FOTOPARTITA - Tra sorprese e conferme: a Napoli Wallace ha il primo piano migliore
Non sarà stata la miglior Lazio stagionale, quella più divertente o la più impeccabile. Di sicuro però, le sorprese ieri sera al San Paolo non sono mancate. Il modulo era già stato preannunciato alla vigilia, meno scontata invece la resa in campo al cospetto dei palleggiatori e dei velocisti partenopei. I biancocelesti non rinunciano mai ad attaccare, concedendo nel primo tempo qualche spazio di troppo, accettando però anche l'uno contro uno, esaltando così- e chi lo avrebbe detto - le reattività dei singoli, in primis quella di Wallace. Una partita da squadra per gli uomini di Inzaghi, un pareggio sudato e meritato, un esame di maturità ampiamente superato.
"MARTIAL? NO GRAZIE, GUARDO SOLO ME STESSO" - C'è ancora il suo zampino, questa volta con la complicità di Reina, ma poco importa. È un mix di sensazioni e motivazioni il pareggio di Keita di ieri sera: la tigna di chi non si dà mai per vinto, la spiazzante naturalezza nel puntare l'avversario, la personalità propria dei grandi giocatori. Ha giocato più vicino ad Immobile il senegalese, nel tentativo di offrire più soluzioni offensive alla manovra, senza lasciare troppo solo l'ex Toro nella morsa asfissiante di Koulibaly e Chiriches. Hanno provato a pungolarlo in tanti modi nel post gara ai microfoni di Sky Sport. Lele Adani propone il paragone con Martial. La risposta dell'ex blaugrana è 'un'ode alla sincerità': "Ad essere sincero non è un giocatore che guardo moltissimo, guardo solo me stesso perfezionando il mio stile". La sua esultanza dopo il gol è il lascito migliore per Inzaghi, che lo rivedrà soltanto tra più di una settimana, quando farà ritorno dal Senegal. E quanta nostalgia quando a gennaio volerà in Gabon per la Coppa d'Africa.

UN GIGANTE A CENTROCAMPO - Nel finale di partita, quando qualcuno era sulle gambe, ha preso la squadra per mano. Biglia era una garanzia nel palleggio e nel primo appoggio dei difensori, ma a far legna a centrocampo per tutta la gara ci ha pensato ancora Milinkovic-Savic. È stata la sua partita, era a suo agio nel duellare con Hamsik e Diawara. Inzaghi opta per il 3-5-2, un escamotage per giocarsi anche la carta del serbo, senza rinunciare a Parolo e Lulic. Scelta vincente per il tecnico piacentino, perché il classe '95 dimostra ancora maturità sapendo ben alternare le due fasi. Tanto sacrificio anche per lui, facilitato dalla solita buona confidenza che dà al pallone e da un fisico che fa tutto il resto. Non è veloce è vero, ma se riuscisse anche ad anticipare i tempi di gioco, sarà veramente difficile toglierlo dal campo.

LE SORPRESE NON FINISCONO MAI - Le immagini horror di un anno fa al San Paolo erano ancora ben scolpite nella memoria di tutti i tifosi biancocelesti. L'idea di vedere Wallace al centro della difesa a tre, da neofita in quel ruolo, non aiutava di certo il tentativo di non provare ulteriori ansie. È bastato poco però per smettere di sudare freddo. Il centrale brasiliano non ha paura dell'uno contro uno. Temporeggia, cerca sempre l'anticipo, dimostrando di avere anche una buona progessione nell'accompagnare la corsa degli esterni azzurri lontano dalle parti di Marchetti. Ha trovato il supporto di tutta la squadra, che corre, lotta e suda per 93', ma se il portiere di Bassano del Grappa si esalta solo su tiri dalla distanza il merito è anche il suo. Insieme ad Hoedt, in queste settimane ha saputo ben rimpiazzare l'assenza pesante di Bastos e de Vrij, dimostrando che quest'anno il salto di qualità in difesa è evidente anche nelle alternative.

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