ESCLUSIVA - Reja elogia Brocchi: "Un esempio e un punto di riferimento. Ricordi? Quel gol non dato a Napoli e il derby..."
Cristian Brocchi lascia il calcio, l'annuncio dopo 496 presenze e 18 anni da professionista. Fatale il secondo grave infortunio al piede nel giro di un anno e mezzo. Con la Lazio ha giocato cinque anni, vincendo una Coppa Italia e una Supercoppa Italiana. Un gladiatore Brocchi, uno di quelli che i tifosi amano incondizionatamente: sudore e sacrificio per la maglia, grinta e abnegazione per due colori che aveva deciso di sposare nonostante una carriera già ricca di trionfi. Un esempio Brocchi, così lo ricorda anche Edy Reja, intervenuto in Esclusiva ai nostri microfoni: "Mi dispiace molto. Perché senza infortuni avrebbe potuti continuare ancora per molto, visto che fisicamente e a livello mentale stava benissimo. Cristian è una persona che non si trova facilmente nell'ambiente calcistico, ha tutte le qualità possibili: correttezza, lealtà, serietà, professionalità. E' stato un punto di riferimento nello spogliatoio sotto la mia gestione, posso solo elogiarlo". Sotto la guida del tecnico goriziano, Brocchi ha conosciuto una seconda giovinezza, ha vissuto stagioni importanti, da protagonista, quella della Lazio è diventata la maglia più indossata in carriera. Dal timore della retrocessione al sogno Champions, Reja tesse le lodi del suo ex centrocampista: "Ricordo sempre il suo trasporto durante le partite sia che giocasse, sia che fosse in panchina. Incitava sempre i compagni, dopo le vittorie quasi si commuoveva. Quando le cose andavano male, invece, non si abbatteva, cercava sempre di dare morale al gruppo". 3 aprile 2011, la Lazio gioca a Napoli e una buona fetta di qualificazione in Champions League. Mauri porta in vantaggio i biancocelesti, Dias raddoppia, poi la rimonta azzurra. La Lazio non si arrende e con Brocchi troverebbe anche il gol 2-3: il mediano calcia dai 25 metri, la palla tocca la traversa e rimbalza oltre la linea di porta. Sarebbe gol, ma l'arbitro Banti non vede e lascia correre. Fu una beffa: "Mi viene in mente il gol che non gli assegnarono a Napoli -ricorda l'ex allenatore della Lazio-, quando perdemmo 4-3. Quella fu una partita maledetta, diciamo con un arbitraggio non molto lineare, fummo sfortunati. Ebbene, lui tirò fuori dal cilindro un gol bellissimo, ma l'arbitro non lo assegnò e immaginai le sue imprecazioni in quel momento, anche perché lui non è che segnasse tantissimo e quel gol poteva indirizzare il nostro campionato in modo decisivo. Ricordo la sua delusione e la sua rabbia che era la rabbia di tutti noi". Ricordi amari, ma anche gioie immense, come solo il derby sa regalare. La stracittadina pare diventata un tabù, la Lazio è reduce da cinque sconfitte. Brocchi è una furia, sprona i compagni nonostante l'iniziale gol di Osvaldo. Nella ripresa suona la carica, beffa Kjaer e si guadagna il rigore del pareggio poi trasformato da Hernanes: "Ricordo bene quel giorno -racconta Reja- e quella partita contro la Roma che vincemmo grazie al gol di Klose all'ultimo minuto, Brocchi fu protagonista di una prestazione superlativa e con un grande inserimento propriziò il rigore del pareggio". Poi la perla di Klose e la corsa sotto la Curva Nord. I primi a scattare dalla panchina furorno Reja e Brocchi. Poco importa se il polpaccio era indolensito e il ghiaccio era lì per lenire il dolore, Cristian corse 50 metri in pochi secondi, era il ritratto della felicità, quasi avesse vinto la sua terza Champions. Perché Brocchi si nasce, campioni si diventa.
