Rivera: “Italia, se mi chiami sono pronto”. Poi l’attacco a Gravina e Mancini
RASSEGNA STAMPA - “Se mi chiamano, io sono pronto. Sono sempre pronto. E ho già un programma per rilanciare il movimento”. Non si tira indietro Gianni Rivera e anzi rilancia sulle colonne de la Repubblica. “Abbiamo toccato il fondo, l’Italia fuori dalla Coppa del mondo è un disastro. La Nazionale è diventata una squadra che non fa più paura alle grandi del calcio”.
Parole decise quelle di Rivera, che poi anticipa parte del programma ideato con Adolfo Sormani, figlio di Angelo: “Vogliamo ripartire dai più piccoli: bisogna curare la tecnica di chi inizia a giocare a calcio. Concentrarsi su quello. Poi aumentare le strutture e farli stare più tempo possibile in campo. Questo progetto l’avevo già nel cassetto, lo avrei esposto anche in caso di vittoria dell’Italia in Bosnia, magari testandolo in una squadra di dilettanti. Per me dovrebbero esserci massimo tre giocatori stranieri nei club del nostro campionato, altrimenti c’è poco materiale per la Nazionale”.
Rivera si toglie poi qualche sassolino dalla scarpa, criticando prima Gravina e poi soprattutto Roberto Mancini: “Gravina? Le dimissioni erano scritte. Stavolta anche volendo non avrebbe potuto restare abbarbicato alla poltrona. Chi al suo posto? Abete lo conosco bene: è una persona seria e ha a cuore il calcio italiano. Potrebbe essere il nome giusto. Mancini al posto di Gattuso? A me spiace per Roberto, dico davvero. Ma quando è scappato in Arabia ha preso la sua decisione e ha costretto tutti a non volerlo più come commissario tecnico. È questo che, purtroppo, lui non ha ancora capito. Si è reso di nuovo disponibile, ma è stato uno dei primi a far danni alla Nazionale. Spero non torni sulla nostra panchina”.
