Lazio, Diogo Leite è già un caso: numeri da record, botte e un episodio che fa discutere!
C'è chi entra in punta di piedi, chiedendo permesso. E chi sceglie di presentarsi con il petto in fuori, i muscoli tesi e la voglia di lasciare subito il segno. Diogo Leite, martedì sera, ha scelto la seconda strada. Novanta minuti di battaglia, di palloni conquistati, di calci incassati e restituiti con la moneta della personalità. Il portoghese ha aspettato il suo momento, poi ha afferrato la prima maglia da titolare in Serie A e l'ha trasformata in un'occasione da sfruttare fino all'ultima goccia di sudore. Nel 6-2 con cui la Lazio ha travolto il Sassuolo, il numero 2 biancoceleste non ha cercato le luci della ribalta. Ha preferito lavorare nell'ombra, dove si costruiscono le fortune delle grandi squadre. E dove spesso si nascondono le prestazioni che fanno la differenza.
Un leone. Perché Diogo Leite non si è limitato a difendere, ha combattuto. Ha resistito alle spinte, ai contrasti, alle provocazioni di una partita che, nonostante il risultato, non gli ha risparmiato nulla. Emblematico quanto accaduto nel recupero del primo tempo, quando Berardi, cadendo dopo un contrasto, ha colpito con un calcio al petto Diogo Leite. Il portoghese è rimasto a terra, mentre Zufferli ha assegnato una punizione al Sassuolo. Un episodio discusso, con dubbi sulla volontarietà del gesto, che non ha comunque fermato il difensore biancoceleste. Si è rialzato e ha ripreso a fare quello che aveva fatto fino a quel momento: lottare.
Ma la sostanza della sua serata non è racchiusa soltanto nei duelli. A raccontarla ci pensano cinque numeri che pesano come macigni: 116 palloni toccati, 103 passaggi completati, 59 nella metà campo avversaria, quattro azioni difensive e quattro duelli aerei vinti. In tutte queste voci statistiche, secondo i dati Serie A e Sofascore riportati nel documento, Diogo Leite è risultato il migliore in campo. Una prestazione fatta di attenzione e coraggio, di letture e anticipi, ma soprattutto di una qualità che Gattuso pretende dai suoi difensori: saper costruire senza rinunciare a combattere.
Il mancino portoghese ha lavorato sul centrosinistra, dando respiro e geometrie alla manovra. Ha cercato i compagni, ha accompagnato l'azione, ha alzato la testa quando c'era da osare. Proprio da un suo lancio in profondità nasce l'azione che libera Isaksen e porta al secondo calcio di rigore della serata, poi fallito da Frattesi al 61'. Un pallone che attraversa il campo e racconta la differenza tra chi si limita a liberare l'area e chi, invece, prova a trasformare la difesa nel primo passo dell'attacco.
Qualche sbavatura? Certamente. Sul gol di Esposito avrebbe potuto chiudere meglio, evitando di concedere all'avversario lo spazio necessario per calciare. Un episodio che ha inciso anche sui voti delle pagelle dei quotidiani sportivi: 7 dal Corriere dello Sport, 6 dalla Gazzetta dello Sport e 6 da Tuttosport. Valutazioni diverse, accomunate però dal riconoscimento di una prestazione complessivamente positiva. Perché il difensore perfetto non esiste. Esiste quello che sbaglia, reagisce e non smette di combattere.
E allora, mentre la Lazio di Gattuso continua la sua folle cavalcata, con 25 punti sui primi 27 disponibili e il miglior avvio di campionato della propria storia, ecco spuntare un altro protagonista. Uno che non ha avuto bisogno di segnare per farsi notare. Che ha messo insieme tecnica e carattere, eleganza e ferocia agonistica. Diogo Leite ha bussato alla porta delle gerarchie con la forza dei fatti. E adesso Gattuso dovrà decidere quanto spazio concedergli. Perché martedì sera, tra una sportellata e un pallone ricamato col sinistro, il portoghese ha mandato un messaggio chiarissimo: nella Lazio che sogna in grande, vuole esserci anche lui. E non da spettatore.
