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ESCLUSIVA - I sogni di Rozzi: "Sono laziale, voglio la Lazio... Klose la mia guida, Di Canio il mio idolo" - VIDEO

Dai nostri inviati, Zappulla, Ponticiello e Capriotti
Pubblicato ieri alle 22.09
26.07.2012 11:10 di Alessandro Zappulla  articolo letto 12353 volte
Fonte: lalaziosiamonoi.it-zappulla

AURONZO DI CADORE - I colori e le effigi di sempre, quelle conservate nei diari di scuola o gelosamente affisse sui muri della propria cameretta. La Lazio e il calcio: due amori, due passioni, che hanno caratterizzato sin da piccolo le giornate di Antonio Rozzi, il baby primavera, che mister Petkovic ha deciso di studiare da vicino. Diacessettesimo giorno di fatica, consumatosi con il sorriso sulle labbra fra le Tre Cime di Lavaredo, da chi la maglia della Lazio se l'è sempre sognata e sudata. Sguardo timido, sorriso accennato, ed una compostezza che ne contraddistingue un fare da bravo ragazzo. E' il giorno di Antonio Rozzi, non quello dell'esordio nella massima serie s'intende, celebrato già nella scorsa stagione, contro il Milan di Alessandro Nesta, ma quello davanti a taccuini e microfoni. Antonio il laziale vero, Antonio la speranza da coltivare, Antonio e il suo presente da raccontare. Lo fa con naturalezza e con uno sguardo che assicura sincerità. La Lazio è nel suo cuore e non si esime dal raccontare il primo attimo di questo amore. "Se sono laziale? Si certo e lo sono da sempre, anzi - svela Rozzi in ESCLUSIVA a Lalaziosiamonoi.it - lo sono diventato una sera di quattordici anni fa. Ero a cena con i miei genitori e una persona mi chiese di quale squadra fossi. Io non esitai a rispondere e dissi: 'sono della Lazio!'. Da qual giorno non ho mai cambiato idea". Una scintilla improvvisa, di quelle che ti folgorano all'istante. Si dice che gli amori più intensi sono anche quelli più inaspettati: per Rozzi e la Lazio è andata proprio così. "Ho iniziato a giocare al calcio da piccolino. Prima a Casal Monastero, nella periferia di Roma, poi nella Lodigiani e subito dopo passai alla Lazio, dove ho fatto tutta la trafila". Una vita semplice, di un ragazzo come tanti altri della sua età, che vive coltivando un sogno chiamato calcio, ancora tutto da realizzare. Antonio e la sua vita vissuta di fretta fra studio e pallone. Mamma Antonietta e Papà Alfredo non lo mollano un istante, macinando km ed ore di traffico tra Roma e Formello. Lo seguono da vicino, lo accompagnano agli allenamenti e lo sostengono passo dopo passo, da quando Antonio ha deciso di trasformare una passione in un a vera e propria professione. "Le mie giornate sono in fotocopia. Mi alzo con calma, faccio colazione e poi preparo il pranzo (pare sia diventato un cuoco provetto, ndr), visto che i miei genitori lavorano. Nel pomeriggio corro a Formello e di sera studio ragioneria all'Istituto Matteuci di Roma". Antonio Rozzi e la sua chance nella Lazio, una chance che il baby primavera sente di dover sfruttare a pieno, dopo aver scalato la ripida salita del settore giovanile. "Dico grazie a tutti i miei mister: da Leardini, a Rocci, da Avincola a Bollini. Ognuno di loro mi ha lasciato qualcosa di importante, ogni allenatore mi ha aiutato a crescere e se oggi sono qua è anche grazie a loro". La scalata è compiuta, almeno quella del settore giovanile. Antonio ce l'ha fatta, ma sa che il difficile inizia proprio adesso. Petkovic l'ha convocato, l'ha messo alla prova, lo fa correre e sudare fra le Tre Cime di Lavaredo. Lui non si scompone, ha risposto presente, e si sta giocando la sua personale sfida con la sfera a scacchi. "Ho detto al mister che posso giocare in qualsiasi ruolo, l'importante è restare qui". Ride Rozzi, è felice. Non vuole svegliarsi da quel sogno diventato realtà. Gioca con la maglia della Lazio, la squadra per cui fa il tifo, lotta come un leone e studia i compagni di squadra con l'umiltà giusta per crescere ancora. "Sto lavorando molto. Non mi sono mai alleanto così duramente, ma questa è la strada giusta per incamerare enrgia da spendere durante la stagione. In questo momento stare qui per me è il massimo. Se guardo con chi mi alleno, parlando di attaccanti, vedo campioni del calibro di Zarate e Klose, che ho conosciuto bene l'anno passato. Campioni veri. Con Miro poi ho un ottimo rapporto. Mi ha dato consigli utili per inserirmi nel gruppo. Lo stimo molto".

Dal presente al passato, in un tuffo di pochi attimi, che riporta i pensieri all'idolo di sempre: Paolo Di Canio."Mi ispiro a lui - afferma Rozzi - caratterialmente siamo diversi, ma in campo vorrei essere proprio come lui. Da laziale dico: Paolo Di Canio". Prova superata, o quasi. Meglio saltare avversari, che dribblare le emozioni per il piccolo Rozzi. Sorride, ringrazia e saluta. La navetta che traghetta i calciatori dal campo all'hotel Auronzo lo sta aspettando già da un pezzo. La puntualità è un diktat di mister Petkovic a cui Rozzi non verrebbe mai meno. Il soldato Antonio è pronto a scattare dal suo sergente, ma prima di lasciarci ha giusto il tempo per continuare a sognare: "Alla gente laziale? Dico che vorrei diventare il nuovo Nesta dell'attacco...", ma, forse voleva dire il nuovo Di Canio. In bocca al Lupo Antonio, anzi in becco all'Aquila.


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