ESCLUSIVA RADIOSEI - La vergognosa storia di Claudio, laziale: "Io, disabile, lasciato fuori dallo Juventus Stadium"
Chiedano scusa. Non si deve aggiungere altro. "Una storia incredibile anche da raccontare, ma viverla è ancora peggio... Vi ringrazio dell'ascolto, e forza Lazio". Cosi si chiude la storia di Claudio Palmulli in esclusiva a Radiosei, mentre c'è chi gli deve scuse immediate, perchè la sua è passione bollente per la Lazio, e scontro con la fredda burocrazia, che non guarda in faccia a nessuno, non si commuove, non si piega. Sarà lui a raccontare l'amore per la Lazio può guardare dall'altra parte: "Martedi ho deciso di partire, avevamo vinto il derby, ho provato a chiamare la Juve, non mi ha risposto, ho letto sul loro sito che bisognava registrarsi, presentare la documentazione della disabilità, poi se non fosse arrivata la risposta sarebbe bastato presentarsi allo Juventus Stadium. Sono partito alle 6.30 del mattino, sono arrivato a Torino dopo 9 ore di viaggio. Poi un viaggio sui mezzi di 45 minuti". Viaggio duro, lungo per chiunque, per Claudio di più ma non importa. Vuole vedere la Lazio, sostenere la squadra. Pazienza per la fatica del viaggio, tutto sempre sui mezzi, pazienza, c'è la Lazio a Torino, e c'è Claudio: "Ho visitato il museo della Juventus, entro dopo aver presentato la documentazione sulla mia disabilità, e non mi fanno nessun problema. All'ingresso dello stadio mi viene negato l'accesso, dicendo che non c'era l'accredito. Non hanno fatto ulteriori controlli, hanno visto su un cartaceo che il mio nome non c'era, ma la cosa vergognosa, è che mentre parlavo con l'addetto, spiegando che non avrei mai affrontato un viaggio di 9 ore senza avere tutto in regola, in quel momento è arrivato un ragazzo della Juventus in carrozzina. Aveva dimenticato la documentazione, gli è stato aperto il cancello ed è stato fatto entrare. A me non è stata data nessuna motivazione esplicita, mi ha detto non posso farti entrare, oltre alla documentazione ho portato anche la tessera del tifoso. Ho spiegato tutto, ma loro non hanno voluto sentire spiegazioni, non potevo cambiare gate perchè quello era il settore attrezzato per i disabili. L'addetto non ha nemmeno provato a farmi entrare". Non ha nemmeno provato. Si è voltato: "Mi hanno contattato diversi giornalisti, a loro la Juventus ha detto che io avrei avuto bisogno di un altro accredito, oltre alla registrazione. Per l'addetto allo stadio non ero neppure registrato, non era avvenuta nessuna registrazione, nonostante io abbia tutta la documentazione che certifica il contrario. Non l'ho portata con me, ed è stata la mia unica 'colpa'". Colpa. Le colpe sono altre, di altro bisogna vergognarsi. La rabbia cresce, 9 ore di viaggio, e la porta chiusa: "La cosa più brutta è stata vedere un ragazzo a parità di condizione fatto entrare, solo perchè ha la tuta della Juventus. Mi hanno detto altri giornalisti che avrebbero dato il mio numero alla Juventus, ma ad oggi non mi hanno contattato. Non è la prima trasferta fatta, non ho mai avuto problemi, sono stato a Parma, Verona, Udine, mi sono dovuto vedere la partita in un pub, ma neppure l'ho vista, ma la rabbia era talmente tanta...". Rabbia, vergogna, amore per la Lazio, viaggio, passione, scontro con la burocrazia: "Io ho fatto 9 ore di viaggio ad andare, e 9 di ritorno, partito alle 21.35, per tornare poi alle 6, ho detto anche all'addetto che avrei pagato il biglietto, pur di vederlo, mi ha detto che non poteva venderli, e non ha saputo neppure dire dove avrei potuto comprarli". Niente potrà mai ripagare rabbia e vergogna, ma in Nord tutti dovrebbero essere fieri, dovrebbero vantarsi di essere laziali, perchè tra i laziali c'è Claudio. Chiedano scusa, loro. I laziali si vantino di Claudio.
