Guidetti, la Lazio nel destino: "Al City mi ha portato Eriksson e Mancini mi consiglia... Sogno di giocare in Italia, con Klose farei grandi cose"

12.07.2012 07:52 di Marco Valerio Bava  articolo letto 10072 volte
Fonte: Lalaziosiamonoi.it
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Guidetti, la Lazio nel destino: "Al City mi ha portato Eriksson e Mancini mi consiglia... Sogno di giocare in Italia, con Klose farei grandi cose"

Cognome italiano, segno di una terra che gli scorre nelle vene che, nonostante non abbia mai vissuto, sente comunque sua. John Guidetti ha la Lazio nel destino: si perchè a Manchester lo ha portato Eriksson quando aveva solo 16 anni, mentre Mancini lo consiglia, perché lui somiglia a Vialli e allora chi meglio del Mancio può indirizzarlo. Guidetti è nato a Stoccolma nell'aprile 1992, ha già debuttato in nazionale, ha giocato a fianco di Ibrahimovic che lo considera una sorta di fratello minore. 22 gol e 9 assist nella stagione in prestito al Feyenoord. Numeri da capogiro. Guidetti è un diamante grezzo, può diventare uno dei top-player europei e mondiali nel giro di pochi anni. E' un ragazzo forte, già maturo: ha vissuto anche in Kenya, si trasferì in Africa per motivi lavorativi del padre. Lo segue mezza Europa ma lui vorrebbe l'Italia e la Lazio per chi è stato svezzato da Eriksson e allevato da Mancini, avrebbe un fascino particolare. Lo confessa ai microfoni del Corriere dello Sport in un'intervista firmata da Daniele Rindone.


Guidetti, un cognome italiano. Ci racconti la sua storia.
«Abbiamo origini italiane in quanto mio nonno era italiano. Siamo originari di Ferrara, vengo da anni in vacanza in Italia, quindi il legame è forte. La mia famiglia ha ancora un appartamento a Roma».
 

Guidetti, il goleador predestinato. Cosa si prova ad essere un attaccante giovane e così corteggiato sul mercato?
«E’ una sensazione bellissima ed è molto gratificante. Sono contento che la stagione fatta col Feyenoord abbia catturato tanta attenzione a livello europeo e che uno dei quotidiani sportivi più importanti del Paese olandese mi abbia eletto come miglior giocatore del campionato».
 

La vogliono in tanti, ma a lei piacerebbe giocare in Italia?
«H
o sempre sognato di giocare un giorno in serie A, quindi assolutamente si!».
 

Che pensa della serie A? La segue da appassionato?
«La seguo con regolarità, è uno dei campionati più importanti d’Europa. E il cammino fatto dagli azzurri agli Europei ha ribadito la forza del calcio italiano».
 

Quali sono i suoi idoli?
«Essendo svedese ovviamente il mio punto di riferimento è Ibrahimovic, un giocatore straordinario, il più grande di sempre tra gli svedesi. Poi ci sono due calciatori che mi hanno sempre affascinato: Ronaldo e Zidane».
 

Lei è di proprietà del City, è chiuso da grandi campioni. Come si fa a sgomitare con loro?
«Sicuramente giocatori del livello di Balotelli, Aguero, Tevez, Silva, Dzeko e tutti gli altri alzano il livello di competitività per un attaccante emergente come me. L’unico modo è continuare a lavorare duramente, farmi trovare sempre pronto e sfruttare le occasioni che capitano. In questo modo ho la possibilità di dimostrare le mie qualità».
 

Nella Svezia gioca accanto a Ibra, nella Lazio farebbe coppia con Klose. Si vede in campo insieme a Miro? Il tandem funzionerebbe?
«Klose è un giocatore d’area fantastico, ha fatto gol ovunque sia stato. Se potessi giocare accanto a lui sono sicuro che imparerei molto, potremmo essere un coppia d’attacco produttiva, ci integreremmo bene».
 

Mancini le ha mai parlato del calcio italiano? La cercano Lazio e Sampdoria, sono le squadre del cuore di Mancio...
«Il mister, vista la sua grande esperienza, mi consiglia molto e i suoi consigli si sono sempre rivelati giusti. Oltre ad essere stato un grande giocatore è anche un grande allenatore, basta vedere i risultati che ha conseguito in questi anni. Ma non sarebbe appropriato rivelare tutto quello che mi dice il tecnico». 
 

Mancini ed Eriksson, due eroi per la Lazio. Sven è svedese come lei, alla guida dei biancocelesti ha vinto tutto. Sarebbe felice di vederla a Roma, sponda laziale.
«Eriksson è l’allenatore che a 16 anni mi ha voluto fortemente al Manchester City ed è il motivo principale per cui ho firmato con la società inglese, sono legato a lui. Devo aggiungere altro?».