Lotito all'UER: "Non si può diventare ostaggi dei procuratori. Alla Lazio raggiunti risultati economici straordinari"

Pubblicato alle ore 15.30 del 13/03/2018
14.03.2018 07:00 di Valerio De Benedetti Twitter:   articolo letto 13504 volte
Fonte: dai nostri inviati Valerio De Benedetti/Alessandro Vittori - Lalaziosiamonoi.it
Lotito all'UER: "Non si può diventare ostaggi dei procuratori. Alla Lazio raggiunti risultati economici straordinari"

Si è tenuta quest'oggi alle ore 14.30, presso l'Università Europea di Roma, la lezione "Il calciomercato, prontuario per l'avvocato/procuratore sportivo". All'evento hanno partecipato tanti personaggi del mondo dello sport, tra cui Claudio Lotito, presidente della Lazio, il procuratore Alessandro Canovi, ma anche gli ex calciatori biancocelesti Stefano Fiore e Giuliano Giannichedda. 

Il presidente biancoceleste
ha preso parola parlando di quello che è il rapporto tra le società e i procuratori e giocatori: “Tema importante per il calcio, con un grande impatto a livello fiscale. Abbiamo fatto tante cose per questa normativa sui procuratori, e tante cose ancora si potrebbero fare per il bene della categoria. Preferisco lavorare con agenti esteri, perché molti di loro non eccedono in modo così marcato come succede con procuratori di nostra conoscenza in Italia. Ci sono procuratori che guadagnano 10 milioni, ma anche tanti altri che ne guadagnano 100 l'anno. Quindi è diventato un mercato con grandissimi interessi. Guardate Mendes che è il procuratore più potente del mondo". Poi sui calciatori: "Io volevo introdurre una regola dove un calciatore non potesse rifiutare più di tre proposte, perché a volte diventa una cosa non razionale, diventi quasi un ostaggio. Se io ti offro la possibilità di andare in un'altra società dove giocare, e più importante, non capisco perché questa proposta venga rifiutata. I giocatori sono degli individui particolari. Sono molto influenzati dai procuratori, molto più che dalla famiglia. Sono dei soggetti che devono fare i conti con una notorietà e una ricchezza inaspettata a volte. Ci sono delle situazioni particolari che andrebbero risolte. Quando compri un calciatore devi pagare la società, ma indirettamente anche tanti altri soggetti interessati, e quindi devi trattare anche con loro. Noi dobbiamo eliminare queste distorsioni. Succedono soprattutto in paesi del Sudamerica, in Uruguay. Pensate un giocatore ceduto a 100 milioni di euro quanti interessi può creare e smuovere". 

Poi sui procuratori che possono condizionare le scelte della società, Lotito mantiene il suo pugno duro: "In casa propria deve comandare chi ha le redini della società. Il direttore sportivo deve fare il direttore sportivo, il presidente il presidente. Il procuratore non deve mai sostituirsi al direttore sportivo della società, perché altrimenti potrebbero esserci delle distorsioni. Io mi sono sempre assunto le responsabilità delle scelte. Nella mia società firmo solo io, il direttore sportivo propone, e io decido se è giusto o sbagliato. Quando ho preso la Lazio aveva 566 milioni di debiti, fra qualche giorno vedrete dei risultati straordinari a livello economico. Non si deve diventare ostaggio di procuratori e giocatori. Se si accettano le regole bene, altrimenti si può anche partire. Sicuramente i giocatori non mancano nel mondo del calcio, quello che mancano sono i presidenti". Poi prosegue: "Ci sono molti giocatori che mi hanno chiesto di tornare in passato, e a cui ho chiuso sempre la porta. Perché quando vanno via si accorgono dopo un po' di quello che hanno perso. Fra società e calciatore deve esserci un rapporto simbiotico, perché se diventa parassitario, alla fine finisce tutto nel peggiore dei modi".

Il presidente della Lazio ha poi parlato del rapporto intercorrente tra la società biancoceleste e i propri giocatori: "Noi abbiamo un target e i giocatori devono avere quelle caratteristiche per venire alla Lazio. I giocatori che da noi hanno fatto benissimo, e che poi sono andati in altre squadre, hanno guadagnato di più, ma poi sono crollati. Io non posso competere con squadre come la Juventus che ha certi ricavi, ma provo a competere sul rapporto. Cerco di trasmettere ai giocatori un rapporto di appartenenza. Se il giocatore è sensibile rimane, altrimenti pagare moneta e vedere cammello".

Hanno poi preso parola i due ex biancocelesti Stefano Fiore e Giuliano Giannichedda