato. Per ora. Ma è lecito chiederselo: chi sei? Quel giocatore frustrato, viso indurito dalla fame, latitante in area di rigore, rapace senza unghie? Cisse dei primi cinque minuti, o quello che non insegue nemmeno il pallone? Prima che finisca questa serata, ricordate ancora. Finalmente, eccolo. L'abbiamo pensato tutti. Eccolo correre incontro al pallone, il tiro al volo, nella stessa porta dell'primo gol in campionato, dell'unico gol. Eccolo urlare la rabbia di giorni di fame, voci di mercato, sibilanti insinuazioni. Lazio 1 - Milan, niente.
Nel naufragio della difesa a tre, nelle serpentine di un egiziano bambino, eccolo, tutti potete riconoscerlo, lo riconoscerete da oggi in poi, tutti voi, che siete andati ad attenderlo a Fiumicino, tutte voi voci maestose di una Curva, di un popolo. L'abbiamo pensato, per un attimo.  Vi ricorderete di lui, di chi fa gol a San Siro, chi vuol far fuori il Diavolo da solo, sempre. Cosi ci stavamo ripetendo, follemente, ebbri di gioia. Dimenticheremo tutto il resto, l mercato, le sirene francesi, le frasi velenose su Twitter. Questo, avremmo voluto urlare, per coprire il ruggito che fende il freddo della notte, che acquieta la fame. Vorremmo urlarlo ora, ma siamo senza fiato. Comunque adesso ho un pó paura, ora che quest'avventura sta diventando una storia vera, cosi avremmo cantato, a squarciagola. Avremmo cantato forte, ebbri d'amore.  L'impressione che questo gol potesse sbloccarlo, e sbloccare la stagione della Lazio, l'abbiamo cantata, nella nostra mente. Solo un gol, abbiamo pensato servisse a cambiare la partita. Vorremmo cantarlo ancora, ma siamo senza voce. Ora che la rete ha avuto il suo tributo dal suo sacerdote di un tempo, ci siamo detti, il francese bizzoso, ora che la rete ha chiamato, e dalle profondità dell'assenza, la più dura, quella del gol, lui ha saputo rispondere, si é ricordato il sapore della porta violata, del pallone schiaffato oltre il portiere. Ora che alza la testa Cisse, nulla sarà più lo stesso. Poi la serata manca di verve, la Lazio non morde, le gambe ciondolano. Tutto il resto? Reja le mormora, a bassa voce, poche parole di elogio: "Partita di Cisse? Gol, buone giocate: con il gol si ricaricherà. Era condizionato da questa situazione, mi auguro possa trovare convinzione. Oggi a sprazzi è andato molto bene, nel secondo tempo è calato per la stanchezza come tutta la squadra". Gol, giocate, buona Lazio nel primo tempo. Si, d'accordo ma poi? Tutto il resto è noia.
E cosi, ci ronza nella testa, quel grosso punto interrogativo, non possiamo scacciarlo, non ci riusciamo. Copre ogni silenzio, frena ogni altra considerazione. Chi sei? Quello del secondo tempo, lontano dalla porta, nonostante gli urlacci di Reja? Cisse, il nome che danza nelle orecchie, un'immagine che non accenna a spegnersi. Maglia bianca, scarpini gialli, Amelia battuto. Non vuol smettere di tormentare gli occhi, non vuole mandarci a dormire, quel gol. Un urlo, tra le urla, la folla che lo chiama, tutto il pianeta biancoceleste ad attrarre di nuovo nella sua orbita la traiettoria impazzita di Djib, stella di astinenza e fame. Per un attimo, tutto era fermo, attratto, attonito. Un solo urlo, il suo, il nostro. Dapprima incredulo, poi più convinto, potente, furioso. Più luminosa che mai, la serata di Milano, immaginando quei gol che serviranno alla Lazio, che mancavano. Ma poi la difesa a 3, ed una prestazione da squadra domata, inoffensiva. 
Inseguendo quel pallone sul prato, un giorno che aveva rotto col passato. "Lo aspettavamo tanto, l’ha fatta la prima a Milano, la seconda ancora a Milano. Auguriamoci che non sia finita qui e che possa trovare il via per altre reti". Reja dixit, ma lo speriamo tutti.
Ma l'ora che tutti aspettavamo era scoccata, il destino aveva deciso per oggi. Ci credevamo, noi credevamo. Invece il fato beffardamente ha sentenziato che lui segnasse solo  il gol dell'illusione, e la squadra non andasse a vincere. Ha deciso di regalargli l'infamità di un gol effimero, senza profitto, un gol marchiato di eliminazione, di maglie rossonere in festa. Non era il giorno che tutti volevamo, ma proprio oggi é il giorno del ritorno, il giorno in cui la terra trema sotto gli zoccoli della sua volontá, della sua fame tremenda. Si, d'accordo, ma poi. Tutto il resto, è noia. Oggi, il giorno della sconfitta. Accantonare per un attimo il risultato, lo vorremmo davvero. Abbiamo visto finalmente quella rabbia, anche solo per un'azione, che viene da lontano, quella che gli ha permesso di riprendersi da lunghi infortunii. Rabbia, la nostra, quel che ha portato in dono è una speranza e una certezza, la speranza di averlo ritrovato, la certezza che ci vuole altro, per volare in alto, molto altro. Non chiudete gli occhi, dominate la rabbia, la stanchezza, non chiudeteli ancora: assaporate ancora un poco il suo ritorno, anche solo al gol, gustatelo, immaginatelo più lento, quel tiro al volo, e provate almeno a sognare in alto questa Lazio, perché sia un sorriso, comunque fiero, di fede, di credo a quel che non vedo, ad accendersi stanotte. Non recriminazioni, non critiche, meritate, giustificate da questo brutto 2012, da queste sconfitte con le potenze del Nord, destinate a dominare laddove noi non riusciamo, ancora non arriviamo. Pensiamo a quel gol, a quel che ci ha regalato, per un solo secondo, a quel che promette. Prima che finisca questa serata, ricordate ancora un momento, questo gol di Cisse. Chissá chi sei, chi sa che sarai, chissà che sarà di noi, cantava Lucio Battisti, canta ancora in questo silenzio duro da mandar giù, fuori dalla Coppa Italia.  Intanto ancora per un attimo, ricordiamoci di Cisse, del suo ritorno al gol. Chi sia davvero Cisse, non può essere il gol di stasera a dirlo. Avremmo voluto cosi, cosi l'avevamo sognata, questa serata: un gol, decisivo, che ci portasse alla storica vittoria. E invece, no, non ho detto gioia. Chi sia davvero, non sappiamo, vorremmo saperlo, ma siamo senza risposte, a meno di  non doversi arrendere ancora a Lucio Battisti: lo scopriremo solo vivendo.