I processi mediatici sono partiti e la Lazio diventa colpevole... Ma non si dovrebbero aspettare le sentenze?

Pubblicato ieri alle 19.28
05.04.2012 07:28 di  Marco Valerio Bava   vedi letture
Fonte: MarcoValerioBava-Lalaziosiamonoi.it
I processi mediatici sono partiti e la Lazio diventa colpevole... Ma non si dovrebbero aspettare le sentenze?
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© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com

Sono giorni di sofferenza, giorni di tristezza e cordoglio. La Lazio piange un pezzo della sua storia, versa lacrime per Giorgio Chinaglia, per la sua bandiera più grande. Sono giorni duri e le ore scorrono lente, il tempo viene scandito dai ricordi. Difficile fare i conti con la realtà, concentrarsi sulla partita di sabato e pensare al calcio giocato, ancora più difficile è stare dietro ai processi mediatici che alcuni portano avanti sull’argomento del calcioscommesse, trascurando i fatti. E c’è forse qualcosa più importante dei fatti? No, non c’è. I fatti dicono questo: la Lazio non ha ricevuto nessuna notifica, nessun avviso da nessuna procura, né da Cremona, né da Bari, né da Napoli. Venerdì prossimo, Mauri e Brocchi saranno ascoltati dal procuratore federale Palazzi, cioè colui che rappresenta la giustizia sportiva e non quella ordinaria. Cristian Brocchi non è neanche indagato. Ah, è bene chiarirlo, indagato non significa colpevole. Basta aprire uno “Zingarelli” per scoprire quanta gente, scrive e parla, senza conoscere i veri significati dei termini della nostra amata lingua. Ma tant’è. Dispiace dover ripetere sempre le stesse cose: i processi si fanno nelle aule di tribunale, da lì escono le sentenze dopo vari gradi di giudizio, il resto sono chiacchiere buone solo per fare audience e vendere copie. Quello che dispiace, però, è leggere su una delle testate più vendute in Italia articoli che non raccontano la verità: “Ma non basta. Perché nelle giornate successive  -e questo risulta agli atti dell'inchiesta di Cremona- il Lecce, ormai salvo matematicamente ebbe buon gioco a fare cassa, recuperare i soldi spesi per quel derby e forse  -  sospettano gli inquirenti - anche quelli dei premi per la salvezza: vendendosi al migliore offerenti le due successive partite. Tra queste c'era anche la famosa Lecce-Lazio -  quella che il pm Di Martino ha dichiarato "ufficialmente truccata" in un interrogatorio recente  -  con la squadra romana in piena bagarre per un posto in Europa League, posto che alla fine anche grazie a quei tre punti illegali , riuscirà a strappare. Sempre a danno di altre squadre. In relazione a quella partita, va ricordato, è indagato anche Stefano Mauri". Questo si legge su Repubblica nell’edizione del 2 aprile. Secondo il giornalista, quindi, la partita tra Lecce e Lazio sarebbe stata truccata e i giallorossi l’avrebbero usata per rientrare dei soldi spesi per “comprarsi” il derby con il Bari. Di conseguenza, la Lazio avrebbe tratto vantaggio da ciò conquistando tre punti facili e superando le concorrenti alla corsa all’Europa League. Ci sono due passaggi errati in quello che riporta “La Repubblica”.  Per quanto rispettabile e importante possa essere l’opinione del pm Di Martino, questo non è un giudice e quindi la sua parola, seppur rilevante essendo un magistrato, non vale come sentenza. Per esempio: se io fossi un pm e dicessi che il mio vicino di casa è un ladro, dopo aver effettuato alcune indagini, non farei del mio vicino un delinquente, la mia parola non varrebbe come sentenza. Perché? Perché secondo la nostra legge saranno i giudici, dopo tre gradi di giudizio a fare del vicino un ladro o meno. Quindi non è corretto scrivere, ad ora, “tre punti illegali” perché ancora non c’è sentenza passata in giudicato. Il secondo