ESCLUSIVA - Rebus panchina: Reja, l'Europa per la conferma. E spunta l'idea Mandorlini
Tre round alla campana finale, tre scontri per definire futuro e strategie. La Lazio si gioca l'Europa, Reja la conferma. Lotito e Tare riflettono, il domani è rebus ancora da decifrare e l'approdo in Europa League potrebbe fare tutta la differenza del mondo. L'argomento è scottante, anche se tecnico e società preferiscono evitarlo quando di fronte ci sono microfoni e taccuini. Il lavoro del goriziano è stato apprezzato: ha riportato ordine all'interno dello spogliatoio, ha tolto la squadra da una situazione di classifica imbarazzante e l'ha rilanciata in zona europea. Non male. Ma non abbastanza. Presidente e direttore sportivo sono convinti di aver intrapreso un progetto di crescita ben definito che passi attraverso la valorizzazione degli elementi in rosa -soprattutto i più giovani- e un gioco propositivo. E' Reja il profilo giusto per un determinato lavoro? A giudicare da quanto visto negli ultimi tre mesi sì, ma qualche dubbio circola nella mente dei dirigenti che, non è un mistero, si stanno guardando intorno. Petkovic ha tradito, per questo la scelta verrà ponderata, sviscerata in ogni suo dettaglio. Lotito non può permettersi errori. Lo sa bene. Reja ha nel cassetto un contratto fino al giugno 2015 e in caso di sesto posto avrebbe la quasi certezza della conferma, anche perché un salto nel buio a Europa centrata sarebbe rischioso. Ma i ragionamenti vanno avanti, sono giorni caldi. L'identikit del tecnico ideale tracciato in casa Lazio è chiaro: giovane, in rampa di lancio, ma pronto a reggere l'impatto con una piazza come Roma. Per questo l'ipotesi Guidolin non ha mai preso realmente quota. Simone Inzaghi ha la fiducia del ds, al patron piace Mihajilovic, mentre l'outsider che potrebbe mettere tutti d'accordo si chiama Andrea Mandorlini.
MAGO DI VERONA - Contratto in scadenza a giugno e futuro ancora nebuloso. Mandorlini prepara la sfida alla Lazio, la rincorsa al sogno chiamato Europa e a quella che sarebbe un'impresa titanica. Ma intanto il domani bussa alla porta con insistenza e l'allenatore ravennate comincia a fare i suoi calcoli. Dal club gialloblù non sono ancora arrivati segnali, Sogliano e Gardini sono anche loro alle prese con la grana contratto e dopo un anno del genere ecco che Mandorlini potrebbe chiedere determinate garanzie. Una situazione non facile, anche perché i rapporti sono buoni ma idilliaci, tanto che tecnico e società erano stati vicini alla separazione già dodici mesi fa, a promozione in Serie A appena conquistata. Poi le nubi vennero scacciate dall'entusiasmo per il ritorno nella massima serie (undici stagioni dopo l'ultima apparizione) ed ecco che l'ex allenatore di Sassuolo e Atalanta ottenne la conferma. In riva all'Adige, Mandorlini è più di un manager. La scalata dalla Lega Pro alla Serie A gli ha permesso di stampare il proprio nome a fuoco nella storia dell'Hellas. Personalità, carisma, capacità di fare da scudo alla squadra, dialettica spesso tagliente e sagacia tattica ne hanno fatto la bandiera del Verona rivelazione. Qualità che piacciono pure dalle parti di Formello. Mandorlini è considerato uno dei profili più interessanti in circolazione, uno di quelli capaci di prendere in mano il progetto che hanno in mente Lotito e Tare e tramutarlo in realtà (basti vedere il lavoro svolto quest'anno con ragazzi come Iturbe, Romulo, Jorginho e Sala), ma anche in grado di sopportare l'impatto con l'ambiente romano. 54 anni da compiere a luglio e palmares non proprio da novellino con un campionato rumeno, una coppa nazionale e una supercoppa vinti con il Cluj nella stagione 2009-2010, il nome di Mandorlini sta prendendo quota nelle idee biancocelesti. In questo turbinio di voci poi c'è Reja che -lunedì- spera di dare una spallata al Verona e all'ingombrante ombra di Andrea da Ravenna.
