Eriksson a dieci anni dallo Scudetto: "Indimenticabile... un giorno sarebbe bello tornare"

14.05.2010 10:19 di  Daniele Baldini   vedi letture
Fonte: corrieredellosport
Eriksson a dieci anni dallo Scudetto: "Indimenticabile... un giorno sarebbe bello tornare"
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Si era accordato con il Blackburn e aveva deciso di lasciare la Samp, quando arrivo' la telefonata di Sergio Cragnotti. Sven Goran Eriksson si liberò del club inglese e scelse di sposare la Lazio. Tre anni meravigliosi, un ciclo di successi avviato con la finale Uefa persa a Parigi e coronato con lo scudetto del 14 maggio 2000 dopo una Coppa delle Coppe e una Supercoppa Europea battendo il Manchester Utd. Oggi l'ex rettore di Trosby ha 62 anni e da signore del calcio si prepara ad un'altra sfida: il mondiale alla guida della Costa D'Avorio. Ma la Lazio è rimasta nel suo cuore. Un giorno, ha confessato, gli piacerebbe tornare.

Oggi sono 10 anni esatti dal 14 maggio del 2000. Qual è il primo pensiero di mister Eriksson?
"Bello, bellissimo. Ricorderò sempre lo scudetto con la Lazio. Vincere il campionato in Italia, se non sei Juve, Milan o Inter, non è facile".

Lo scudetto planò sull'Olimpico a campionato concluso. Un finale da romanzo, attendendo la vittoria del Perugia.
"Penso che la Lazio giocò un grandissimo campionato. Meritavamo di vincere lo scudetto, anzi forse avremmo dovuto conquistarlo l'anno prima. Eravamo tutti dentro lo spogliatoio, non so quanto tempo passò, mezz'ora, forse quarantacinque minuti. Era molto strano, ma alla fine riuscimmo a festeggiare. Non ricordo chi bussò alla porta dello spogliatoio per avvertirci. Ricordo l'urlo: è finita. Capimmo che lo scudetto era nostro".

Dopo la sconfitta di Verona, la Lazio venne contestata dai tifosi. Era seconda con 9 punti di ritardo dalla Juve, lo scudetto sembrava lontano. Come riuscì a convincere i suoi che l'impresa era ancora possibile?
"I giocatori ci credevano ancora, molta altra gente no. Ricordo che anche Cragnotti si era quasi arreso, non credeva più alla rimonta. Il mio lavoro era mettere nella testa di tutti, dai giocatori allo staff e ai dirigenti, che fosse possibile recuperare la Juve. Fu una grandissima rincorsa".

La Lazio di Eriksson spesso è stata identifica in Mancini come giocatore-simbolo.
"Roberto era importante, ricordo cosa dissi a Cragnotti quando firmai il contratto con la Lazio: Dottore se mi prende Mancini, Mihajlovic e Veron, vinciamo lo scudetto. Veron arrivò soltanto il terzo anno. Vinto lo scidetto, feci una battuta a Cragnotti: Vede presidente, se fosse arrivato subito anche Juan Sebastian, di scudetti ne avremmo vinti tre...".

Il tecnico svedese ha poi continuato ancora con un pensiero su Sergio Cragnotti e su i suoi ex giocatori, chiudendo con un sogno: "Il capolavoro del Presidente è stato quello di mettere dietro Juve e Milan. Cragnotti trasmetteva serenità con il sorriso e acquistava i giocatori che gli chiedevo. Era una squadra fortissima. Un piacere vederne oggi tanti in panchina. Veron nel calcio potrà fare di tutto. E un giorno sarebbe bello tornare...".