Gabbo, il ricordo del fratello Cristiano: "Il suo sorriso illuminava tutti, la Lazio il filo invisibile che ci univa" - VIDEO

Pubblicato l'11/11 alle 00.00
12.11.2015 06:30 di  Lalaziosiamonoi Redazione   vedi letture
Fonte: Corso d'Informazione Sportiva de Lalaziosiamonoi.it
Gabbo, il ricordo del fratello Cristiano: "Il suo sorriso illuminava tutti, la Lazio il filo invisibile che ci univa" - VIDEO

Ci sono giornate che rimangono indelebili nella testa e nel cuore di chi le vive. L’11 novembre 2007 è una di queste. È una data che non può essere dimenticata, specialmente da chi, in quel giorno, ha perso un fratello e un figlio: Gabriele Sandri. Sono passati otto anni da quando una pallottola ha tolto per sempre il sorriso dal volto di quel ragazzo di 28 anni innamorato della musica e della sua Lazio, per tutti ‘Gabbo’. Il ricordo di quel viso sempre allegro però rimane vivo negli occhi di tutti quelli che l’hanno vissuto. In primis la famiglia, che per trasmettere il ricordo di Gabriele anche a coloro che non l’hanno conosciuto, ha dato vita alla fondazione a lui intitolata. Nel giorno dell’anniversario di questa tragedia la redazione de Lalaziosiamonoi.it ha incontrato Cristiano Sandri e, ripercorrendo le sue passioni coltivate fin da bambino, abbiamo conosciuto un Gabriele che mai era stato raccontato, la parte più allegra e divertente del dj, calciatore e conquistatore…

È stata l’occasione anche per fare il punto su obiettivi raggiunti e progetti futuri della fondazione, che continuerà a promuovere valori sociali e di antiviolenza soprattutto fra i più giovani.

Che cosa rappresenta per voi questa giornata?

“L’11 novembre è per noi una giornata sempre carica di dolore e tristezza. Noi viviamo sempre come se fosse quel giorno che ci ha stravolto la vita e il modo di affrontarla. Io ricordo tutto nei minimi dettagli. Ho ancora impressa la telefonata e tutti gli attimi drammatici che sono seguiti. La vita va avanti, sono passati otto anni ma la rabbia e la sofferenza sono ancora vive come in quel momento. La forza di andare avanti ce l’ha data e la troviamo tuttora nell’amore per Gabriele. Per questo nell’immediato abbiamo deciso di dare vita a questa fondazione che nasce con l’intento ricordare i nostro Gabbo nel modo migliore possibile" 

All'apparenza Gabriele era un ragazzo molto solare, scherzoso. Ci racconti com'era in famiglia?

“Sì era esattamente come lo si vedeva in foto. Sempre col sorriso stampato in faccia, scherzoso e positivo, con la sua esuberanza e il suo entusiasmo contagiava tutti, anche in famiglia. Tra i tanti episodi che mi vengono in mente ce n’è uno legato proprio alla Lazio. Nel momento in cui si decideva di andare in trasferta in famiglia era sempre una lotta perché Gabriele, che era più piccolo di me, voleva seguirmi sempre anche in quelle circostanze. Soprattutto con mia madre dovevamo inventarci le cose più assurde per far sì che anche lui potesse venire. Una volta su tutte è stata la partenza per Parigi, dove la Lazio giocava la finale di Coppa Uefa contro l’Inter. È stata una trasferta memorabile, siamo partiti con l’autobus e ci siamo fatti quasi una giornata di viaggio per guardare 90 minuti di partita. In quell’occasione mamma chiamava ogni cinque minuti per sincerarsi che tutto stesse andando bene e che Gabriele si trovasse con me. Un altro episodio è quando lo fermarono in motorino senza casco e lui aveva paura di dirlo a nostra madre: ci inventammo di tutto per non farle capire nulla. Insomma in tutto quello che faceva c’era tutta l’allegria che lo caratterizzava”.

Tra le tante passioni di Gabriele c'era la musica che lui è riuscito a trasformare in un vero e proprio lavoro. Come seguivate voi la sua passione? Quanto vi ha riempito di orgoglio il fatto che Gabriele abbia raggiunto livelli anche importanti in questo campo?

“La passione per la musica nasce molto presto. Già da bambino, a nove e dieci anni, Gabriele si interessava ai giradischi. Noi l’abbiamo accompagnata e incoraggiata perché lui era estremamente meticoloso quando preparava le sue serate, provava e riprovava ogni scambio di dischi. Tra l’altro anche questa era una passione in comune. A me infatti piace molto la musica e spesso lo consigliavo, nonostante fosse un dj abbastanza affermato. La stagione estiva suonava in Sardegna, d’inverno in montagna. Credo che se ne avesse avuto l’opportunità avrebbe fatto maggiore strada e a noi, come famiglia, ci ha dato grandi soddisfazioni anche sotto questo punto di vista”.

