Lazio, il papà e lo zio di Thomas: “Il cartello del Fersini? I nostri figli meritano di sognare”

Parlano ai nostri microfoni Emiliano Gallo e Francesco, papà e zio di Thomas, il giovane tifoso di 5 anni protagonista al Fersini della richiesta a Lotito
29.08.2026 16:00 di  Michele Cerrotta  Twitter:    vedi letture
Fonte: Michele Cerrotta - Lalaziosiamonoi.it
Lazio, il papà e lo zio di Thomas: “Il cartello del Fersini? I nostri figli meritano di sognare”

Il significato più profondo della protesta dei tifosi della Lazio racchiuso in poche parole. È una richiesta semplice ma dritta al cuore del problema quella che il piccolo Thomas Gallo, 5 anni, da Formello invia a Claudio Lotito tramite un cartello che porta al Fersini insieme al cugino Nicolò di 7 anni e mezzo e a papà Emiliano e zio Francesco.Puoi vendere così torno allo stadio?”. Una richiesta che diventa il manifesto del momento della Lazio ma che Lotito non può ascoltare in prima persona, perché concentrato sulla Reggina e presente a Reggio Calabria mentre a Formello si aprono le porte del centro sportivo per la prima volta nel corso della stagione.

Un’apertura che diventa un’occasione soprattutto per i più piccoli, finalmente nella condizione di poter sperimentare i primi contatti con la Lazio e i suoi giocatori in uno dei momenti di maggior chiusura e distacco degli ultimi anni. “Noi siamo venuti solo per i bambini. Solo per loro” spiegano ai nostri microfoni il papà di Thomas, Emiliano, e lo zio Francesco. “Cerchiamo di tramandare la Lazialità in un momento difficilissimo, dobbiamo provare a farli crescere laziali. Loro si ricorderanno tutti questi sforzi quando saranno grandi”.

Essere genitori e provare a tramandare la Lazialità: un compito non facile in un momento simile. “Il segreto è parlare sempre di Lazio, perché all’asilo e a scuola sono tutti della Roma. Almeno a casa bisogna parlare della Lazio, circondarli di Lazio. E magari anche sfruttare eventuali occasioni come quella di oggi”. Un’occasione importante anche per Thomas, felice di poter incontrare per la prima volta i calciatori della Lazio insieme al cugino Nicolò: “È la prima volta che possiamo vedere i giocatori da vicino, ormai da più di un anno non andiamo allo stadio”. 

Da qui la scelta di portare al Fersini un messaggio diverso, almeno nella forma, ma di fatto manifesto più profondo del dissenso dei tifosi della Lazio: “È un messaggio vero, sentito. Non vogliamo allontanare i nostri figli dalla Lazio, anzi” ci spiegano Emiliano e Francesco. “Ci auguriamo per loro, e per tutti i bambini come loro, che possano presto tornare allo stadio. Entrarci per la prima volta e vedere tutta questa marea immensa che ti trasmette amore. Come accadeva a noi da piccoli”. 

Si apre quindi l’album dei ricordi: “Abbiamo vissuto la Lazio dello scudetto, loro non possono neanche lontanamente immaginare cosa significhi. Thomas e Nicolò hanno le magliette della Lazio, ma dietro non c’è scritto il nome di un giocatore. C’è il nome loro. Noi compravamo le magliette di Crespo, Nedved, Simeone, Almeyda. Arrivare a quei livelli è complicato, certo, ma la Lazio merita più di quello che ha ora. Oggi che nome scegli?”.

La risposta sta tutta nella riproposizione dell’immagine del bambino che pochi mesi fa all’Olimpico chiedeva la maglia a Nico Paz. Una situazione che vivono da vicino anche Emiliano e Francesco: “Oggi i nostri figli non guardano più ai giocatori della Lazio. Hanno la maglietta, ma poi vogliono quella di Yamal. Iniziano a fare la raccolta delle figurine, a capire chi sono i giocatori, quanto sono forti. Siamo stati noi a dover spiegare loro invece chi sono i giocatori della Lazio. Sono troppo piccoli per ricordare anche gli anni di Immobile, Milinkovic e Luis Alberto”.

Dallo stato di abbandono percepito fino a una grande paura: “Nella sua storia la Lazio non è mai stata peggio di così, anche per lo stato di abbandono della società. Formello apre le porte, vengono i tifosi. Ci si aspetterebbe un discorso del presidente che invece è a Reggio Calabria. Noi invece siamo qui. E in alcuni momenti ci siamo ritrovato a pensare a dover spiegare ai nostri figli del rischio della Serie B, la paura di una stagione come quella della Fiorentina lo scorso anno. La situazione della Lazio è diversa. E iniziare una stagione con un’eliminazione ai trentaduesimi di Coppa Italia contro il Mantova è stata una mazzata incredibile”.

E ancora: “Anche Gattuso si è reso conto della situazione. Dice che non ci sono i soldi per il mercato. È cosciente della situazione, del livello di questa Lazio. Lo ha detto anche in riferimento all’arrivo di Frattesi. È una cosa che ormai vedono tutti, anche chi non è della Lazio. La misura è colma per chi pretende di meglio anche per i propri figli: “Vogliamo che possano vedere una Lazio più forte, che possano vivere quello che noi abbiamo vissuto. Fino a che livello lo dirà il tempo, ma è il momento che non debbano più soffrire così e stare lì ogni estate a leggere nomi di giocatori da cercare su YouTube o a leggere che diversi giocatori rifiutano di venire alla Lazio. È il disonore più grande che si possa subire, basterebbe avere una società normale”. Tutta l’amarezza, infine, si racchiude in una battuta amara: “L’unica speranza per il futuro della Lazio è che la Reggina arrivi in alto”.

Michele Cerrotta
autore
Romano, classe 1994. Già da bambino sognavo di essere un giornalista, dal 2021 ho fatto della mia passione un lavoro. Dove è la Lazio ci sono anch’io.