Kiev tra rivoluzione e calcio: la voglia d'Europa passa sempre per la Dinamo

Pubblicato il 14/03/2018 alle ore 16.15
15.03.2018 07:20 di Francesco Bizzarri Twitter:   articolo letto 3567 volte
Fonte: Da Kiev: Francesco Bizzarri-Lalaziosiamonoi.it
Kiev tra rivoluzione e calcio: la voglia d'Europa passa sempre per la Dinamo

KIEV - È importante il passaggio del turno per la Dinamo Kiev. Contro la Lazio vuole continuare il suo cammino in Europa. Un’Europa solo calcistica, per ora. Nel 2014, al centro della città, migliaia di manifestanti volevano un’alleanza politica con i Paesi uniti. Quella bandiera blu con 12 stelle è e resta un’utopia. Anche se sono morti dei ragazzi nel 2014, anche se Dinamo e Shakhtar combattono con le grandi del Vecchio Continente, anche se il prossimo 26 maggio, all’Olimpiyskyi, si giocherà la finale della Champions League.

ARIA TESA - L’Ucraina non è solo Chernobyl, le badanti, la Dinamo, le bionde ragazze e Andry Shevchenko. Ma la storia recente parla chiaro: gli ucraini, dopo l’indipendenza, sono un popolo orgoglioso, che ha voglia di riscatto, sociale, e, perché no, calcistico. Ecco perché lo Shakhtar ha puntato tanto su giocatori brasiliani stando sempre ai massimi livelli europei. Ecco perché la Dinamo cercherà di battere una grande squadra come la Lazio. Vogliono mostrare che l’Ucraina non è un Paese-cerniera tra Europa e Russia.
Maksym è uno dei tanti ragazzi che si possono incontrare a Maidan Nezalezhnosti, piazza indipendenza. Parla un inglese filo-russo, ma comprensibile. Racconta che in questo luogo, durante l'Euromaidan del 2014, migliaia e migliaia di ucraini sono rimasti lì, in senso di protesta contro il governo Janukovyc. Vogliono l’Europa, loro. Il presidente dell’Ucraina, no. Rimangono i fiori sulle foto di chi non c’è più, di persone, uomini e donne, che hanno perso la vita per il proprio paese. 50, 100, 400mila ragazzi per un ideale e contro la politica. Incendi, spari, si arriva a pochi centimetri da una guerra civile. Oggi rimane il silenzio, una manifestazione al giorno e un palazzo ancora in fase di ristrutturazione che ha sulla facciata la scritta: “Freedom is our religion”, la libertà è la nostra religione.

I TIFOSI - Il calcio non è rimasto a guardare. I tifosi della Dinamo Kiev si sono schierati a favore degli europeisti, dunque contro il governo, dunque contro la polizia. Si sono eletti a guardia della piazza contro i titushky, agitatori che prendono il nome da Vadym Titushko, un ex campione delle arti marziali, che, non si sa bene il motivo, ha messo il suo 'sapere' nelle mani di Janukovyc. Obiettivo: picchiare giornalisti che vanno contro il governo. Tifosi paladini della giustizia sociale. Insieme a quelli della Dinamo, sono scesi in piazza dal 23 al 25 gennaio i supporter di altri club: Zorya Lugansk, Shakhtar Donetsk, Metallist Kharkiv, Metallurg Zaporizhya, Tavriya Simferopol, Vorskla Poltava, Chernomorets Odessa e Sevastopol. Nemici sul campo, compagni di lotta per la libertà fuori. Il mondo del calcio, prima del 2014, aveva conosciuto una sola rivoluzione arancione: quella dell’Olanda di Cruijff. Poi è arrivata quella dell’Ucraina. Modi diversi, scenari diversi.