De Vrij: "La Lazio è casa mia, Pioli dispiaciuto dell'infortunio. United? Van Gaal disse che non ero pronto"
Questa è la storia di un ragazzo di nome Stefan che cresce in un paesino vicino Rotterdam, il suo desiderio è quello di diventare un calciatore. Fra mille sacrifici alla fine riesce a realizzare i suoi sogni, ma la favola non finisce qui. Il giovane si innamora e conquista la donna di cui è stato segretamente innamorato per anni. I due si piacciono a tal punto da non volersi più separare. La carriera di Stefan li porterà a spostarsi dalla piccola cittadina in cui vivevano: Rotterdam, il Brasile e infine l’Italia. Roma, per essere precisi. La Lazio nel destino di entrambi. Stefan de Vrij e la sua compagna Marloes ora vivono felicemente insieme nella Capitale. I due hanno voluto raccontare il loro idillio ai microfoni del mensile Helden, inevitabilmente de Vrij e il calcio hanno preso il sopravvento nel corso dell'intervista.
È vero che vi conoscete da quando avete 9 anni?
Stefan: “Andavamo a scuola insieme, lei è un anno più grande. Ma un giorno ho avuto l’opportunità di finire nella sua classe. Io ero già segretamente innamorato di lei (ride, ndr). Marloes era la ragazza più bella e popolare della scuola. Ma io ero un anno più piccolo, lei non mi considerava”.
Marloes: "I nostri genitori vivevano nella stessa via. Entrambi avevamo un cane, se io lo portavo al parco subito veniva anche Stefan col suo. Ma all'epoca ero interessata solo alle Barbie”.
Stefan, cosa è stato più difficile? Ottenere il contratto con il Feyenoord o conquistare il cuore di Marloes?
Stefan: "C'è voluto molto tempo (ride, ndr). Ci siamo visti spesso in autobus e in metropolitana, a un certo punto ho pensato di lasciar perdere”.
Marloes: "Quando ho notato che aveva mollato la presa, mi sono detta che non aveva alcuna intenzione di perdere una persona che mi piaceva e di cui ero innamorata. Il fatto è che non volevo ammetterlo, ma poi mi sono fatta coraggio. Gli ho detto: “Sono innamorata di te e voglio stare con te”, era il marzo 2010”.
Vieni da Ouderkerk, un villaggio vicino Rotterdam. Quando avevi dieci anni hai iniziato a giocare nel Feyenoord...
Stefan: "I miei genitori mi hanno sostenuto pienamente, anche perché mio padre era un buon calciatore. Nella regione lo conoscevano bene, giocava con il VV Spirit. Anche lui avrebbe potuto giocare nel Feyenoord, ma la madre - mia nonna - non lo lasciò andare. Così, quando è toccato a me, ha insistito affinché cogliessi l'occasione al volo”.
Marloes: "Circa diciotto mesi dopo siamo andati a vivere insieme, Stefan comprò un appartamento a Lekkerkerk. Mentre lui giocava col Feyenoord, io facevo la segretaria in uno studio di Rotterdam. Abbiamo vissuto lì per otto mesi, era piuttosto bella come città, ma noi siamo gente di paese. Preferiamo vivere fuori città, ecco perché non viviamo al centro di Roma”.
Stefan: "Viviamo vicino al centro sportivo della Lazio, ma conosciamo bene la città. Il centro di Roma è veramente bello".
Quanto è stato difficile continuare a frequentare la scuola e giocare per il Feyenoord?
Stefan: “Ricordo che tutta la classe faceva il tifo per me. Il Feyenoord mi ha sostenuto, mi ha ha aiutato a prendere il diploma. Mi sono allenato per sei mesi nei weekend e durante la settimana giocavo le partite, seguivo le lezioni e davo gli esami. È stato un periodo frenetico. Ancora vivevo a casa, da Ouderkerk dovevo prendere più di un autobus. Uscivo di casa la mattina in bicicletta con lo zaino e la borsa da calcio, non tornavo prima di sera. A volte quando facevamo tardi mi riaccompagnavano a casa Roy Makaay e Giovanni van Bronckhorst”.
I tuoi genitori non ti accompagnavano?
Stefan: "Ogni tanto, ma a volte non potevano. Nei giorni feriali lavoravano entrambi. Ma non era un problema, ero abituato. Quando c'era la partita la domenica, spesso andavo in metropolitana allo stadio. Incontravo i tifosi del Feyenoord che mi chiedevano increduli: “Devi giocare, cosa ci fai qui?”. Semplice, rispondevo, andavo allo stadio proprio come loro. È stato divertente”.
A che ora ti alzavi la mattina?
Stefan: “Alle 7, poi facevo colazione e uscivo in bicicletta. In 15 minuti arrivavo da Ouderkerk a Krimpen. Pioggia o sole non importava, ho fatto quel percorso tutti i giorni”.
