ESCLUSIVA - Sannibale, ricordi da ex e presente da tifoso: "Felipe è l'idolo di mio figlio! E uno Zeman io l'ho già battuto..."

Pubblicato il 03/04 ore 21:20
04.04.2015 07:20 di  Andrea Centogambe  Twitter:    vedi letture
Fonte: Andrea Centogambe - Lalaziosiamonoi.it
ESCLUSIVA - Sannibale, ricordi da ex e presente da tifoso: "Felipe è l'idolo di mio figlio! E uno Zeman io l'ho già battuto..."

Un sogno vissuto nel caos, forse per questo impossibile da dimenticare. È la storia di Simone Sannibale, difensore centrale classe '86 oggi in forza all'Astrea, società calcistica appartenente alla Polizia Penitenziaria che milita in Serie D. Simone è nato e cresciuto nel settore giovanile della Lazio, ha vissuto in prima persona la movimentata estate del 2004, quando a Formello regnava l'incertezza e la paura. L'arrivo di Lotito, l'esordio in Supercoppa italiana a San Siro, l'Intertoto giocato al fianco di Paolo Di Canio, i ricordi di Sannibale sono ancora nitidi. Dopo il ritorno dal prestito alla Salernitana, dice definitivamente addio alla Capitale. Nel 2006 veste la maglia della Juve Stabia, poi indossa le casacche di Torres, Lanciano, Scafatese, Isola Liri e Nocerina. Prima di approdare all'Astrea, che difende da ben cinque stagioni. La redazione de Lalaziosiamonoi.it ha intervistato proprio Simone Sannibale per fare un salto nel passato ricco di aneddoti e dolci ricordi.

Da cinque anni giochi nell'Astrea, che giudizio dai a questa esperienza?

“Cinque anni fa ho accettato questo progetto, mi hanno offerto il posto di lavoro... (di sottofondo si sente: “Grande Sannibale!”, ndr). Siamo all'aeroporto adesso (ieri, ndr), c'è tanto entusiasmo perché abbiamo appena vinto una partita fondamentale per i play out. Era uno scontro salvezza, abbiamo vinto 1-0 fuori casa e stiamo festeggiando. Qui c'è un bel gruppo e un ambiente sereno, mi trovo molto bene. Tra l'altro abbiamo affrontato il Selargius allenato da Karel Zeman, figlio di Zdenek”.

Prima capitola il figlio di Zeman, poi sabato anche Zeman...

“Speriamo! Se la Lazio contro il Cagliari gioca da Lazio finisce 3-0, senza fatica”.

Qual è l'obiettivo stagionale dell'Astrea?

“L'obiettivo era quello di centrare i play off, ma abbiamo avuto un sacco di problemi, ci sono stati diversi infortuni. Così abbiamo cambiato obiettivi in corsa, siamo quasi salvi ma non possiamo essere contenti di quanto fatto”.

In panchina c'è un certo Roberto Rambaudi...

“Il mister ha portato quel professionismo che qui mancava. Noi lo consideriamo ancora un giocatore, in campo si fa sentire. Lavora tanto, è uno 'zemaniano' doc. Inizialmente non eravamo abituati a certi carichi di lavoro, adesso stiamo iniziando a seguirlo e i risultati si vedono. Prima attaccavamo tanto e dietro restavamo scoperti, ora c'è più equilibrio. Credo che in questa categoria sia un lusso riuscire a giocare come facciamo noi”.

Da zemaniano doc, non può avervi risparmiato i gradoni, o sbaglio?

“Sono stati quindici giorni estenuanti questa estate. Abbiamo fatto i gradoni, dieci volte i mille metri, il mister crede molto nella preparazione. Abbiamo faticato tanto e adesso stiamo raccogliendo i frutti. Fisicamente stiamo meglio rispetto alle altre squadre, nei secondi tempi partiamo sempre forte. Non era facile assimilare certi carichi di lavoro. Possiamo solo ringraziare Rambaudi”.

Torniamo alla tua esperienza laziale, ti ritieni più sfortunato o fortunato per esser capitato in quel periodo societario piuttosto tribolato?

