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Disastro europeo e squadra in apnea... E' una Lazio abbandonata al proprio destino

17.02.2012 11:37 di Alessandro Zappulla  articolo letto 4742 volte
Fonte: lalaziosiamonoi/zappulla

Stadio Olimpico: giovedì di coppa. Si è consumata una notte dal sapore acre, scivolata via così lentamente da restar scolpita nelle menti dei tifosi laziali per molto tempo. Non si è scritta la storia, bensì si è certificata una sconfitta, una sconfitta che non si limita al 3-1 inferto dall’Atletico Madrid, onesto vincitore all’Olimpico, ma uno scivolone che annida motivi profondi nel mancato mercato di gennaio e nei molteplici infortuni che hanno falcidiato in questo campionato la rosa. Un capitombolo pauroso, che lega a filo doppio le ultime chance di qualificazione laziale alle improbabili sorti del return match di giovedì prossimo. L’Europa League cala il sipario del tutto o quasi, nonostante le dichiarazioni di facciata di squadra e tecnico. “Se hanno fatto loro un’impresa possiamo farcela anche noi” e poi, “Andremo in Spagna e ci proveremo…”, musica e parole di Matuzalem e Reja nell’immediato post-partita di ieri. Buoni propositi e ottimismo allo stato puro, che rischia seriamente di naufragare nella missione impossibile di segnare 3 gol a Madrid senza subirne alcuno. È tempo di riflessioni e per quel che riguarda queste prime settimane post-mercato è tempo pure di bilanci. La Lazio è in sofferenza, la Lazio è in apnea. Quel miracolo sportivo portato a compimento sino ad oggi da Reja e i suoi ragazzi si sta sgretolando passo dopo passo. Tiene in campionato la compagine biancoceleste, stringendo a se un terzo posto strappato sinora a rivali più blasonate, ma poco in salute. Resistono in classifica Klose e compagni facendo leva su forza e orgoglio e nulla di più. Cinque gol subiti in due partite con altrettanti segnati valgono per la squadra capitolina una sconfitta e una vittoria con Genoa e Cesena, dopo aver esultato per una bella impresa sul Milan in casa. Tutto merito della voglia di affermarsi, espressa da un gruppo di ragazzi che fanno della loro fame di calcio un’arma vincente. Tecnico e squadra in un tutt’uno con il pubblico alzano gli scudi nel momento di difficoltà. Ma questo non basta. La Lazio ha detto addio alla coppa Italia poche settimane fa ed ora dopo il capitombolo di ieri notte rischia di uscire anche dall’Europa League. I problemi vanno ricercati nell’organico provato e ridotto all’osso. L’infermeria è piena e annovera puntelli importanti di questa Lazio. Fuori da mesi i lungodegenti Mauri e Brocchi, agli infortunati di lusso si sono aggiunti: Rocchi, Radu, Dias e Lulic. Tante, troppe pedine importanti assenti e tutte insieme. In campo le alternative scarseggiano e a molti giocatori sono stati chiesti gli straordinari ad oltranza, spedendoli del resto in un inevitabile deficit d’ossigeno (vedi Ledesma e Gonzalez). Ecco che in queste ore il j’accuse della critica sul mancato mercato invernale della Lazio torna d’attualità. Come può procedere tenendo il vento in poppa questa Lazio senza ricambi validi in rosa? Come può riuscire Edy Reja a concludere una stagione condotta da squadra leader di questo campionato (albergando dall’inizio nel gruppetto di testa, ndr) nel migliore dei modi ? E’ dura, è durissima. È addirittura quasi impossibile. Si tratta di una risposta che sa di pessimismo allo stato puro, ma se si analizza la condizione attuale della ‘biancoceleste’ la valutazione negativa sul prossimo futuro appare lampante. È il momento del massimo sforzo e della grande fatica, ereditata dal lungo campionato che volge al desio. È un desio tortuoso però, che conta ancora molte partite da qui alla fine e quasi un terzo del campionato. I numeri di oggi, che se per un verso applaudono la Lazio (vedi l’attuale zona Champions raggiunta in classifica), per l’altro fanno scattare un vero e proprio allarme. I numeri sempre loro, codici impietosi che inchiodano un reparto nevralgico: la difesa. Da muro invalicabile dei tempi andati all’autentico colabrodo di queste ultime due settimane. Otto gol incassati in tre partite, 8 gol che hanno mandato in tilt la Lazio a Genova, costretto Klose e compagni ad un’impresa incredibile sul Cesena prima di sancire l’ormai quasi certa eliminazione dall’Europa League. Le analisi di ‘quelli bravi’ evidenzierebbero dopo una pesata riflessione, che le sconfitte sono figlie di un disastro collettivo e non di un singolo reparto. Forse avrebbero ragione e forse anche stavolta, solo che in questo caso il disastro andrebbe ricercato nell’assenza di ricambi in squadra e nell’inoperosità della società in fase di mercato. Eh si perché questo ‘disastro’ confezionato dalla dirigenza biancoceleste è ancora più eclatante se si riflette sull’andamento di una stagione, che pone la Lazio in una condizione in cui davanti in classifica si ritrova rivali affatto irresistibili, con un Milan capolista a solo cinque lunghezze di distacco. Sarebbe bastato poco dunque per ritoccare l’organico, forse un centrocampista che possedesse in se doti di movimento e interdizione. Uno alla Kucka per intenderci o alla Biondini come chiese Edy Reja, o uno alla Krasic pronto a regalare sprint dalla cintola in su (e chi se ne frega se fosse rimasto solo sei mesi, questo era l’anno per vincere). Calciatori forti, robusti in grado di garantire linfa vitale alla mediana, per poi far respirare anche la difesa. Non servivano spese folli, ma investimenti calibrati. Per vincere bisognava remare tutti nella stessa direzione e avere fiducia nel progetto edificato, ma non è andata così. Reja è alla guida tecnica della Lazio e Reja doveva decidere con Tare e Lotito gli innesti da operare in squadra. Le scelte sono state altre e lo dicono i fatti. Lo sottolinea la corsa forsennata del duo dirigenziale nel tentato ingaggio di Honda (mai chiesto dal tecnico goriziano) o nell’improbabile operazione Nilmar, messa su in meno di 24 ore. Il 31 di gennaio all’Hotel Executive di Milano alle ore 19.00 la Lazio ha perso la sua partita più importante per concludere alla grande una stagione iniziata bene. Ci si aspettava il gol, l’acuto di mercato di una società che delude nei momenti cruciali, ma anche stavolta l’urlo s’è mozzato in gola. Ora è tutto nelle mani di Reja ei suoi ragazzi. Lo sapevamo da quel 31 gennaio, ne eravamo a conoscenza sin da allora, ma ieri veder soccombere una squadra di eroici calciatori lasciati in balia del proprio destino è stato semplicemente disarmante…

Forza ragazzi provateci ancora…


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