Rozzi e la maglia della Lazio dipinta addosso: "Questa maglia mi ha reso felice, indossarla è la cosa più bella"
Un sogno, l'inizio di un sogno.
Quando scende in campo, al suo esordio, un Primavera, bisogna sempre gioire. Quando a scendere in campo invece è chi c'è nato con la maglia della Lazio addosso, chi l'ha indossata 12 anni di seguito, l'ha cucita addosso, non resta che alzarsi in piedi, ed applaudire. Reja, che getta nella mischia un 94, e Antonio Rozzi, che nella mischia, complice l'assenza di Klose, ci si è trovato benissimo, eccome.
Le prime parole a LazioStyle Radio non possono che essere per il tecnico della Primavera, Bollini, che ha creduto in lui, e guarda a lui con attenzione paterna. Tanto, da metterlo in guardia contro il freddo pungente: "Avevo uno smanicato, e mi ha detto di coprirmi bene". Sorride, Antonio Rozzi, e ripercorre piano fino alla fonte le emozioni di una serata indimenticabile. Non è emozione da poco, per lui, solcare l'erba dello stadio Olimpico. Il cuore pulsante di mille emozioni, la maglia biancoceleste, quella di una vita: "L'emozione è stata indescrivibile. Ripensandoci ancora non ci credo. Mi è uscita qualche lacrima stamattina, lo sogno sin da bambino, da quando avevo 6 anni".
L'attaccante ha svolto tutta la trafila giovanile con quella maglia addosso, non una qualunque: la maglia con l'aquila sul petto. E la sente sua, come ogni laziale: "Se non fossi sceso in campo, sarei andato allo stadio sicuramente". Racconta ancora, e sono parole che ripeterà ancora, a qualsiasi giornalista, da qui a fine carriera. Raccontami del tuo esordio, raccontami di quando di quando hai fatto di tutto per togliere il pallone a Seedorf: "Li ho avuto una stranissima sensazione, non ho realizzato di aver fatto quell'intervento con un campione del genere". Tutta la squadra gli si è stretta attorno, tutti lo indicavano alle telecamere, lo coccolavano, e Rozzi non può che ringraziare, alla sua prima presenza in Serie A: "Mi hanno accolto in maniera fantastica, fa sempre piacere essere accolti in quel modo, era la prima volta, hanno cercato di farmi stare il più tranquillo possibile". La prestazione dei suoi compagni più grandi, è stata di quelle da leccarsi i baffi, senza arretrare mai, senza mai farsi mettere all'angolo: "La cosa più bella è stata il gruppo, fantastico. A fine primo tempo mister Reja gli ha fatto i complimenti, visto che stavano facendo una grande prestazione. Si vedeva che i ragazzi erano a 2000".
La maglia è la stessa, cambia l'età. Ma non può dimenticare i suoi compagni di sempre, quei ragazzi della Primavera che ogni sabato lottano con lui, e vincono, vincono che è un piacere, anche infilando roboanti goleade. Rozzi ne parla orgogliosamente, del futuro della Lazio, della speranza di crescita di ogni società: "Con la Primavera stiamo facendo molto bene, anche quando le partite si mettono male riusciamo sempre a portare il risultato a casa. Il segreto è che siamo una bella squadra, i ragazzi sono veramente persone squisite. Questo ci rende forti. Contro il Crotone sarà una partita difficile, fuori casa è sempre una partitaccia. Ce la metteremo tutta, come sempre. Loro sono tignosi, questa è la difficoltà che possiamo avere. Poi ci sarà il tornero di Viareggio, vetrina importante per noi". Ultimi frammenti di serata, schegge di ricordi che rimarrano sempre là, a brillare, sulle rive della notte romana del 1 Febbraio 2012, Lazio-Milan, con quella maglia in campo : "Sul mio cellulare di ieri sera c'era di tutto di più. Molti complimenti, e mi incitavano a continuare cosi, io neppure sentivo il freddo, ancora sto scaricando l'adrenalina". La maglia, solo la maglia. Il diktat dei tifosi in Rozzi si realizza. Quel che conta, la maglia della Lazio, da portare addosso, sempre: "Questa maglia mi ha reso felice, indossarla è la cosa più bella. C'è sempre quell'adrenalina in campo, quella voglia. Non si lava quella maglia". Questa maglia non si lava, perchè non scivolino via troppo presto le emozioni, non cadano a terra, non vadano dimenticate. Fino al momento finale della carriera, fino ad appendere gli scarpini al chiodo, la notte di ieri è la Notte, per Rozzi. La notte dell'esordio, la notte dell'inizio: "Un sogno, per me è solo una partenza".
