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L'ANGOLO TATTICO di Lazio-Cagliari - Un Cagliari mai domo non ferma la corsa della Lazio

06.01.2013 13:29 di Stefano Fiori Twitter: @StefanoFioriU2  articolo letto 3736 volte
Fonte: Stefano Fiori-Lalaziosiamonoi.it

La Petkovisione non prevede di vincere solo giocando bene: la Petkovisione prevede di vincere e basta. Al 61° minuto di Lazio-Cagliari, il tabù-ripresa sembrava materializzarsi ancora, cinico e beffardo. Peccato che gli spettri dei panettoni e dei brindisi di Capodanno hanno trovato una Lazio ancora più cinica di loro. In altre epoche, in altre situazioni, la rete di Marco Sau avrebbe piegato l'undici biancoceleste. Ora no, ora si vuole provare a vincere a tutti i costi.  Quando la manovra scarseggia, quando il bomber spietato non è in serata di grazia, entrano in gioco la zampata di un terzino e un tiro dal dischetto.

CAGLIARI SUGLI SCUDI - La prestazione degli uomini di Petkovic non è stata certo delle migliori, a cominciare da un Cagliari ben messo in campo. Animale ferito, cinque sconfitte consecutive e una sfilza di assenze chilometrica, la formazione sarda ha dimostrato di non meritare una posizione in classifica così magra. Il duo Pulga-Lopez ha confermato l'assetto tattico tradizionale, quel 4-3-1-2 con cui lo stesso Delio Rossi mise in difficoltà la sua ex squadra prima della sosta. Le analogie tra il centrocampo doriano e quello cagliaritano sono molte. Daniele Conti ha agito come regista basso davanti la difesa, Daniele Dessena ed Albin Ekdal incursori allargati, ma soprattutto Radja Nainggolan trequartista. Una mezzala dietro le punte, come fece Delio Rossi schierando nella stessa posizione Andrea Poli. Stesso intento, pressare in maniera asfissiante il cervello pensante della Lazio, Cristian Ledesma, direttamente nella metà campo avversaria. Il belga di origini indonesiane ha dimostrato di essere un autentico top player, abile tanto in marcatura che con il pallone tra i piedi. Limitata la vena creatrice di Ledesma, tutta la manovra biancoceleste ovviamente ne ha risentito. Soprattutto perché il partner in regia dell'italo-argentino, Hernanes, ha faticato a entrare in sintonia con la partita. Il brasiliano ha cercato più la conclusione da fuori area che il guizzo illuminante palla al piede, ricordando in tal modo la prestazione offerta a Bologna. Dal canto loro, neanche gli altri centrocampisti laziali hanno vissuto una serata esaltante. Alvaro Gonzalez ha giostrato molto meno da mediano-incursore, dovendo coprire la fascia destra "sguarnita" da Stefano Mauri: fino al cambio di modulo del secondo tempo, infatti, il capitano ha giocato da trequartista a ridosso di Miroslav Klose. Sulla sinistra, Senad Lulic ha disputato una gara lontana dagli standard visti a Genova, nonostante si sia visto maggiormente alle porte dell'area di rigore avversaria. Con un Cagliari che ha pressato in maniera scientifica e ragionata, la Lazio ha finito per offrire varchi pericolosi alle ripartenze sarde: una volta recuperato il possesso palla, i giocatori rossoblù hanno trovato più di una volta campo libero sulla trequarti biancoceleste. In questo senso, l'occasione orchestrata dal duo Ibarbo-Nainggolan è esemplificativa dei rischi corsi nel primo tempo dall'undici di Petkovic, che ha sofferto più del dovuto la freschezza della punta colombiana e del centrocampista belga.

PETKOVIC CORRE AI RIPARI - La seconda frazione si è aperta con una Lazio apparentemente più volitiva, ma che in realtà ha continuato a subire le avanzate del Cagliari. L'ingresso di Andrea Cossu al posto di Dessena ha impresso alla manovra isolana maggiore incisività. Il numero 7 sardo si è posizionato dietro le punte, con Naiggolan arretrato sulla mediana: stessa mossa operata da Rossi in Sampdoria-Lazio (Soriano al posto di Krsticic e spostamento di Poli), ma con risultati più soddisfacenti. La rete del vantaggio cagliaritano è arrivato quindi non troppo inattesa: nonostante la difesa interamente schierata, Sau ha avuto vita facile a controllare il pallone e a battere Federico Marchetti. Sotto di un gol, Vladimir Petkovic non è rimasto con le mani in mano e con i cambi ha inferto la giusta svolta all'incontro. Al 62' è stata la volta di Antonio Candreva al posto di Alvaro Gonzalez, mentre al 73' è andato in scena il doppio cambio Michael Ciani-André Dias e, soprattutto, Sergio Floccari-Cristian Ledesma. Operate queste tre sostituzioni, infatti, il modulo è passato dal 4-1-4-1 al 3-4-3: difesa formata da Biava-Ciani-Radu, centrocampo con Konko-Lulic sulle fasce e Mauri-Hernanes centrali, attacco con Floccari e Candreva più larghi rispetto a Klose. La Lazio è stata brava a battere ancora di più il ferro sull'out destro, dove la spinta offerta da Candreva e Konko ha impegnato severamente le resistenze sarde. La poca lucidità in manovra ha lasciato campo alla foga agonistica di riacciuffare una partita che sembrava ormai compromessa. Se il risultato finale lascia insoddisfatto un Cagliari che ha tenuto testa alla seconda in classifica per tutta la partita, il fischio finale sancisce una realtà: a questa Lazio piace vincere, è l'unica cosa che conta.


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