Come reagivano i tuoi compagni di squadra del Feyenoord sapendo che arrivavi al campo d'allenamento in metropolitana, con la bici e lo zaino?
Stefan: "Non credo lo sapessero. Mi sono ritrovato improvvisamente in uno spogliatoio con Roy Makaay, van Bronckhorst, Kevin Hofland, Jon-Dahl Tomasson, tutti grandi campioni. Pazzesco!".
Come ti trattavano?
Stefan: "Molto bene, ma credo che dipendesse dal mio atteggiamento. C'erano altri giocatori delle giovanili che si sentivano arrivati, io invece mi sono messo a disposizione con umiltà, esattamente come nelle giovanili”.
Quali sono le tue caratteristiche?
Stefan: “Ho una buona tecnica di base, calcio bene e so leggere in anticipo le situazioni. Dovrei migliorare nella velocità, posso riuscirci solo con l'allenamento. Con la palla fra i piedi sono tranquillo. L'anno scorso, nella mia prima stagione alla Lazio, sono risultato tra i primi dieci difensori in Italia e in Europa per numero di intercetti. È una bella statistica, vero?”.
La tua storia con la Nazionale inizia nell'Under 17...
Stefan: "Esatto, ricordo la finale degli Europei di categoria persa con la Germania in casa loro, io ero vice capitano. Dopo quella finale mi è stato offerto il mio primo contratto da professionista. Mi cercarono tanti club stranieri, fortunatamente il Feyenoord mi ha offerto un contratto. In quello stesso anno mi chiamò Jean-Paul van Gastel, allenatore della squadra Juniores, e mi disse: “Stefan, ti devi allenare con la prima squadra domani, l’appuntamento è al De Kuip (lo stadio del Feyenoord, ndr) per le 10”. Ho dovuto saltare il mio primo giorno di scuola”.
Con Vlaar e Martins Indi hai formato una grande difesa durante il Mondiale 2014...
Stefan: “Abbiamo avuto un buon feeling fin dall'inizio. Tra la stampa c'era grande incertezza, soprattutto perché debuttavamo contro la squadra campione del Mondo in carica: la Spagna. Ma noi non abbiamo mai dubitato delle nostre qualità. Due anni prima del Mondiale, Ron (Vlaar, ndr) mi disse: "Stefan, alla Coppa del Mondo dobbiamo andare insieme per formare un muro invalicabile!”.
Parlaci di quando hai indossato la fascia da capitano dell'Olanda...
Stefan: “La notte prima dell'ultima partita amichevole contro l'Ecuador, Robin van Persie venne da me e mi disse: "Quando verrò sostituito diventerai tu il capitano”. Gli dissi di sì senza troppa convizione, Robin si mise a ridere e continuò: “No davvero, non scherzo. Ho appena parlato con Van Gaal (allora ct dell'Olanda, ndr) e mi ha detto che il vice sarai tu". Quella fascia indossata in partita mi ha dato una forza enorme”.
Con van Gaal come ti sei trovato?
Stefan: “Louis van Gaal è stato molto importante per me, è un ottimo allenatore. Durante il Mondiale ho imparato tantissimo da lui, ho fatto passi da gigante. Mi ha insegnato ad essere più cattivo e deciso, con me ha trovato terreno fertile perché ho sempre voglia di crescere e migliorare”.
Nel match di apertura dell'ultimo Mondiale, hai provocato un rigore facendo fallo su Diego Costa. C'era il penalty o no?
Stefan: “Dovevo fare di tutto per intercettare la palla. Io sono una persona che pensa molto durante la partita, e in quel momento ho pensato: “Ho intenzione di fare una scivolata o no?”. Alla fine sono intervenuto, ho rivisto le immagini dove si vede che lui scivola sul mio piede. Il contatto c'è”.
Hai avuto paura in quell'esordio?
Stefan: “Ero teso e poi è successo quell'episodio del rigore. Poco prima della fine del primo tempo abbiamo pareggiato, durante l'intervallo ci siamo caricati. È andata bene, abbiamo fatto il 2-1, io il 3-1 e poi ancora 4-1 e 5-1. Una match senza precedenti".
Con te in Brasile c'era anche Marloes...
Marloes: "Sì, ero allo stadio a vedere la partita contro la Spagna. C'era anche il padre di Stefan seduto accanto a me che piangeva. Dopo il gol ci siamo messi a piangere insieme”.
Stefan: "Ho segnato dal lato della tribuna dove erano seduti, così sono corso verso di loro. Li ho visti, è stata una sensazione indescrivibile”.
Dopo van Gaal, Guus Hiddink ha puntato molto su te e Daley Blind...
Stefan: “Sì, Hiddink mi disse che sarei stato il leader difensivo dell'Olanda. Alla fine della scorsa stagione continuava a dirci a me e a Daley di restare concentrati, durante l'allenamento pretendeva che parlassimo molto. Hiddink è un grande uomo, mi dispiace che abbia lasciato".
