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Face to face, Petkovic vs Villas Boas: il tecnico della gavetta elvetica e il golden boy all'ombra di Moupubblicato alle 12.00
20.09.2012 14:55 di Lalaziosiamonoi Redazione
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Fonte: Gianmarco Filizzola - Lalaziosiamonoi.it Da una parte Vladimir Petkovic, dall’altra Andrè Villas Boas. Tra poche ore questi due tecnici si confronteranno in una sfida attesa tanto nella Capitale inglese quanto in quella italiana, per giocarsi, oltre ai tre punti, anche la leadership del girone. Due carriere diametralmente opposte, quelle dei due allenatori, che stasera si daranno battaglia al White Hart Lane di Londra. Carriere opposte, ma accomunate dalla cultura del lavoro e dall’amore per il calcio, che li ha portati su due delle più prestigiose panchine d’Europa. Gioco aggressivo, pressing asfissiante e cura maniacale dei dettagli sono il loro marchio di fabbrica, quello che li ha portati a essere grandi, perchè grandi ci sono diventati, sì, ma in maniere completamente diverse: da una parte il Golden Boy cresciuto all'ombra di Mourinho e dall'altra l'uomo forgiato dalla guerra e dai campi di provincia. VILLAS BOAS – Il tecnico portoghese, considerato l’erede di Josè Mourinho dopo la sua esperienza sulla panchina del Porto, si è avvicinato giovanissimo al mondo del calcio, scoperto da Bobby Robson, quando Andrè era ancora uno studente, e si appassionava alla professione dell’allenatore attraverso i videogame. L’esperto scozzese, nel 1994 alla guida dei biancoblù di Oporto, venne avvicinato da un ragazzino che abitava nel suo palazzo, che gli dava consigli su come far giocare la sua squadra, dimostrando già una personalità fuori dal comune. Robson, impressionato dal carattere di questo giovane, non ci pensa due volte e lo inserisce nel suo staff, prima come osservatore e poi come suo assistente, permettendogli di ottenere i vari patentini, necessari per lo svolgimento di questa professione. A soli 23 anni, lo ‘Special Two’ è già alla guida della selezione delle Isole Vergini britanniche, per poi seguire, di lì a poco, Josè Mourinho, nel frattempo diventato allenatore del Porto. Dal 2004 al 2009, Villas Boas è assistente dello ‘Special One’ in tutte le sue esperienze, seguendolo sia in Inghilterra che in Italia, quando Josè allena l’Inter. Ma a metà della parentesi nerazzurra, l’attuale tecnico dei galletti londinesi decide di cominciare a camminare con le sue gambe, e inizia la carriera di allenatore dall’Academica, prendendo una squadra che navigava nelle zone basse della classifica e portandola fino all’undicesimo posto. Di lì, la carriera di quel ragazzino che bussò alla porta di Robson è tutta in discesa, e poco dopo l’esperienza con l’Academica, il Porto decide di riportarlo a casa e di affidargli la panchina, questa volta da capo allenatore. Grazie alle sue intuizioni e ai gol di Falcao, il tecnico lusitano vince quattro ‘tituli’ in una stagione, aggiudicandosi la Supercoppa di Portogallo in estate, e poi facendo il treble (versione portoghese del Triplete di Mourinho), vincendo campionato, coppa nazionale e Europa League, diventando, con i suoi 33 anni, l’allenatore più giovane a vincere una coppa europea. Il 22 giugno 2011, il Chelsea decide di affidargli l’eredità di Ancelotti, pagando la clausola di 15 milioni di euro imposta dal Porto nel suo contratto. Con i ‘Blues’ le cose non vanno come ci si aspettava, e Villas Boas viene esonerato per far posto all’ex biancoceleste Roberto Di Matteo, il quale vincerà la Champions League, in finale contro il Bayern Monaco. Il resto è storia nota. Il 3 luglio 2012, dopo le dimissioni di Redknapp, diventa il nuovo tecnico del Tottenham, firmando un triennale da 3,5 milioni di euro a stagione, fino ad incontrare la Lazio lungo il suo cammino… PETKOVIC – Totalmente diversa la strada che ha portato Vlado alle luci della ribalta. Trasferitosi in Svizzera nel 1987, dopo lo scoppio della Guerra nei Balcani, l’attuale tecnico biancoceleste svolge la carriera di giocatore, già iniziata in patria, fino alla stagione 1998/99. Appesi gli scarpini al chiodo, nella storia di Vladimir ci sono tanti campi di provincia e poche, se non nessuna, prime pagine dei giornali. La prima esperienza alla guida di una squadra è sempre in Svizzera, sulla panchina del Malcantone Agno, dove il mister di Sarajevo rimane dal ’99 al 2004, e vince nel 2003 il campionato di Prima Lega (la Serie C1 italiana, per intenderci), conquistando la promozione in Challenge League. L’anno successivo, lotta fino all’ultima giornata per la promozione nella massima serie, che per un pelo non riesce a raggiungere. I problemi finanziari, e la successiva fusione del club, portano Petkovic a lasciare quella panchina e tornare a Lugano, dove era stato da calciatore. Guida la formazione ticinese per tre stagioni, riuscendo, al terzo anno, a conquistare la promozione in Super League. Nonostante il passaggio di categoria, la dirigenza non conferma il roccioso allenatore che è costretto a lasciare il club e rimanere senza squadra. Ma la lontananza dal rettangolo verde non dura molto, la stagione successiva, il tecnico dello Young Boys viene esonerato dopo sole sei giornate, e al suo posto viene chiamato Petkovic che guida i per tre stagioni, lanciando giovani promettenti come Lulic, e incuriosendo dirigenti di mezza Europa, tra i quali Igli Tare, che di lì a poco decide di portarlo alla Lazio. Ma prima di arrivare a Roma, Petko tenta un’esperienza in Turchia, alla guida del Samsunspor, terminata nel mese di gennaio dopo un’esperienza fallimentare. A maggio, disputa i play-out sulla panchina del Sion, che poi lo lascia libero dopo la chiamata biancoceleste, che è pronta a mettergli in mano una squadra pronta a competere con le grandi d’Europa. Altre notizie - Lazio International
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