Mercoledì 19 Giugno 2013
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Balotelli e la riscossa della giovane Italia... Ma nel 2007 con Petkovic non fu amore, l'ex ds del Bellinzona svela: "Il mister lo considerava ancora acerbo"

30.06.2012 02:19 di Marco Valerio Bava  articolo letto 7339 volte
Fonte: Lalaziosiamonoi.it
© foto di Imagoe/Image Sport

L’incubo italiano ha agitato le notti tedesche, ma la convinzione di poter disporre di una squadra forte, giovane, vogliosa di successo, li aveva portati a sfoderare di nuovo la loro boria: “Arrivederci, Italia”, titolavano alcuni quotidiani giovedì. Si erano letti meno “mafia, pizza e mandolino”, ma il loro complesso di superiorità traspariva evidente. Ma l’Italia è sempre l’Italia e per loro è sempre tabù. Sentivano la vittoria in pungo ancor prima di cominciare, Balotelli li ha annichiliti. L’incubo azzurro è tornato a palesarsi, è diventato realtà per la quarta volta. 1970, 1982, 2006 e 2012. Anche i più giovani, ora, hanno il loro Italia-Germania. Non solo i nonni, i papà e i fratelli maggiori. Italia-Germania è un filtro magico di cui gli sportivi italiani amano nutrirsi, è una partita che –da 42 anni- è diventata una pagina della nostra storia. Ora anche i più giovani, anche i ventenni potranno raccontare del loro Italia-Germania, di Varsavia 2012. Quei giovani che vivono in un Paese schiacciato dalla crisi, che sentono dai telegiornali di una nazione –quella tedesca- poco propensa ad aiutare i vicini in difficoltà. L’Italia giovane fatica, guarda al futuro con la fiducia sotto i tacchi. L’Italia annaspa, inutile dire qui quanto sia complicato per i nostri ragazzi pensare di costruirsi un futuro solido. Il calcio serve a regalare emozioni, a donare svago in periodi poco felici. Questo è successo ieri, l’Italia si è goduta una serata di emozioni, di rivalsa. Seppur sportiva. L’Italia del calcio non ha tradito, difficilmente questo accade quando in palio c’è una posta importante. A Varsavia ha brillato luminosa la stella di Balotelli, la stella di un ragazzo di 21 anni. Ci ha pensato un giovane italiano a regalare all’Italia una notte da brividi. E’ servito un ragazzino per mettere in riga la Germania e ricacciargli in gola i loro proclami di vittoria. Il calcio è calcio, con spread ed economia non c’entra nulla, ma ha molto a che fare con il sollievo di un popolo che –come nel 2006- è tornato a sognare grazie agli Azzurri. Il calcio in fin dei conti è questo e Balotelli è l’essenza di un popolo a volte inaffidabile ma spesso geniale. 21 anni fanno di Balo poco più di un bambino ma è lui il manifesto delle potenzialità della nostra nazione. Bastava crederci. Prandelli l’ha fatto, ha avuto fiducia in questo talento straordinario, lo ha aspettato anche quando alcuni spingevano per soluzioni alternative ed eccoci in finale. Se Mario sarà super anche domenica, allora entrerà di diritto nella storia dello sport azzurro. Un talento che –curiosità- aveva anche incrociato il suo destino con quello dell’attuale allenatore della Lazio. Era il 2007, Petkovic allenava il Bellinzona, il ds Nicola Bignotti e il dg Degennaro erano pronti ad acquistare un Balotelli ancora bambino: “Avevamo fatto firmare Mario Balotelli. Poi però durante gli sviluppi del mercato si era fatta viva l’Inter che aveva voluto a tutti i costi il giocatore. Noi non ci siamo ovviamente opposti al trasferimento anche se aveva firmato per noi”. Il racconto dell’ex ds del Bellinzona a Ticinonews.com ha dell’incredibile. Il Bellinzona aveva intuito le potenzialità di Balo, giovanissimo talento pronto a esplodere. Arrivò l’Inter a strappare SuperMario dalle mani degli svizzeri, ma Bignotti continua: “Non ricordo esattamente le parole, però ricordo che non fu molto entusiasta. Balotelli era molto giovane e lui voleva qualcuno di più maturo per la squadra”. Il parere di Petkovic non influì, decisiva fu la voglia di Inter di Balotelli. Per la gioia di tutti. Soprattutto dell’Italia pallonara che, nel giovane Mario, ha sempre creduto.

 


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