A Reja quel che è di Reja, che indicava lontano, a chi vedeva solo fulmini e pioggia: "Andiamo avanti, senza paura, a testa alta" - VIDEO
Nel momento più freddo dell'anno, era Dante, lo ricordo ancora, che riusciva a dare contorni di fuoco agli uomini nelle bolgie infernali, per poi portarli a splendere nel Paradiso, vicino all'amore che muove il sole, e le altre stelle. Un mercato che ha lasciato dietro sè strascichi e malumori, linee bollenti delle radio, voci piene di rabbia, e malcontento. Un mercato senza fuochi d'artificio, che ha lasciato i tifosi con il naso all'insù, delusi nell'attesa. Quando un popolo perde la fiducia, trova la forza di cantare solo perchè l'amore che ha dentro è sconfinato. Un popolo può perdere la fiducia per un attimo, una Curva può contestare la società, o i nuovi acquisti, ma non può che ammirare questa squadra, in questa serata romana una delle più fredde dell'anno.
Gli occhi grati, adesso, fissateli un attimo sul reale artefice di questa vittoria. Il vento si porta le voci di chi crede che siano solo i giocatori in campo a decidere le partite. Ma nemmeno il vento gelido di questa serata ha scalfito il volto severo di Edy Reja. Nemmeno quello artico che spirava da Milano, dall'Atahotel Executive, colmo di delusione. Alla squadra è stato spesso rimproverato di non mettere la giusta cattiveria nei match importanti. Questa sera hanno ringhiato su ogni pallone, uniti come non mai. Altro rimprovero, di non convincere tra le mura amiche: hanno battuto il Diavolo, senza appello. La vanità, il loro peccato preferito. Il Milan dei palleggiatori di fino ha trovato filo da torcere: dalla tana dell'aquila, nessuno esca incolume, da oggi in poi.
Che poi Diavolo è greco, e vuol dire colui che divide. E forse stasera il Milan ha tradito il suo nome. Dopo 14 anni di umiliazioni, riconquistiamo la nostra dignità. Una notte da leoni. Forse ciò che unito davvero, non si può dividere. Dividi e comanda. Non dividi, e perdi. Trovi di fronte una squadra di uomini, e perdi. La Lazio di stasera, indivisibile, irriducibile, non la puoi vincere. L'inchino sia profondo, passa l'aquila.
Dall'Inghilterra giunge l'eco del ruggito di Cisse, che ha messo il primo sigillo in Premier League, contro l'Aston Villa. Ma qui è l'aquila, a dominare i cieli scuri, a lanciare un messaggio preciso al Nord dei potenti. Qui non potete passare.
Dante, parlando del nostro paese, ne disprezzava le mancanze: "Nave senza nocchier in gran tempesta", senza una guida era l'Italia, senza qualcuno che nel momento del bisogno sapesse condurla in salvo, guardando tra la pioggia che fa sbattere le vele, e i fulmini carichi di odio, in cerca di terra, e salvezza.
