ESCLUSIVA - Ex Lazio in Estonia, Liotti: "Ecco il calcio a Tallinn, senza Pay TV e... pasta alle vongole!"

Pubblicato ieri alle 11:45
23.11.2018 07:11 di Laura Castellani Twitter:   articolo letto 6196 volte
Fonte: Laura Castellani - Lalaziosiamonoi.it
ESCLUSIVA - Ex Lazio in Estonia, Liotti: "Ecco il calcio a Tallinn, senza Pay TV e... pasta alle vongole!"

Un ex Lazio in Estonia: sembrerebbe quasi il titolo di un film. Invece, è la vita di Andrea Liotti, portiere classe '97 cresciuto nelle giovanili biancocelesti. Nato a Ostia, da gennaio - e dopo un lungo giro tra Grosseto, Pescara, Carpi, Recanatese e Monti Cimini -, l'estremo difensore è approdato nel Paide Linnameeskond, club dell'omonima città militante nella massima serie estone (ma che si allena a Tallinn, nella Capitale). Lalaziosiamonoi.it lo ha raggiunto telefonicamente, per sapere come se la sta passando in questa sua nuova avventura. 

Innanzitutto, come ci sei arrivato fino in Estonia?

Tramite il mio agente. La società aveva visto dei miei filmati e lo ha contattato. Erano interessati a me. Hanno fatto la loro proposta, l'abbiamo valutata e poi abbiamo deciso di partire. 

E come ti trovi a Paide?

Con la società mi sono trovato subito bene, fin dall'inizio. È un club molto alla mano, punta sui giovani e ti aiuta a livello psicologico. Ci tengono molto a questo: sono convinti che stando bene mentalmente, allora puoi rendere meglio. La città di Paide non la conosco molto bene, perché ci sono stato solo in occasione delle partite casalinghe. Noi ci alleniamo a Tallinn, la Capitale. Io vivo qui. È una città fredda, molto diversa da noi. Le persone sono chiuse. Il cibo è diverso... Sicuramente casa mi è mancata, l'Italia mi è mancata. 

Quanto è cambiato il tuo modo di giocare?

A livello tecnico ho cambiato alcune cose, ho assorbito le indicazioni del preparatore dei portieri. È un calcio un po' diverso. Hanno un attacco alla palla o un uno contro uno diverso dal nostro. A me inizialmente non piaceva, però poi l'ho assimilato come un qualcosa in più, per arricchire la mia esperienza. Comunque, è un calcio leggermente più fisico, ma per il resto non penso ci siano altre grosse differenze con il nostro. 

Quanto è seguito il calcio in Estonia?

È abbastanza seguito, ma non come in Italia. Le persone preferiscono vedere le partite alla televisione che andare allo stadio. Non ci sono canali a pagamento che detengono i diritti delle partite, per cui vengono trasmesse alla tv gratuitamente. Per questo, i tifosi preferiscono restare a casa. Quando si sfidano le squadre di vertice, allora sì, c'è più gente allo stadio. In fin dei conti, però, non è uno sport seguito come da noi. 

Quanto ti ha fatto crescere quest'esperienza?

Parecchio. All'inizio avevo anche un po' paura di lasciare la mia città, l'Italia, il calcio che conoscevo, la mia famiglia. Sicuramente a livello calcistico, umano, professionale sono cresciuto moltissimo. La mia famiglia c'è sempre, mi ha sempre sostenuto e continuerà a farlo. Però dover affrontare ogni giorno delle sfide, dover parlare con la squadra, vivere da solo, risolvere autonomamente ogni problema è stata una grande esperienza. La consiglio a tutti i ragazzi che hanno l'opportunità di farla.  

Invece, quanto ti porti dietro della tua esperienza alla Lazio?

Ero molto giovane, con me porto sempre le cose più personali. I rapporti umani fondamentali per la mia crescita di base. Antonello Belli e mister Alessandro Carta (preparatori dei portieri, all'epoca nel settore giovanile laziale, ndr) per me furono fondamentali. Sono due allenatori che per me hanno fatto davvero tanto, aiutandomi a crescere sia a livello tecnico che a livello umano. Anzi, soprattutto a livello umano. Mi hanno fatto capire come deve essere un allenatore. Anche negli anni seguenti, in un tecnico ho sempre cercato quello. Hanno costituito la base della mia crescita. Per quanto riguarda invece le amicizie che ho instaurato alla Lazio, credo che quelle nascano sempre. Quando giochi per anni, ma anche per mesi con gli stessi giocatori, è normale si instaurino bei rapporti. Rincontrare su un campo di calcio qualcuno con cui avevi un legame, salutarlo, condividere qualche ricordo, è sempre bello. Però non sono rimasto in stretto contatto con nessuno. 

Hai avuto modo di giocare anche nelle giovanili del Pescara e del Carpi. Quanto ti hanno aiutato a crescere?

Sicuramente anche grazie a questi due club ho vissuto bellissime esperienze. Soprattutto a Carpi, dove sono cresciuto tantissimo e ho avuto la possibilità di confrontarmi con giocatori importanti. Inoltre, con gli emiliani ho avuto l'occasione di calpestare i campi degli stadi di Serie A, anche senza aver la possibilità di esordire. 

A proposito: segui ancora la Serie A?

All'inizio è stato un po' difficile seguire il campionato italiano, ma poi ci sono riuscito. La Juventus è ancora la squadra che, rispetto alle altre, viaggia sopra a tutte. Enormemente superiore. Ha fatto un mercato pazzesco, Allegri è un ottimo allenatore, penso andranno avanti anche in Champions. Il Napoli anche mi sta piacendo, soprattutto a livello di gioco. Mi ha davvero stupito. Ti dirò di più, anche se la Juventus è oggettivamente più forte, non mi dispiacerebbe affatto se il Napoli si affermasse sui bianconeri. 

Il tuo contratto con il Paide è in scadenza a gennaio. Come vedi il tuo futuro?

Non posso dirti nulla di preciso perché sono un po' scaramantico (ride, ndr). Probabilmente, non resterò con il Paide oltre il termine previsto dal contratto. Ho altre offerte e valuterò se restare ancora qui in Estonia o partire nuovamente.

Infine, dimmi la verità: qual è il piatto peggiore che hai mangiato in Estonia?

Fammi pensare... Al momento mi viene in mente solo il rossolye. Si tratta di un tipico piatto estone, con insalata di aringhe e barbabietole in salsa agrodolce. Ma devo ammettere che il ristorante in cui l'ho assaggiato non era nemmeno il top.

Il piatto che non vedi l'ora di mangiare appena rientrato in Italia?

Guarda, sono tornato qui da alcuni giorni. La prima cosa che ho mangiato è stato un buon piatto di pasta con le vongole! 

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