errore è più attinente al campo: la Lazio, con quella vittoria, non ha tratto nessun beneficio visto che, in Europa League, si era già qualificata matematicamente prima di quella partita. (poi la cosa venne modificata e corretta nell'edizione online). Spiace che ci si accanisca così sempre verso la stessa squadra. Accanimento sì, perché su “La Repubblica” di oggi compare un altro pezzo, stavolta in riferimento al tentativo degli ultrà baresi di spingere i loro giocatori a perdere per intascare denaro tramite le scommesse. Non entrando nel merito della vicenda, che anche questa dovrà essere accertata, nel pezzo del giornalista di Repubblica, quasi per magia, compaiono i tifosi della Lazio. Come direte voi? Semplice, in questo modo: “Le due partite erano (contro Cesena e Samp), infatti, entrambe decisive per la lotta per la retrocessione che in quel finale di campionato era particolarmente accesa. E che non riguardava, però, il Bari, già retrocesso da tempo. Ma il Lecce. E, appunto, sia la Sampdoria sia il Cesena. Due sconfitte, di fatto, avrebbero dunque tolto sei punti agli "odiati" cugini giallorossi.In fondo, è la tesi difensiva, non c'è niente di diverso da quanto successo un paio d'anni prima a Roma tra Lazio e Inter, con i tifosi biancocelesti che esercitarono pressioni oltre i limiti del lecito affinché i giocatori facessero vincere gli ospiti favorendone così la corsa allo scudetto ai danni della Roma (un'altra delle pagine più misere della storia del pallone nazionale, simbolicamente immortalata dallo striscione esposto dalla Curva Nord "oh noooo")". Ma come? la Lazio e i suoi tifosi vengono tirati in ballo anche quando non c’entrano proprio nulla con l’argomento trattato?  A parte il fatto che le due situazioni, così a primo impatto, sembrano di peso molto diverso. Si definisce misero il comportamento, poi, di quello che da sempre è il cuore pulsante di questo gioco, di questo movimento e cioè i tifosi con le loro rivalità e le loro tradizioni. Si definisce misero il non volere che i rivali cittadini vincano uno scudetto. Che esagerazione. Ma il giornalista che, potere dei social network, si conosce essere tifoso della Roma, a parti invertite avrebbe tifato per una vittoria della sua squadra(inutile ai fini della classifica) contro l’Inter cosicché la Lazio potesse avere strada libera verso lo Scudetto? Crediamo di no. Perché questo, in particolare a Roma, è il succo dell’essere tifosi. Se sei laziale, sei anche anti-romanista e sei della Roma sei anti-laziale. E’ così da 85 anni, da quando nacque l’As Roma. Ma è così anche a Genova, a Buenos Aires, a Glasgow, a Manchester, ad Atene e in ogni angolo del mondo dove si giochi un derby. Definire misero quello che, da sempre, è l’aspetto più caratteristico e affascinante del football è quantomeno azzardato. L’inchiesta aperta su quella gara dalla Procura di Tivoli, contro ignoti, non portò ad arresti e sentenze di colpevolezza. Quindi quel Lazio-Inter, del 2 maggio 2010, rimase sì soggetto a pressioni, ma sane, quelle di un’intera tifoseria che accettò di perdere un match inutile (peraltro contro una squadra e quindi tifosi con cui i sostenitori  biancocelesti sono gemellati da anni) per evitare che la Roma potesse tornare in vetta, dopo aver gettato alle ortiche il suo primato nel match contro la Sampdoria del 25 aprile 2010, a due giornate dal termine di quel campionato. La stessa cosa che fecero i tifosi romanisti nel 1973, quando la Lazio di Chinaglia perse lo Scudetto proprio per una sconfitta della Roma contro la Juve e in quella partita i giallorossi non giocarono alla morte. Anzi. Ma a Roma il tifo è così, non si può sperare di far vincere i rivali. E’ tutto tranne che misero, è anzi l’unica cosa sana rimasta in questo calcio.