Ed ora fissate gli occhi su Reja, immaginatelo se potete mentre prepara il match con i suoi ragazzi, mentre studia soluzioni tattiche che possano tappare i buchi lasciati a centrocampo dai lungodegenti Mauri e Brocchi. "Seguivamo Guarin da un mese", e gli fa eco Tare: "Per Honda abbiamo fatto un'offerta importante, e non è stata accettata". Possibili rinforzi sfumati, sfumature di amarezza in conferenza stampa, parlando di Lulic e Gonzalez, autori di una prestazione maiuscola, per quantità e qualità: "Spero che durino perché in quella posizione li non ho alternative, bisognerebbe avere un paio di ricambi ma, purtroppo, non li ho". Purtroppo, non li ha, ma quando poi aggiunge : "Chiederò ulteriori sacrifici", e sa che dovrà chiederli a chi ha giocato di più, ha chi non ha mai tirato i remi in barca. I sacrifici, da che mondo è mondo, anche nell'antichità, venivano chiesti ai rematori più resistenti, più capaci, ai più forti, agli uomini. C'è un romanzo famoso, che si chiama "Uomini e topi", e guarda caso sembra alludere anche agli abitanti di qualsiasi nave. Sulla nostra, su quella biancoceleste, non ci sono topi, di quelli che abbandonano alla prima difficoltà. In questa squadra, invece, di uomini, ce ne sono tanti. E cosi, se Cisse: "è stato sempre disponibile è si è comportato da grande uomo", ai suoi giocatori attuali, la sparuta minoranza, gli uomini che lo seguono ovunque "bisogna veramente fargli un monumento". Aveva detto, e si riferiva al mercato, "non siamo degli sprovveduti", e bisogna ammetterlo, la Lazio sarebbe stata annientata con un risultato tennistico stasera, nella sbornia rabbiosa post-mercato, se non ci fosse stato Reja sul pennone, là in alto, ad indicare a tutti, anche agli increduli, anche ai senza fede, laggiù, in fondo alle piogge e ai venti, la terra. ,E a chi guarda lontano, a chi indica la terra, bisogna credere, anche se dal basso non si vede che pioggia, e vento, e tempesta. "Andiamo avanti senza paura delle critiche, sempre a testa alta". E potrebbe parlare di sè stesso, del suo lavoro coraggioso, anche nei momenti di maggior contestazione, anche quando il suo nome era accompagnato da ululati e fischi. Che forse, erano eccessivi. Che forse, erano ingenerosi.
"Dopo il mercato non è cambiato nulla". Qui sta il senso di tutta la gara. "Abbiamo lavorato con fiducia". Qui sta la parola chiave. Fiducia negli uomini. Homo homini Lupus, no grazie. In questa squadra, Homo homini Homo, è nave con nocchier, in gran tempesta. Un pò incupito, sembrava alle telecamere, concentrato su un match tirato, che la Lazio è riuscito a tenere in naftalina finchè ha potuto, con corsa e gambe sempre in movimento, e cuore, dannato cuore lanciato in folli inseguimenti di avversari, per contrastare lo strapotere fisico di Ibrahimovic, le folate del piccolo faraone, gli inserimenti di Nocerino.
"Abbiamo dei giocatori che pedalano". Altro leitmotiv. E pedalano forte, e pedalano dimentichi di aver perso il fiato, dimentichi di ogni umana resistenza. Quando l'uomo supera se stesso. La seconda vittoria dell'era Lotito contro una grande, è la vittoria di un grande. Di un grande allenatore, e non solo perchè ha vinto oggi. Anche perchè la sua squadra, forse dal tasso tecnico inferiore, rispetto a Milan, Inter, Juve, è riuscita sempre ad uscire a testa alta. Magari con in mano un mazzo di critiche, spesso dure, e nessun punto, ma mai distrutta. Perfino Siena, ora che la guardiamo da qui, da sopra le spoglie, i trofei strappati al Milan campione d'Italia, sembra solo una preparazione, il destro in faccia necessario per vincere il round che conta, quello che brilla di più, quello che regala il sogno negato dal calciomercato.
La vittoria di un grande uomo, profondamente dignitoso, chiaro, serio. Non sappiamo se "la cornice è marcia". Ma sappiamo che il quadro magari non sarà pittura fiamminga, non sarà raffinato, o eccezionalmente chic. Ma è chiaro, limpido, è destinato a resistere agli anni. Allenatori che devono essere ricordati, ce ne sono molti.
A Reja quel che è di Reja. Nell'era lotitiana, tra il dire ed il fare, a fare è Reja.
Ancora Dante, "Vieni a veder la tua Roma che piagne, vedova e sola, e dì e notte chiama:«Cesare mio, perché non m'accompagne?" Cesare mio, perchè non mi accompagni, perchè non mi conduci?
A Reja quel che è di Reja: la Lazio ha chi la accompagna, chi ci ha messo sempre la faccia, chi ha spesso e volentieri ha frapposto le sue spalle tra lo spogliatoio, e le critiche.
Nel momento più freddo dell'anno, era Reja, lo ricordo ancora, che riusciva a dare contorni di fuoco agli uomini nelle bolgia infernale, per poi portarli a splendere, era Reja, ad indicare a tutti, incapaci di vedere oltre i parapetti, oltre i fulmini e la pioggia, oltre la tempesta, la terra, Finalmente la terra.
