FOCUS - Alla scoperta del #BisevacStyle: "Nessuno è mai annegato nel sudore!"

Pubblicato il 5/01 alle 16.00
06.01.2016 06:40 di  Andrea Centogambe  Twitter:    vedi letture
Fonte: Andrea Centogambe - Lalaziosiamonoi.it
FOCUS - Alla scoperta del #BisevacStyle: "Nessuno è mai annegato nel sudore!"

Era diventato un ingombro, ha tolto il disturbo per tuffarsi in quella che - con ogni probabilità - sarà l'ultima grande avventura della sua carriera. Milan Bisevac ha detto addio al Lione per abbracciare la Lazio. Serbo, classe '83 (compirà 33 anni ad agosto), è il centrale su cui ha puntato il ds Tare per sostituire Stefan de Vrij e rinforzare la quarta peggior difesa del campionato italiano. Il nome che sino ad oggi non aveva mai conosciuto l'onore delle cronache s'è rivelato puntualmente il prescelto dalla dirigenza biancoceleste, che per l'ennesima volta è riuscita a condurre una trattativa in gran segreto, senza far trapelare spifferi e indiscrezioni. Bisevac era in scadenza a giugno del 2016, a dicembre ha rifiutato un rinnovo contrattuale di 2 anni e mezzo. Dietro al suo “no” si celava la Lazio e l'opportunità di giocare in un campionato prestigioso come quello italiano. Pioli s'appresta così a calare il poker di serbi, Milan si aggiungerà ai connazionali Basta, Djordjevic e Milinkovic. I primi due li conosce da tempo, sono stati suoi compagni di squadra in Nazionale e ai tempi della Stella Rossa.

CARATTERE. Alto 1.85 per 85 kg di peso, Bisevac è un centrale discretamente veloce (è stato utilizzato anche come terzino destro), dotato di buona tecnica e senso dell'anticipo. “Un giocatore intelligente e di gran carattere”, per usare le parole dell'ex tecnico del Lione, Remi Garde, nel giorno in cui il serbo arrivò dal Psg. Ha una buona esperienza internazionale, sul suo curriculum può vantare 19 presenze con la maglia della nazionale serba, 13 in Champions League (di cui 11 ai play off) e 25 in Europa League (di cui una ai play off e 10 nell'ex Coppa Uefa). Quest'anno è sceso in campo col contagocce, la sua ultima apparizione in Ligue 1 risale al 27 novembre scorso. Un impiego a intermittenza frutto del rapporto ormai logoro col club transalpino, che lo ha messo fuori rosa dopo il rifiuto del rinnovo contrattuale.

RISERVE. Bisevac non avrà problemi ad adattarsi al campionato italiano, ha esperienza, personalità e grinta da vendere (il suo soprannome è “Il Guerriero”, lo stesso di Lorik Cana). A preoccupare, piuttosto, è la tenuta fisica. È infatti reduce dalla rottura del legamento collaterale mediale del ginocchio destro, rimediata il 1 febbraio 2015 durante il match tra Monaco e Lione. La sua partita durò 17 minuti, il tempo di alzare bandiera bianca e abbandonare il campo tra la disperazione. È stata una riabilitazione sofferta, tormentata, apparsa a tratti infinita. Il pensiero di smettere e mollare lo ha più volte sfiorato, ma per sopire il suo animo battagliero ci vuole ben altro. Milan è uno che non si risparmia mai, tra le sue massime spicca “nessuno è mai annegato nel sudore”. Il rientro in campo va in scena 188 giorni dopo l'infortunio, il Lione non va oltre lo 0-0 in casa col Lorient. Bisevac resta in campo 90'. Sei giorni dopo, contro il Guingamp, fa ancora parte dell'undici titolare. Les Gones sono in vantaggio 1-0, al minuto 93 il pareggio sembra cosa fatta. Se non fosse che Bisevac compie un salvataggio miracoloso sulla linea di porta. Esulta come avesse segnato, è un intervento che sa di liberazione dopo mesi trascorsi tra fisioterapia e palestra. Sarà una delle pochissime soddisfazioni raccolte in stagione, se non l'unica. Ad oggi, infatti, sono solamente 8 le presenze collezionate tra campionato e Champions League, che diventano 23 se sommate alle 15 dell'annata passata. Affidabile e continuo fino all'infortunio, anonima comparsa dopo l'operazione. Un percorso che ricalca alla perfezione quello di Santiago Gentiletti, mai completamente ristabilitosi dopo la rottura del legamento crociato del ginocchio sinistro. Il campo sarà l'unico in grado di spazzare vie incognite e dubbi d'ogni sorta. 

FAMIGLIA. Cresciuto a Kosovska Mitrovica, in Kosovo, in tempi di guerra, è sposato con Ljiljina ed è padre di Relja (9 anni) e Alek (8 anni). Bisevac ha sempre messo gli affetti davanti a tutto. “Amo il mio lavoro, ma la mia famiglia conta più di qualsiasi altra cosa. Senza di loro non ce l'avrei fatta a recuperare dall''infortunio”, dichiarava in un'intervista rilasciata tempo fa. È un tifoso accanito della Stella Rossa, squadra in cui ha giocato dal 2004 al 2007 vincendo un campionato e una coppa nazionale (con Zenga in panchina). Non solo calcio, è appassionato anche di tennis (tifa Djokovic, guarda un po') e basket. Attivissimo sui social network, è seguito su Twitter da più di 100mila followers. Tra un cinguettio e l'altro, è impossibile ignorare quell'hashtag che ricorre di continuo: #BisevacStyle. Marchia i suoi pensieri, le sue riflessioni, il suo modo essere. Un esempio? “Nel calcio bisogna imparare ad essere forti e coraggiosi. Io non mollo mai, gioco sempre per vincere #BisevacStyle”. La sconfitta è una parola che stenta persino a pronunciare, vorrebbe cancellarla da qualsiasi dizionario.Vengo da un Paese in cui abbiamo tutti un carattere particolare, la vita non è stata sempre facile quando ero bambino. Ho forgiato lì il mio carattere, è nata lì la mia sete di vittoria sul campo”. Ma le sconfitte, inevitabilmente, ha dovuto affrontarle e superarle. Per la disperazione di moglie e figli: “Quando perdo sto male per giorni, prima delle 5 non mi addormento. Ma come dico spesso, se non sai perdere non sai vincere”.

CUORE D'ORO. Bisevac è un guerriero dal cuore d'oro, ne ha dato dimostrazione lo scorso dicembre quando ha teso la mano ad Aleksandra Jankovića, un ragazzo serbo di 31 anni con un tumore al cervello. Una volta visto l'appello su Facebook, Milan ha inviato al connazionale 10mila euro, la somma necessaria per l'intervento da effettuare in Turchia. I soldi preferisce usarli per buone cause, il lusso e lo sfarzo non fanno per lui. Le invettive contro il 'vil denaro' sono un altro dei suoi pezzi forti. “Non mi piace parlare di soldi, mi sento in imbarazzo. Quando ho iniziato a giocare a calcio non ho mai pensato che avrei guadagnato milioni, non ho ragionato in questo modo. Ho iniziato per il piacere di giocare, soprattutto quando ero in Serbia volevo solo giocare per la Stella Rossa. Nel calcio ci sono troppi soldi: l'argento e il potere individuale stanno uccidendo l'anima di questo sport”. E via con un'altra massima. L'attesa è per la prossima, la prima tinta di biancoceleste.