Rivera all’attacco: “I procuratori hanno invaso il calcio e i club non non fanno crescere i talenti”
RASSEGNA STAMPA - Lunga intervista sulle colonne della Gazzetta dello Sport per Gianni Rivera in vista dell’apertura dei Mondiali 2026 allo stadio Azteca, teatro della partita del secolo tra Italia e Germania. Tra gli argomenti toccati anche il futuro del calcio italiano e le cause della decadenza. Queste le parole dell’ex attaccante.
“Non nascono i campioni ed è dura senza di loro ottenere grandi risultati. Lo dico e ripeto sempre: le società non credono più alle politiche che creavano, costruivano e facevano crescere i fratelli Baresi e i Maldini. In Serie A, e anche in B, i pochi calciatori bravi ormai sono praticamente stranieri. La colpa è soprattutto dei club che, invece di far crescere i ragazzi e portarli ad alti livelli, hanno lasciato tutto in mano ai procuratori. I procuratori hanno invaso il calcio, pensano prima di tutto a migliorare le loro tasche”.
“So di molte famiglie che hanno rinunciato a far proseguire i loro figli perché non avevano i soldi per pagare gli agenti. Quei bambini magari oggi sarebbero in Nazionale. La mia non è una crociata contro la figura del procuratore, che considero comunque una delle cause dei problemi che mettono in crisi il sistema calcistico. Faccio riflessioni precise. C’è la svalutazione del talento, gli agenti hanno un potere eccessivo e i giovani sono pesantemente penalizzati. Qualcuno deve dare una mano, io sono pronto. Ma non la mano de dios di Maradona, come 40 anni fa proprio all’Azteca... Bisogna cambiare a livello istituzionale”.
