Lazio, bagno di folla al Mapei: tra i tifosi spunta Orsato. Il siparietto è tutto da ridere
Bagno di folla al Mapei Stadium. Un abbraccio biancoceleste che attraversa chilometri, supera distanze e si stringe attorno alla Lazio senza mollarla mai. Amore puro, quello che in trasferta assume un sapore ancora più intenso. I tifosi circondano gli ingressi, aspettano l'apertura dei cancelli, colorano di biancoceleste l'attesa. Poi, tra una maglia e l'altra, spunta un signore distinto, pullover bianco e passo tranquillo. È Daniele Orsato, oggi alla guida della CAN. Qualcuno lo riconosce, lo ferma. Partono sorrisi, saluti, persino ringraziamenti. «Grazie per come hai arbitrato la Lazio nei derby», gli gridano. Lui ride, ricambia, si concede ai tifosi. È arrivato per osservare, valutare il lavoro dei suoi arbitri, ma anche per respirare un po' di sano calcio lontano dal terreno di gioco.
Orsato si ferma a parlare con alcuni sostenitori più attempati. Il discorso scivola sui ricordi, quelli che il tempo non cancella. «Della Lazio ricordo con piacere Klose. Che campione assoluto! In campo rispettava tutti. Mi ricordo che una volta, dopo aver segnato, fermò il gioco dicendo di aver toccato il pallone con la mano. Dov'era successo?». La risposta arriva immediata, quasi fosse una domanda da quiz: «A Napoli, era a Napoli!». Orsato scoppia a ridere: «Ma siete un almanacco?». Risate, battute, una scena spontanea che racconta il calcio nella sua dimensione più bella. Qualcuno approfitta dell'occasione per ricordargli che anche quest'anno gli errori arbitrali non sono mancati. Lui non si sottrae, saluta e risponde con semplicità: «Si lavora e cercheremo di migliorare».
Ci sono campioni che gli allenatori schierano in campo. Campioni che segnano, inventano, trascinano. E poi ce ne sono altri che scendono sul terreno di gioco da soli, con un fischietto alla bocca e il peso delle decisioni sulle spalle. Non cercano applausi, spesso raccolgono proteste. Sbagliano anche loro, perché nessuno è infallibile. Ma il rispetto si conquista nel tempo, attraverso la credibilità, la personalità e soprattutto la capacità di riconoscere quello degli altri. Orsato, fuori dal campo, ha regalato una piccola lezione di normalità. Si è fermato, ha ascoltato, ha sorriso, ha ricordato. Senza distanze, senza barriere. Perché i campioni non sono soltanto quelli che sanno farsi rispettare. Sono soprattutto quelli che sanno rispettare. E Daniele Orsato, in questo, ha dimostrato ancora una volta di essere un campione.
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