Lazio, rischio blocco del mercato a gennaio. Ma c’è un piano

25.10.2026 16:15 di  Alessandro Zappulla   vedi letture
Lazio, rischio blocco del mercato a gennaio. Ma c’è un piano

C’è una porta nascosta nelle NOIF, una di quelle che Angelo Fabiani probabilmente battezzerebbe technicality. Anche nell’ipotesi peggiore, quella di un mercato di gennaio completamente bloccato, l’articolo 90 consente infatti di intervenire successivamente sull’eccedenza e ottenere la revoca del provvedimento. Tra gli strumenti previsti c’è anche la cessione pro soluto dei crediti derivanti dal trasferimento dei calciatori: vendere un giocatore, cedere a una banca o a un intermediario il credito maturato verso il club acquirente e trasformarlo immediatamente in risorse utilizzabili, alle condizioni stabilite dalla normativa federale. Ma attenzione: questa è un’opportunità tecnica, non necessariamente la strategia scelta dalla Lazio. La vera partita si sta giocando adesso sui conti fotografati al 30 settembre e sulla documentazione da presentare entro novembre. Stavolta a Formello l’attenzione sarebbe maniacale: bonus, premi, obblighi, diritti e competenze devono essere collocati correttamente, perché il CLA non perdona. Lo sa bene Lotito, che in passato spiegò come fosse bastato contabilizzare 3,6 milioni di costi pochi giorni prima anziché dopo la scadenza per determinare il problema che avrebbe poi condizionato il mercato. I bonus, va precisato, non spariscono magicamente dal costo del lavoro: possono incidere anch’essi, ma contano condizioni, maturazione e corretta collocazione temporale. È lì che le technicality possono ancora fare la differenza.

Poi arriverà il verdetto. Mercato libero, saldo zero oppure blocco: oggi nessuno può conoscere con certezza la risposta perché manca il nuovo dato certificato. Se l’indice fosse ancora dalle parti dello 0,82 conosciuto precedentemente, con una soglia fissata allo 0,70, un calcolo puramente ipotetico collocherebbe l’eccedenza nell’ordine di una ventina di milioni: 16 circa con uno 0,80, 19-20 intorno allo 0,82, oltre 20 salendo ulteriormente. Sono simulazioni, non il dato della Lazio al 30 settembre. Ed è proprio qui che cambia la prospettiva. Se arrivasse il rosso, non è affatto detto che Lotito e Fabiani decidano di sacrificare immediatamente un gioiello per riaprire gennaio. Potrebbero semplicemente andare avanti. A vela, fino a giugno. Perché il vero asso nella manica di Fabiani non è una banca: è il patrimonio che ha costruito. E quello di Gattuso è il campo. Il primo ha assemblato una rosa giovane, rivendibile e con margini di crescita; il secondo sta portando quel motore al massimo dei giri. Tavares è probabilmente il pezzo capace di attirare l’offerta internazionale più pesante; Taylor rappresenta un investimento ancora giovane e protetto da un contratto lungo; Provstgaard sta trasformando ogni prestazione in valore. Isaksen merita invece un ragionamento differente: con il contratto in scadenza nel 2028, il tempo comincia lentamente a diventare una variabile e, senza rinnovo, potrebbe risultare più logico monetizzarlo prima che il potere contrattuale della Lazio diminuisca. Non significa che qualcuno sia già stato messo sul mercato. Significa che oggi Fabiani possiede finalmente qualcosa che negli ultimi anni era mancato: giocatori sui quali poter scegliere.

Ed è qui che si arriva alla vera scommessa. Se gennaio dovesse chiudersi, niente panico. Questa Lazio può provare ad arrivare a giugno senza smontarsi. E allora potrebbe essere proprio il campo a fare una parte del lavoro che oggi si tenta di completare con i conti. Una qualificazione europea produrrebbe nuovi ricavi; la Champions, naturalmente, cambierebbe ancora più profondamente lo scenario attraverso premi UEFA, diritti, botteghino, sponsor ed esposizione commerciale. Non significa che il giorno dopo tutti quei soldi possano essere automaticamente infilati nel CLA: periodi e criteri federali restano precisi. Significa però che la Lazio dell'estate 2027 potrebbe presentarsi economicamente molto diversa da quella dell'estate precedente. A quel punto diventerebbe possibile plasmare senza smontare: vendere un calciatore arrivato al massimo della propria valorizzazione, realizzare una plusvalenza e reinvestire su uno più giovane o funzionale. Vendere Tavares a una cifra enorme, per fare un esempio puramente teorico, non sarebbe necessariamente un ridimensionamento se una parte di quelle risorse consentisse di sostituirlo bene e contemporaneamente rafforzare un altro reparto. È il player trading moderno: non vendere per sopravvivere, ma vendere per continuare a crescere.
È anche la discontinuità più interessante rispetto all’ultima fase dell’era Tare. La Lazio cominciò ad imboccare la strada del declino quando il mercato perse progressivamente movimento: pochi giocatori realmente valorizzati e ceduti nel momento giusto, contratti che diventavano pesanti, cicli tecnici allungati e minore capacità di rigenerare il patrimonio. Tutto questo mentre intorno cambiava il calcio italiano, con proprietà straniere capaci di immettere capitali che il modello Lotito, per struttura e filosofia, non ha mai contemplato nelle stesse dimensioni. Quel modello resta per certi versi anacronistico rispetto ai nuovi competitor e rende ancora più indispensabile creare valore attraverso il calcio. Ed è precisamente qui che Fabiani e Gattuso possono rappresentare la svolta: comprare, valorizzare, vendere quando conviene, reinvestire e ricominciare. Prima però bisogna vedere cosa diranno i conti. Poi eventualmente attraversare gennaio senza paura. Infine arrivare a giugno con una squadra che, se Gattuso continuerà il suo piccolo miracolo, potrebbe valere molto più di quella partita ad agosto. A quel punto vendere non significherebbe più essere costretti a smontare. Significherebbe finalmente avere la forza di scegliere.

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Alessandro Zappulla
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Notti insonni e fiumi di parole. Il giornalismo è un gene folle che ti tiene vivo. L'aquila sul petto, un battito mai domo. Insieme fanno: La Lazio Siamo Noi, dal 2008. Io invece cronista dal 2005, con il motore sempre acceso