L'ANGOLO TATTICO di Roma-Lazio - Leggi i numeri di Hernanes e ritrovi tutto il derby della Lazio...
In Hernanes veritas: 64 palloni toccati; 24 passaggi riusciti su 30, ossia l'80%; 7 palloni recuperati; il 75% di dribbling riusciti. Nei numeri del brasiliano c'è tutta la Lazio: capacità chirurgica di serrare le fila, recuperare palla e ripartire. Esagera volutamente, magari scherza Vladimir Petkovic, quando assegna il 10 in pagella al Profeta: al netto del rigore fallito, di quello causato e, volendo, anche dello splendido gol realizzato, il numero 8 ha sfoderato una prestazione eccellente tanto in fase di costruzione quanto in quella di copertura. In questa doppia veste, di squadra solida in difesa e rapida negli attaccare gli spazi, ha preso corpo la gara dei biancocelesti. Dall'altra parte, una Roma troppo vincolata all'estro di Francesco Totti ha trovato coraggio solo dopo il doppio colpo rigore sbagliato da Hernanes-espulsione di Biava. Tra il senno di poi e la presumibile realtà non c'è molta differenza: se il brasiliano avesse realizzato la rete del 2-0, il secondo tempo arrembante dei giallorossi non avrebbe avuto possibilità di esistere. Nella prima frazione - l'unica che permette di giudicare la performance delle due squadre su un piano di parità - Petkovic ha vinto la sua personale sfida con Andreazzoli. La Lazio pressa alto, in fase di non possesso Eddy Onazi si spinge fin quasi a ridosso di Klose. Il trio in mediana della Roma, Bradley-De Rossi-Florenzi, fatica a trovare geometrie, i difensori sono spesso costretti a lanciare lungo verso Totti. Oltre al capitano giallorosso, l'unico a dimostrarsi in partita è Alessandro Florenzi: ecco allora che il primo tempo romanisti si riduce alla botta da fuori del numero 10, imbeccato dall'assist del giovane centrocampista. Neanche il gioco della Lazio è spumeggiante, Miro Klose non ha abbastanza energie per accorciare e allungare la squadra come al suo solito, ma la mole di azioni prodotta dai biancocelesti è sicuramente più importante. Antonio Candreva è in splendida forma, le sue sgroppate sulla fascia mettono in crisi un terzino rimediato come Marquinho. Sull'altro versante, anche Senad Lulic dimostra di avere gamba, le sue progressioni verso l'area avversaria impensieriscono non poco la difesa giallorossa.
Nel secondo tempo, arriva la tripla svolta che rimette in carreggiata la Roma. L'errore dal dischetto di Hernanes ha come diretta conseguenza quella di infondere coraggio e carica agonistica a un avversario fino a quel momento timido e inconcludente. Il pareggio su rigore di Totti è allora lo sbocco naturale al momentaneo black out personale di Hernanes e, a catena, della Lazio. L'espulsione di Giuseppe Biava, infine, prospetta una gara in piena discesa per la squadra di Andreazzoli. Già nelle prime battute della ripresa, il tecnico romanista aveva rispolverato il 4-3-3 di zemaniana memoria, con l'inserimento di Mattia Destro al posto di uno spento Daniele De Rossi. Arretrato in cabina di regia, Miralem Pjanic trova maggiore facilità nell'orchestrare la manovra e nel tentare le incursioni centrali: non è un caso che sia proprio il bosniaco a procurarsi il rigore. La Lazio sembra subire il colpo, orfana di un esausto Klose arretra il baricentro e si dispone quasi per intero entro i propri 35-40 metri. Alla lunga, però, la pericolosità della Roma si limita ai calci di punizione e ai tiri-cross del solo Totti. La difesa biancoceleste, guidata da un Lorik Cana pugnace e combattivo come non mai, regge bene l'urto: ecco allora che, piano piano, Candreva e compagni escono dal loro guscio e riprendono campo. La stanchezza prende sempre più possesso del gioco, gli affondi dei giallorossi sono pericolosi ma non efficaci. Onazi e Hernanes danno tutto quello che hanno per recuperare il possesso palla e ripartire: l'ingresso di Ederson in campo sarebbe potuto apparire azzardato, ma forse avrebbe dato maggiore freschezza e capacità di tenere il pallone a tutta la squadra. Rimane in ogni caso la bravura tattica di Petkovic nel sostituire Ledesma dopo l'espulsione di Biava: se avesse richiamato in panchina uno tra Hernanes e Onazi, il tecnico biancoceleste avrebbe finito per arretrare oltremodo il baricentro della squadra. L'incontro si conclude simbolicamente con l'ingresso di Marius Stankevicius, a cui Petkovic chiede di stazionare addirittura a centrocampo: la Lazio riesce così a raggiungere il porto del fischio finale mantenendo il controllo del campo e limitando al minimo indispensabile le folate offensive della Roma. Alla fine, il pareggio può andare bene, ma rimangono i rimpianti di una partita riaperta per un colpo del ko mancato.
