Gabriele Paparelli: "Ogni volta un'emozione indescrivibile, i tifosi della Lazio mi danno la carica"

Pubblicato il 05/06 alle 12:50
06.06.2018 06:30 di Gabriele Candelori Twitter:    Vedi letture
Fonte: Gabriele Candelori - Lalaziosiamonoi.it
Gabriele Paparelli: "Ogni volta un'emozione indescrivibile, i tifosi della Lazio mi danno la carica"

Un momento toccante. ‘Di Padre in Figlio’ è ancora alle fasi iniziali e Lino Della Corte, capitano della Lazio Paracadutismo, atterra al centro del campo con una bandiera di 40 metri. Sopra i volti di Gabriele Sandri e Vincenzo Paparelli che si ricongiungono simbolicamente con il popolo biancoceleste. Per descrivere le emozioni di quel momento Gabriele Paparelli ha parlato sulle frequenze di Lazio Style Radio 89.3: “Non ho più parole per descrivere l’amore che mi date: ormai è stato fatto di tutto e ogni volta è un’emozione indescrivibile. Ieri è stato da brividi, da lacrime. Una sorpresa inaspettata che ha commosso tutti all’Olimpico. Due angeli ci sono venuti a salutare dal cielo, uno era mio padre. Soffro da quarant’anni, ma queste cose ti danno una carica enorme. Rappresenta quasi una compensazione, questo amore ti dà forza e coraggio. Questi valori sono davvero un segno di vittoria”.

UN TIFO UNICO - “Io negli anni non sono cambiato: ho sempre vissuto la Lazio con la stessa passione. La mia Lazio mi ha fatto soffrire, l’amore veniva dato a prescindere. Oggi è più semplice con la squadra che si sta togliendo tante soddisfazioni. Vivere lo stadio quando si vince è più facile. Noi poi siamo un po’ particolari e nonostante i trofei resta solo uno zoccolo duro allo stadio. Con l’Inter però è stato uno spettacolo unico, andare tutti all'Olimpico è un valore aggiunto e porta anche qualche punto in più. Noi siamo unici, non ho mai visto spettacoli simili di altre tifoserie. Abbiamo un uomo in più e dovremo dimostrarlo il prossimo anno stando vicini alla Lazio. L’amore che ci trasmette questa società è incredibile, la nostra storia non ce l’ha nessuno”.

NONNO VINCENZO - “A mia figlia ho spiegato la storia di quei giocatori, soprattutto i gol di Signori. È rimasta incuriosita dall’evento, credeva di trovare i suoi beniamini. Poi mi ha chiesto perché nonno Vincenzo era di nuovo lì. Io cerco ancora di difenderla da questo tragico evento. Le dico che è stato un tifoso particolare e che tutti lo ricordano così perché gli volevano tanto bene. Lei, a sei anni, è contenta e fiera di questa cosa”.

ANTONIO DE FALCHI - Ieri erano anche 29 anni dalla morte di Antonio De Falchi, il tifoso romanista ucciso a Milano il 4 giugno 1989: “Si parla di un ragazzo 18enne che ha perso la vita per seguire la squadra del cuore. Papà aveva 33 anni, era anche lui poco più che un ragazzo. Antonio mi rimarrà sempre nel cuore, ho conosciuto la mamma e fatto per lui più di un memorial nel mio municipio. So quanto dolore hanno potuto vivere”.