ESCLUSIVA - Calori: "Il mio nome per sempre legato allo Scudetto del 2000. Champions? Lazio favorita"

Pubblicato il 14/05 ore 22
 di Alessandro Vittori Twitter:   articolo letto 9844 volte
Fonte: Alessandro Vittori - Lalaziosiamonoi.it
ESCLUSIVA - Calori: "Il mio nome per sempre legato allo Scudetto del 2000. Champions? Lazio favorita"

Alle 18 e 4 minuti del 14 maggio del 2000 la Lazio vinse uno Scudetto unico nella storia della Serie A: la partita dell’Olimpico era finita da più di 50 minuti e le orecchie dei tifosi biancocelesti erano incollate alle radioline per seguire Perugia - Juventus. La partita del Curi la decise un certo Alessandro Calori, contattato in esclusiva da Lalaziosiamonoi.it per parlare di quel giorno e dell’attualità legata allo scontro Champions tra Lazio e Inter.

Se le dico 14 maggio 2000, cosa le viene in mente?

“Per me è straordinario che dopo 18 anni ci sia ancora vivo il ricordo del mio gol, ricevo un calore incredibile. Ovunque, dove vado tante persone mi fermano e mi ringraziano per quello che ho fatto quel giorno. Oggi il mio telefono era pieno di tantissimi messaggi da tifosi laziali e non. Per me quella è stata una grande parentesi della mia vita da calciatore: a Perugia fu un match particolare, in mezzo all’acqua, alla tensione, culminata con la vittoria dello Scudetto da parte della Lazio. La Juventus in quella stagione aveva un buon vantaggio, ma nelle ultime partite perse con noi e a Verona. Ebbe un momento di difficoltà fisica. L’ultima giornata però venne seguita veramente da tutti, decideva il campionato e il mio nome è rimasto legato a questo evento per sempre”.

Che effetto fa condannare la squadra di cui si è tifosi?

“Io fin da bambino ero tifoso della Juventus, il mio idolo era Gaetano Scirea. Certo poi quando si diventa professionisti e si gioca in Serie A per tanti anni questo passa in secondo piano, però la fede è quella e non la rinnego”.

Tornando all’attualità, come gestirebbe la questione de Vrij al posto di Inzaghi?

“Inzaghi sta dimostrando di essere un grande allenatore e gestire certe situazioni è difficile, soprattutto per quella che è la cultura italiana, la nostra mentalità di vedere nero anche dove non c’è. De Vrij è un olandese, un grande giocatore e se è arrivato a fare la scelta di lasciare la Lazio non significhi nulla sulle partite rimanenti. Professionalmente quando si condivide con un gruppo una stagione, non si pensa a quello che succederà domani. Continuando a pensare male non si va da nessuna parte. Lui se disputerà la partita lo farà normalmente, sotto pressione perché si sentirà gli occhi addosso. Quando per tutto l’anno si ha un obiettivo come la Champions non possono sorgere problemi di questo tipo. Io lo farei giocare in sostanza, altrimenti lo avrei messo fuori già da prima”.

Lazio - Inter che partita sarà?

“Per la Lazio è fondamentale recuperare Immobile, giocare al completo è tutto un altro discorso. Entrambe le squadre avranno grandi motivazioni, ma vincerà chi avrà più capacità di giocare questo tipo di sfide. Gestire la tensione, non solo a livello tecnico tattico ma come fattore emotivo e nervoso, regala una spinta importante. La Lazio avendo due risultati a disposizione ha un leggero vantaggio ed è favorito, visto anche il fattore campo, però l’Inter è una squadra di valore. Ha perso l’ultima partita però ha creato tantissime occasioni, quindi la forma è buona”.

Come reputa la stagione della Lazio?

“Il giudizio non può che essere positivo, poi è chiaro che un’annata del genere deve essere completata. La qualificazione in Champions League a livello di prestigio e di risultati è il culmine del lavoro fatto dai biancocelesti. Il campionato è stato importante, ha il migliore attacco della Serie A, ha creato bel gioco, valorizzando tantissimi giocatori, ha finora il capocannoniere. Il lavoro di Inzaghi è assolutamente ottimo. Vincere l’ultima lo completerebbe”.

Un pensiero su mister Inzaghi

“La storia di Inzaghi è particolare visto che due estati fa sembrava destinato alla Salernitana. C’è stato un grande intuito della società che gli ha dato fiducia, mentre Simone l’ha ripagata con un cammino importante già la stagione scorsa. Quest’anno si è ulteriormente migliorato, confermandosi come un allenatore tra i migliori. Il grande merito quindi è di chi l’ha tutelato ma soprattutto suo: con i fatti ha dimostrato di essere in grado di gestire il gruppo e soprattutto dargli una fisionomia e un gioco. Saper dare un’identità alla squadra è il grande valore di un tecnico”.

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