Giovedì 23 Maggio 2013
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ESCLUSIVA Radiosei - Stefano Re Cecconi e la lettera rivolta a Ghedin: "Mi fa piacere questo gesto, ma io le mie verità già le so... La bandiera in Nord è stupenda"

11.09.2012 14:31 di Stefano Fiori Twitter: @StefanoFioriU2  articolo letto 6144 volte
Fonte: Stefano Fiori-Lalaziosiamonoi.it

Il bandierone in Curva Nord, realizzato da ragazzi che non erano neanche nati quando lui vinceva lo Scudetto con la Lazio. Un processo che ha lasciato passare l'idea che, sì, alla fine la sua morte è nata per un banale scherzo. Ora la lettera che Lazio Family ha indirizzato a Pietro Ghedin, attuale ct della nazionale maltese, ma che quel 18 gennaio 1977 era lì con lui nell'oreficeria, testimone di quel tragico evento. Una cosa è certa: sono passati più di 35 anni e il ricordo di Luciano Re Cecconi è più vivo che mai. Lo testimonia la lettera di Pietro Lenzi a Ghedin, appunto, lo dimostra l'affetto con cui è stata accolta la nostra intervista al figlio di Luciano, Stefano, e al figlio di Tommaso Maestrelli, Massimo. Lo stesso Stefano Re Cecconi è tornato a parlare oggi in esclusiva ai microfoni di Radiosei. Il desiderio che sta più a cuore al figlio dell'”Angelo biondo” è quello di sfatare il falso mito che si è creato negli anni, secondo cui il padre sarebbe morto per uno scherzo realizzato nei confronti dell'orefice che gli sparò contro: “Le mie verità le ho sempre avute, ma quando giustamente parla una persona all’interno di una storia, parla sempre il figlio, la famiglia. La gente magari prende queste tue convinzioni per vere. Io semplicemente cerco di chiarire delle cose. Per me è impensabile che una persona entri un posto, dica una cosa e la pistola venga puntata a un’altra persona. Diciamo che la pistola per prima, questi sono fatti accertati, fu puntata verso Pietro Ghedin. Lungi da me fare ogni tipo di accusa, però insomma andò così”. Riguardo all'attuale ct maltese, Stefano Re Cecconi ha spesso sottolineato le difficoltà dimostrate dall'ex compagno di squadra di suo padre nel parlare della vicenda: “Chiarimento possibile? Non si può essere carini dopo 35 anni di silenzio. Mi dispiace, l’ho accolta con sorriso questa cosa, provo molto affetto per Paolo Lenzi. A me non frega niente di quello che potrà uscire, non mi interessa. Mi fa piacere semplicemente che una parte importante del pubblico della Lazio, che papà amava e di cui faccio parte, magari dopo qualche anno si ponga qualche domanda. Per me finisce lì, non vado alla ricerca di niente. Rispettiamo la sentenza, anche se legittimamente la riteniamo ingiusta. Mi è stata proposta qualche giorno fa e mi ha fatto solo piacere. Ma non c’è voglia di fare pubblicità su alcune cose ormai passate, che fanno parte della mia storia”. Come detto, però, Stefano potrà sempre fare affidamento sull'affetto del popolo biancoceleste, che non ha mai dimenticato il numero 8 del primo Scudetto:La bandiera in Curva Nord è bellissima, sono nettamente di parte, è logico, ma è veramente una bella bandiera. Ho avuto la fortuna di conoscere quei ragazzi che la portano, dei ragazzi puliti che hanno a cuore il futuro della Lazio. Sono cose che fanno veramente piacere, così come sono contento di aver conosciuto questi bravi ragazzi”. Anche nel piccolo cimitero di Nerviano, il paese della provincia milanese che diede i natali a Luciano Re Cecconi, la gente continua a visitare la tomba:Gli anni passano, gli interpreti sono diversi e non si può pensare che sia sempre tutto uguale. Ogni tanto qualche tifoso e qualche persona viene a fare una visita al cimitero. Fa veramente molto piacere. Sono cimiteri piccolini, di provincia e quindi c’è molta intimità. Io devo sempre ringraziare i tifosi della Lazio a cui sono legato da molto affetto. Nella mia sfortuna sono stato un privilegiato. Per Roma ogni tanto le persone mi fermano e mi dimostrano affetto. Lo devo ai tifosi della Lazio che hanno sempre portato nel cuore mio padre, che ha rappresentato un elemento della squadra importante”.


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