Entrambi parlate piuttosto bene l'italiano...
Marloes: "Quando Stefan ha iniziato a capire che sarebbe andato alla Lazio, ha iniziato subito a prendere lezioni di italiano”.
Siete già immersi nella cultura italiana?
Stefan: "Sì, ci piace molto. Tre anni fa ero già stato con gli amici a Roma, ma solo un weekend. Mi ero così innamorato della città che ricordavo perfettamente tutti i monumenti di Roma: il Foro e il Colosseo soprattutto. Potrei farvi da guida turistica!”.
Roma è una città enorme, completamente diversa dai silenziosi borghi olandesi...
Marloes: "Se Stefan mi avesse detto sei anni fa che sarebbe andato alla Lazio non ci avrei creduto, non avrei mai pensato di venire a vivere a Roma”.
Stefan: "Non avrei mai pensato neanche io di venire a vivere a Roma, mi sarei trasferito volentieri in Germania. La Germania è perfetta per me, oltretutto è vicino casa. Ma nella vita non sai mai cosa ti aspetta. La Lazio mi ha fatto subito un buona impressione, mi sono sentito immediatamente il benvenuto”.
Il Manchester United ti ha mai cercato?
Stefan: “Non è mai stato un interesse concreto. Van Gaal con me è stato molto chiaro, mi disse: “Hai giocato un grandissimo Mondiale, un anno fa non avrei mai pensato di selezionarti”. Tradotto: “Hai fatto bene ma stiamo parlando del Manchester United, uno dei più grandi club al mondo. Continua così e chissà cosa ti riserverà il futuro”. La Lazio si è fatta avanti seriamente, così ho chiamato Kevin Strootman che già giocava nella Roma per chiedergli dei consigli. Ho chiesto anche altri pareri, sono stati tutti positivi. Ho iniziato a vedere alcune partite della Lazio, mi sono immaginato in quella squadra. Il club mi ha detto che in Italia avrei imparato molto, col senno di poi posso dire che è andato tutto come doveva andare, ho fatto la scelta migliore. Alla Lazio mi sento a casa”.
Sotto la guida di Stefano Pioli sei un titolare inamovibile. Com'è il tuo rapporto con lui?
Stefan: “Il nostro allenatore ha molta fiducia in me, lo sento. Ho imparato molto da lui, adesso è molto rammaricato del fatto che ho un infortunio e non posso giocare. Questo è un segno di apprezzamento".
Parlando di apprezzamento. Al Feyenoord eri il capitano, poi un giorno Koeman ha deciso di dare la fascia a Pellè. Ti è dispiaciuto?
Stefan: "Sì, mi ha fatto male. Il Feyenoord è il mio club, sono cresciuto lì. Ero il capitano di una grande società, significava molto per me. Quella fascia mi ha reso molto orgoglioso, ho imparato molto in quelle vesti. Ero ancora giovane e avevo difficoltà delle volte ad affrontare attaccanti più esperti, ma sono cresciuto molto. Ci sono rimasto male quando Ronald Koeman mi ha detto che da un giorno all'altro non sarei più stato il capitano. Considero Koeman un buon allenatore, ma mi dispiace che abbia preso quella decisione. Io sono un perfezionista, se non riesco a raggiungere un obiettivo che mi sono prefisso mi infastidisco”.
Come te l'ha comunicato?
Stefan: "Queste sono conversazioni private. È stato un periodo difficile, alla fine della stagione ci sarebbe stato il Mondiale. La critica che mi veniva mossa dalla stampa era di non essere abbastanza cattivo, nella partita successiva contro il Twente sono stato espulso per doppio giallo. Avevo tanta pressione addosso”.
Il primo anno alla Lazio è stato fantastico, peccato solo che non abbiate centrato l'ingresso in Champions League. Ad oggi qual è il punto più alto della tua carriera?
Stefan: “Senza dubbio il Mondiale giocato da titolare".
E il punto più basso?
Stefan: “Quando avevo la fascia da capitano al Feyenoord ma non riuscivo a esprimermi al meglio. Mi sono allenato duramente per diventare più forte”.
Cosa puoi dirci del legame con Martins Indi?
Stefan: “Abbiamo giocato insieme al Feyenoord, fin dalle giovanili. Abbiamo dormito sempre insieme, eravamo entrambi molto testardi e spesso abbiamo discusso. Lui mi dice sempre: "Ti conosco meglio di quanto tu conosca te stesso”. Spesso ci sentiamo, così come con Daley (Blind, ndr), Ron (Vlaar, ndr) e Robin (van Persie, ndr), per me sono dei veri amici”.
Marloes: "Anche tra mogli e ragazze andiamo molto d'accordo, ecco perché non sono dispiaciuti solo i giocatori del mancato accesso agli Europei. Ci siamo divertiti così tanto in Brasile che speravamo di ripetere un'esperienza simile la prossima estate”.
