FOCUS PRIMAVERA - Il nuovo avanza, il vecchio Tira... (e) segna

pubblicato ieri alle ore 20.00
12.10.2012 07:10 di  Luca Capriotti  Twitter:    vedi letture
Fonte: Luca Capriotti /Lalaziosiamonoi
FOCUS PRIMAVERA - Il nuovo avanza, il  vecchio  Tira... (e) segna

L’amichevole di Aprilia di “friendly” ha avuto ben poco. Aprilia: squadra avversaria ostica e abituata a vincere,  gioco maschio, poco spirito olimpico. Dall’altra parte i ragazzi di Bollini: quadrati, talentuosi. I nuovi sul palcoscenico, i vecchi gettati nella mischia del calcio professionistico, duro e puro.

UN SOGNO CHIAMATO CANTERA - Dall’altra parte gli esclusi dalla burocrazia, i figlia della pazienza: solo Berlanga è tornato in patria, Keita Balde Diao resiste, aspetta che gli ultimi dettagli siano sistemati, i cavilli rimanenti superati. Nel frattempo supera avversaria, sistema la mira in attesa di gare ufficiali. Classe ’95 un anno lontano dal campo, a sudare in allenamento e twittare dopo, a testa bassa, per semplicità consideratelo un talento. Gli dei della Tecnica lo hanno favorito, regalandogli un destro-sinistro da brivido, passi felpati, l’eterno fascino dell’eleganza. Dalla panchina lo guarda Tounkara: il roccioso ’96, punta centrale dai piedi buoni, mormorano i ben informati, ha avuto un problema al piede che gli ha impedito di scendere in campo, per ora. Keita Balde Diao, dai favolosi orizzonti, e il vizio-vezzo di puntare l’uomo, saltarlo (“può saltare chiunque”, mormorano gli addetti ai lavori), incaponirsi, frustrare la tecnica abbassando la testa. Narciso si guardava riflesso nell’acqua, innamorato di se stesso: Keita ogni tanto si innamora dei suoi piedi divini. Tutto il fascino proibito delle ramblas, all’ombra della Sagrada famiglia: vizio e divino, piedi e testa bassa, senza guardare i movimenti dei compagni. Evanescente a tratti, potenzialmente sempre decisivo, guizzante e incisivo quando il pallone danza tra i piedi, ed il gioco diventa un sogno individuale, bello e proibito.

FURIA SLAVA – Antic, classe ’94. Tutti ne parlano. Ha giocato con la prima squadra in amichevole contro una compagine qatariota, ha stupito: palla al piede e testa alta. Bollini lo getta nella mischia a inizio ripresa, perché ringhiano i cagnacci dell’Aprilia, e Crecco ha già pagato con una manata il tentativo di risposta, grinta contro grinta. In gol contro il Sulmona a metà settembre, il palleggio al suo ingresso passa ancora per i neuroni ferrei di Falasca: al nazionale Under 19 serbo non resta che rispondere colpo su colpo, contrasto su contrasto, affondo su affondo. Si cala nel ruolo, impegna fisicamente i centrocampisti avversari, si oppone e riparte: tanta sostanza, i piedi buoni pagano la confusione del secondo tempo, il gioco frammentario. Da rivedere il lato tecnico, intanto si è guadagnato i galloni di combattente. E i campi ostici in campionato non mancano, e non mancheranno mai.

ULTIMO ARRIVATO – Gli addetti ai lavori l’avevano incrociato a Formello, ne avevano passato ai raggi X la storia, burocraticamente sfortunata, chissà come mai, il fallito passaggio alla corte di Moratti, gli allenamenti alla Pinetina sotto Gasperini e Ranieri, irretiti dalla sua falcata, dai suoi piedi buoni. Stregati dal ’94 Quintero. Poi il Siviglia, il nido materno ha fatto ricorso ai tribunali, e la burocrazia l’ha ricacciato prima in Spagna, poi nelle serie minori portoghesi. Al suo ingresso in campo ha fatto dapprima l’esterno alto d’attacco, rilevando Lombardi, poi abbassato sulla linea difensiva, con lo spostamento di Filippini al centro, in quello che dovrebbe essere il suo ruolo naturale, il terzino sinistro. L’erede di Marin, eterno cruccio stagionale, là davanti non si esalta, per il resto partita ordinaria. Ha tempo per far vedere di che colore sono i suoi pregi e difetti, per ora galleggia in scala di grigi. Il nuovo avanza, ma bisogna saperlo aspettare.

IL VECCHIO TIRA – Il “vecchio” Tira, classe ’94 come Antic e Quintero in realtà, tra la nidiata promossa dagli Allievi di Inzaghi, le partenze, e la vagonata di nuovi arrivi, è uno dei senatori della squadra. Portato in Italia dall’Udinese, con cui ha disputato gli Allievi Nazionali, ha il gol nel sangue. L’anno scorso chiuso dai meravigliosi attaccanti che hanno portato a suon di gol la Lazio in finale contro l’Inter, scende in campo 10 volte, segnando 2 gol. Quest’anno è lui il puntero centrale, forza fisica e piedi buoni, con una particolarità: palla a Tira, ed è subito gol. Contro il Pescara è andato a segno al 10’ minuto nella prima di campionato, ribadisce la sua fame al 9’ contro la Ternana, dolceamaro match, gol di rara bellezza e infortunio al braccio. Gesso, due match fuori casa senza di lui, ostiche trasferte senza la sua prestanza in mischia, il suo fischio d’inizio-gol . Allenamento per restare in forma, i compagni guardati da lontano, l’assenza di campo, il bisogno di giocare, e poi la fame. Quella fame che chi ha la maglia n.9 ha sempre addosso, insaziabile, feroce: azzannare il gol, buttarla dentro, gonfiare la rete, costringere il portiere a piegarsi, a cedere il dominio dell’area al bomber. Costringerlo a raccogliere la palla, battuto. 8’ di gioco, Di Vincenzo, n.1 dell’Aprilia, osserva dalla porta la palla che corre verso Tira, Tira che corre verso la porta, lo salta con facilità, e deposita in rete. 8’, l’arbitro ha appena fischiato l’inizio, ed è subito gol, ed è subito Tira. Al rientro, come nelle favole. Il nuovo avanza. Il “vecchio” Tira… (e) segna.