“Probabilmente se non fossi capitato in quel periodo lì non avrei nemmeno esordito in prima squadra. Nella Lazio di Nesta e Stam non avrei trovato spazio, avrei potuto solo guardarli. Nella sfortuna mi sono ritagliato un piccolissimo spazio, la società era stata appena comprata da Lotito. È innegabile che il settore giovanile non sia stato curato molto”.

Che ti ricordi dell'esordio in Supercoppa italiana contro il Milan (finì 3-0 per i rossoneri con tripletta di Andry Schevchenko)?

“Ricordo tutto, fu una giornata indimenticabile. C'era tutta la mia famiglia in tribuna, è stato il giorno più bello della mia vita”.

Anche in Intertoto hai avuto modo di giocare: era il 3 agosto del 2005, la Lazio andò a Marsiglia.

“Fu una grande esperienza, ricordo la fiducia che mi diede Delio Rossi, l'aiuto dei compagni e l'enorme difficoltà nel marcare un giocatore allora sconosciuto come Ribery. Oggi uno dei più forti al mondo”.

Impossibile non chiederti di Paolo Di Canio, trascinatore di quella Lazio.

“Per me, laziale cresciuto nella Lazio, era un idolo. Soltanto parlarci era un sogno, figuriamoci essere un suo compagno di squadra, allenarmi con lui. Paolo ci trattava benissimo, si prendeva cura dei giovani, è una persona eccezionale, fantastica. Io sono innamorato di lui. Mi sono anche tatuato una frase della sua biografia che recita: “Sono un vincente? Sono un perdente? Non lo so. Quello che so è che sono uno che lotta”. Lui rimase contento, a me imbarazzava fargli vedere quel tatuaggio. Purtroppo non ho avuto la fortuna di conoscere Chinaglia, ma posso dire di aver conosciuto Di Canio”.

C'è un aneddoto che ricordi su Paolo Di Canio?

“Sì, anche se l'hanno già raccontato in molti. Prima del derby del 6 gennaio 2005, convocò tutta la squadra nella hall di Formello e mise il film Braveheart. Tolse l'audio del film e parlò lui durante il discorso di Mel Gibson, in piedi sul tavolo. Lo seguivamo tutti, c'erano i gemelli Filippini che erano carichissimi. La sera prima eravamo già tutti in clima derby. Questo era Paolo Di Canio. Mi spiace non averlo seguito anche dopo, quando allenava la Cisco Roma. Mi chiese disponibilità per andare a giocare lì, ma io ero legato alla Lazio. Mi sarebbe piaciuto viverlo anche da allenatore”.

Con l'allenatore che ti ha fatto esordire in prima squadra, Mimmo Caso, che rapporto avevi?

“Mimmo Caso è stata la mia fortuna, come un papà per me. Nella stagione 2003/2004 era in Primavera, l'anno dopo portò me insieme ad altri giovani in prima squadra e ci diede la possibilità di allenarci con i grandi. In Primavera sottolineava sempre gli errori che facevamo, non voleva che ci rilassassimo nemmeno per un secondo. È una grande persona, dispiace abbia allenato la Lazio solo per sei mesi”.

Sei sato allenato anche da Delio Rossi...

“Ho un grandissimo ricordo anche di lui, non ho mai incontrato un professionista e un lavoratore simile, una persona soprattutto umana. Prima della partita col Marsiglia in Intertoto mi disse: “Non ti preoccupare perché se sbagli è colpa mia, se fai bene è soltanto merito tuo”. Prima di entrare in campo mi diede una grande sicurezza”.

Nonostante i risultati tutt'altro che esaltanti, i tifosi ricordano con affetto quella squadra. Come te lo spieghi?

“I laziali nella difficoltà si esaltano, si compattano. Non era certamente una delle migliori Lazio ma c'erano uomini veri. Ricordo Couto, Muzzi, Negro, Oddo, i gemelli Filippini, Manfredini. Un gruppo eccezionale, purtroppo non abbiamo ottenuto grandi risultati”.

Fu una stagione partita male dall'inizio, regnava il caos.