L'altra grande passione e fede era la Lazio, che Gabriele seguiva anche in trasferta. Raccontaci tu che cosa rappresentava la Lazio per tuo fratello. Qualche pazzia o episodio divertente che avete fatto insieme per questa squadra? Infine che rapporti avete voi oggi con la società?

“La Lazio per noi è una passione che si tramanda di padre in figlio. Avendo un fratello più grande che frequentava la stadio, Gabriele ha avuto anche la fortuna di poterla seguire maggiormente. Rispetto a me, è riuscito ad andare prima in curva e in trasferta. Questa fede ci ha portato ad essere più uniti. I lunghi viaggi affrontati per seguire la squadra diventavano un'occasione per scambiarci opinioni, consigli, confidenze. Il legame con i biancocelesti è alla nascita, un filo invisibile che unisce una famiglia. Per quanto riguarda i rapporti con la società, c'è una relazione normale. Da parte nostra, cerchiamo di fare loro presente le iniziative della fondazione con l'obiettivo di ottenere un coinvolgimento. Speriamo in futuro possa essere più assiduo”.

Tanto gli amici con cui Gabriele condivideva la passione per la Lazio e lo stadio. Cos'era per lui l'amicizia? E quanti amici continuano ad esservi vicini e con quanti di loro siete rimasti in contatto?

“I rapporti che si creano allo stadio, in particolare in curva, sono difficilmente immaginabili per chi ne è al di fuori. La maggior parte dei suoi amici più cari Gabriele li ha conosciuti proprio qui, continuandoli a frequentare anche nella quotidianità. Sono orgoglioso di ciò e di come questi ragazzi siano i primi a ricordarlo e i primi a non dimenticarlo mai. È un sinonimo di amicizia vera in un contesto da tanti non considerato adatto”.

Quella per il calcio era una passione che Gabriele praticava anche. Ti va di raccontarci il Gabriele calciatore?

“Ha vestito la maglia della Vis Aurelia. Il Gabriele calciatore era un grandissimo sportivo. Ha giocato in tutte le categorie: dai pulcini alla prima squadra. Questa squadra lo ricorda ancora vivamente. Era forte, io per fare un paragone con un giocatore laziale che ho sempre amato per caratteristiche, lo avvicinavo a Casiraghi. In campo metteva il cuore, come d'altronde nella vita di tutti i giorni”.

 Come tutti i ragazzi della sue età anche Gabriele avrà avuto la passione per le donne, visto che per lavoro spesso frequentava discoteche. Che tipo era? Sciupafemmine? Ricordi qualche fidanzata che vi ha presentato?

“Si era un latin lover, quindi non posso ricordarmi di tutte le ragazze che mi ha presentato. Però era anche un ragazzo molto corretto, nel senso che quando si stancava lo faceva subito presente. Sicuramente mi ricordo alcune ragazze che inevitabilmente sono rimaste più nel cuore di mio fratello, perché le ha frequentate in modo più assiduo. Poi come ricordavi te facendo il lavoro di dj e girando per locali il fascino aumentava, ma lui era già bello di suo e non ne aveva bisogno”.

Dopo otto anni ti senti di dire che le istituzioni vi sono ancora vicine concretamente? E quanti fra i giocatori che vi hanno dimostrato la loro solidarietà continuano a farlo?

“Dopo 8 anni dalla scomparsa di Gabriele devo dire che le istituzioni ci sono vicine. Da 5 anni che è nata la fondazione, è partecipata da Roma capitale. Un anno fa abbiamo anche siglato un accordo con la regione, per dar vita ad un progetto che si deve esaurire a fine mese e che ci ha visto molto impegnati, anche perché la nostra è una fondazione che ha pochi mezzi economici e capitale umano. I giocatori rimangono quelli storici, c’è un rapporto molto bello con Lorenzo De silvestri, che c’era anche prima della tragedia. Siamo rimasti in contatto anche con Fabio Firmani nonostante si sia trasferito nei paesi caldi”.

Quali progetti avete in programma per il futuro? Se vi chiedessi di fare un bilancio quanti obiettivi siete riusciti ad ottenere finora?

