Gli obiettivi di Petkovic, superare i 62 punti di Reja e tenere dietro la Roma per il terzo anno consecutivo...
A Trieste la Lazio di Petkovic si gioca molto, battendo il Cagliari e sperando che l'Inter fermi l'Udinese i biancocelesti non solo aggancerebbero l'Europa League ma chiuderebbero la stagione in modo positivo. Come riporta il Corriere dello Sport nell'edizione odierna con i tre punti di domenica, Petkovic chiuderebbe a quota 64 e supererebbe l'ultimo anno di Reja in cui il tecnico friulano sfiorò la Champions.
IL GRUPPO - Per il terzo anno consecutivo i biancocelesti chiudono oltre i 60 punti. Tanti i rimpianti per una stagione che al giro di boa segnava quota 39, con un'andata da record. Ma questa Lazio ha giocato tantissimo, come non succedeva dagli anni della super squadra di Sven Goran Eriksson. 57 gare ufficiali, 19 in più di chi è stato impegnato soltanto in campionato. Se non ci fosse stato tutto questo probabilmente i biancocelesti avrebbero chiuso oltre i 70 punti e lottato fino all'ultimo per un posto in Champions. Rispetto allo scorso anno c'è da considerare che molti club si sono rinforzati, mentre la squadra di Petkovic meno, di fatto il gruppo era lo stesso di Reja ma invecchiato di una stagione.
DAVANTI ALLA ROMA - Nella prima epoca di Cragnotti, antecedente a quella più conosciuta coronata da sei titoli e uno scudetto in circa due anni, la Lazio per cinque stagioni era sempre arrivata sopra ai cugini della Roma in campionato. Come viene riportato dal Corriere dello Sport, dalla stagione 1992/93 a quella 1996/97, con Zoff e Zeman in panchina, la Lazio finì sempre tra le prime quattro forze del campionato. Calcavano i campi biancocelesti calciatori come Signori, Casiraghi, Rambaudi, Boksic e Winter. Poi nell'estate del '97 sarebbe arrivato Eriksson, cercato per cambiare la storia: una grande prima parte di campionato sempre a lottare per lo scudetto fino ad aprile e poi la finale Uefa persa con l'Inter nel maggio del '98. I tempi non erano ancora maturi per vincere e la Lazio si sgretolò: perse sei partite sulle ultime sette del girone di ritorno e chiuse soltanto al settimo posto, scavalcata anche dalla Roma, con 56 punti. Una delusione che fu però un preludio per cambiare davvero la storia e vincere come nessun altra Lazio aveva fatto. E se Lotito e Tare prendessero spunto anche se con mezzi economici inferiori e qualche idea in più? Il paragone con quella Lazio e questa di Petkovic pare azzardato ma simile: una buona squadra che andrebbe migliorata con 3 -4 innesti per puntare davvero in alto. La Lazio odierna sta facendo bene e vuole finalmente arrivare a quel salto di qualità che la farebbe tornare al top delle squadre europee: è in finale di Coppa Italia e, vincendo o pareggiando a Trieste con il Cagliari, può chiudere per il terzo campionato di fila davanti alla Roma. Senza scordarsi il cammino in Europa League, fermato solo dallo scozzese Collum dopo un arbitraggio non proprio favorevole per i biancocelesti. Gli scorsi anni Reja ha centrato il traguardo per due anni di fila, ora può toccare a Petkovic, concentratissimo nel tentativo di ottenere l’ingresso in Europa League. Vuole arrivare al quinto posto a tutti i costi, dando maggiori certezze per un futuro che lo vede ancora sulla panchina laziale. Ha ancora due punti di vantaggio dai giallorossi in campionato e vuole mantenerli, ma la vera sfida è con l'Udinese che è davanti. Mai guardarsi alle spalle.