“Sì, quando eravamo in ritiro in Giappone non si sapeva ancora chi fosse il presidente. C'erano tantissimi problemi. Ricordo che andammo in tournée in Giappone, poi in Inghilterra disputammo due amichevoli col Cardiff e col Manchester City. Intanto la squadra perdeva pezzi, ci arrivava notizia che la società non era stata ancora rilevata da nessuno. I grandi giocatori non la vivevano bene questa situazione, per noi giovani era comunque un sogno. C'era nervosismo e un po' di preoccupazione, ma riuscimmo ugualmente a compattare il gruppo e a salvare la stagione”.

Quando avete saputo che Lotito aveva acquistato la Lazio, dove eravate?

“Era l'ultimo giorno del ritiro in Giappone. Ci fu grande entusiasmo soprattutto tra i tifosi. In campionato avremmo poi esordito a Genova con una vittoria con gol di Di Canio (quello tolto letteralmente dalle mani di Inzaghi, ndr), speravamo tanto di fare bene. Ma di problemi ce ne furono molti, fu anno difficilissimo”.

Cosa cambieresti della tua esperienza laziale?

“Vorrei non aver avuto la fretta di andare a giocare altrove. Quando tornai dopo tre anni di prestito, mi sentivo un giocatore apprezzato in Serie C, mentre alla Lazio ero ancora il ragazzo della Primavera. Forse oggi aspettere il mio turno, anche per un anno. Aspetterei pazientemente per avere un'occasione. Forse ho avuto la fretta o la presunzione di sentirmi un giocatore pronto. Mi dispiace non aver dato di più, ma nel mio piccolo sono soddisfatto. A mio figlio posso raccontare di aver giocato con la Lazio”.

Quando eri in Primavera c'era chi ti soprannominava il nuvo Nesta. Ricordi?

“Avevo anche i capelli lunghi per somigliare a Nesta (ride, ndr)! Forse perché c'era tanta voglia di avere nuovamente un laziale di Roma in campo. Ripeto, sono contento di com'è andata, forse doveva andare così”.

Oggi segui la Lazio da tifoso?

“Siamo tutti abbonati in famiglia. Io, mio padre e mio figlio di 5 anni che ha il 'Cucciolone'”.

Cosa ti colpisce di questa Lazio?

“Ho apprezzato il ritorno della maglia del meno 9, l'ho comprata sia per me che per mio figlio. Parlando di campo, mister Rambaudi parla benissimo di questa Lazio. Ci dice che è un gruppo unito, che ci tiene davvero a vincere. Ci parla benissimo anche di Pioli, contento perché non ha mai allenato un gruppo del genere. Erano anni che la Lazio non aveva giocatori così forti”.

Erano anno che non si vedeva uno come Felipe Anderson...

“È il nuovo idolo dei bambini, tant'è che mio figlio mi ha chiesto la maglia di Felipe Anderson. Erano anni che non ci identificavamo in un giocatore del genere, un talento da far vedere ai bambini. Mio figlio quando calcia dice di essere Felipe Anderson”.

E de Vrij, altra colonna portante, che impressione ti ha fatto?

“Fa delle giocate con una tale semplicità che sembra faccia un altro sport. È un predestinato, un campione, se pensiamo che potevamo prendere Astori... Abbiamo rimpianto Astori, quando de Vrij si è dimostrato uno dei difensori più forti in Italia”.

Quanto manca alla Lazio per puntare allo Scudetto?

“Alla Lazio non manca tanto, ma si dovrebbe togliere qualcosa alla Juventus. Prenderei un vice Klose, Djordjevic mi convince ma la prossima stagione con tre competizioni servirà un attaccante del calibro di Klose. Uno come Higuain, per esempio. Abbiamo sempre avuto grandi bomber, perché accontenarsi?”.

Come credi che sarà la classifica finale?

“Juventus, Roma, Lazio e Napoli... fino all'ultima giornata. Vinciamo il derby del 24 maggio e li sorpassiamo, sarebbe la stagione ideale, un sorpasso all'ultima curva vale come uno Scudetto. La Juventus per ora è inarrivabile”.