“Per come è strutturata la fondazione, siamo riusciti ad ottenere dei buoni risultati. Proprio poco fa, ricordavo questa iniziativa con la Regione Lazio, in tutte le scuole superiori, dove si è cercato di unire i mezzi di comunicazione attuali, come internet o i social network, con una visione del tifo più antica dai sapori belli. Ogni scuola è stata incaricata di creare uno striscione per far capire a questi ragazzi che è bello anche un senso di tifo partecipato. Attraverso le immagini visibili a tutti, perché è stato creato un sito a riguardo che si chiama Crescerannotifosi.it, è bello vedere come questi giovani siano ancora entusiasti del calcio e siano orgogliosi di essere tifosi. Quindi un bilancio positivo, per quel che riguarda la nostra fondazione, rispetto ai nostri mezzi. Voglio sottolineare un’attività fondamentale che è il nostro fiore all’occhiello: riguarda il gruppo donatori volontari di sangue, che si appoggia alla fondazione. Da otto anni questi ragazzi si riuniscono periodicamente per donare il sangue in ricordo di Gabriele e anche quest’anno oggi (11 novembre) si riuniranno al Bambin Gesù dalle 7:30 fino alle 11:30. Sarà possibile donare il sangue e iscriversi alla pagina dei donatori che sta su Facebook, ‘Donatori volontari Gabriele Sandri’. Questa è un’iniziativa bellissima perché di sangue c’è sempre bisogno. E farlo ricordando il sorriso di Gabriele è un valore aggiunto, e sicuramente per i piccoli ospiti dell’ospedale sarà ancora più significativo”.

Il derby ieri è andato in scena senza curve. Che cosa ne pensi e come avrebbe preso la protesta Gabriele secondo te?

“Ieri è andato in scena uno dei derby più brutti, dopo quello in cui è stato ucciso Vincenzo Paparelli. Si è scritta una triste pagina del calcio romano perché è venuto a mancare il sale, quello che da sempre ha caratterizzato una partita così, il tifo, le curve, le coreografie. Può essere letta come una sorta di sconfitta perché il tifo è l’anima di questo sport. Tutte le vicende che si sono accavallate in questo periodo: penso alle scommesse - quindi al fatto che qualcuno possa giocare su una passione e su persone che fanno sacrifici per andare allo stadio - oppure lo scandalo Fifa, sono queste le cose che fanno allontanare i tifosi dagli stadi. Nel caso specifico serve una concertazione e una misura da entrambi le parti, è stata una protesta composta. I tifosi hanno dato prova di maturità e spero che la questione si possa risolvere al più presto”.

Che effetto le fa pensare che la vicenda di Gabriele ha unito tifosi di tutto il mondo?

“Il discorso dell’unione di tutti i sostenitori di ogni squadra e il fatto di ricordare Gabriele senza bandiere e senza colori è sintomatico del fatto che chiunque si è rivisto in lui. Capita che mi fermino anche persone adulte e, ricordando l’accaduto, mi dicano che tutti avrebbero potuto incontrare il destino infame di mio fratello. Tutto ciò ha fatto sì che si saldasse questo tipo di solidarietà nei nostri confronti”.

Sappiamo che il piccolo Gabriele, si sta avvicinando a questo sport, quali valori intendete trasmettergli? Raccontaci qualcosa sui tuoi piccoli, Greta e Gabriele.

“Mio figlio Gabriele comincia ad interessarsi sempre di più al calcio, quindi vorrei portarlo più costantemente alle partite perché solo attraverso il clima che si respira allo stadio ci si può appassionare veramente. Anche se devo dire che è l’unico luogo che faccio fatica a vivere a livello fisico perché è una passione che condividevo così tanto con Gabbo che mi infastidisce e mi fa provoca quasi dolore. Da quando è accaduto l’omicidio sono andato allo stadio soltanto quando ci sono state delle commemorazioni e sono tornato da ‘civile’ lo scorso derby quando perdemmo 2-1. Sono ritornato proprio in curva con quegli stessi amici con i quali da un po’ di tempo ci eravamo trasferiti in Tribuna Tevere. Mi ha fatto piacere sentire nuovamente certe emozioni e forse grazie a quella partita riuscirò a vivere con più continuità lo stadio. I valori che trasmetterò a mio figlio sono gli stessi che mi ha dato mio padre. Spero che sarà tifosissimo della Lazio e se vorrà la potrà seguire in curva e in trasferta. Greta è ancora piccolina e, anche se la mamma è della Roma, io farò di tutto per farle amare i colori biancocelesti, le ho fatto già indossare la maglia della Lazio sperando di fare appassionare anche lei”.

Intervista realizzata da Mara Perna, Gabriele Candelori, Matteo Alonzi, Valerio Ferretti e Maurizia Pirro