Pino Insegno: "Laziali, resistiamo. Non voglio le scuse di Lotito, ma..."
Intervenuto ai microfoni di Radio Laziale, Pino Insegno ha parlato del momento complicato che sta vivendo la Lazio, soffermandosi sulla contestazione dei tifosi biancocelesti contro la società e soprattutto contro il presidente Lotito. Di seguito le sue parole.
"La contestazione del 2 luglio? È stato veramente bello, da esempio per tutti, quel giorno c’è stato amore e tristezza per quello che sta succedendo. Questa è un’altra cosa che racconteremo ai nostri figli, un altro tassello della nostra storia che sta facendo rumore in tutto il mondo. Il malessere più forte è l’indifferenza che c’è dall’altra parte. Il silenzio mi fa male, il non avere alcun tipo di reazione. Lotito comunque ha fatto qualcosa di incredibile: è riuscito a mettere d’accordo tutti, mai così".
"So che a Bologna ci saranno 4mila laziali presenti, forse anche di più. Questo è un altro esempio pazzesco, si gioca in casa ma in trasferta. Non fa niente chi entra in campo, chi veste quella maglia… E io non voglio nemmeno più le scuse (da parte di Lotito, ndr.), è troppo tardi. La sofferenza è stata così tanta… Io ho perdonato tante volte nella mia vita, qui non lo so. Poi magari quel giorno ci dimenticheremo, perché succederà… E allora ricominceremo da capo".
"Io dall'inizio ho avuto il sentore che questa proprietà fosse inadeguata. Ho ringraziato per avermi salvato, ma poi ho preso coscienza. Ho capito da certi incontri che ho avuto la freddezza di quest’uomo (Lotito, ndr.). Ora bisogna vivere la quotidianità. Quello che dico ai laziali è di non avere fretta, ma di avere la pazienza necessaria, con la sofferenza nel cuore, di resistere a tutto questo. Perché sarà un altro di quei racconti come quelli del passato, in cui abbiamo sofferto e che ci hanno portato a essere quello che siamo. Sentite da dove veniamo, l’orgoglio di una famiglia, che non è poco".
"Questo momento fa male al calcio, alla città, alla nazione, perché è veramente un popolo che sta reagendo a una realtà dura che non auguriamo a nessuno. E nessuno l’avrebbe affrontata come stiamo facendo noi, gli altri si sarebbero disuniti. Ma noi no: siamo disperati, tristi, ma orgogliosi di tutto questo. Non è facile portare questi colori nella nostra città, però è bellissimo. Di questa contestazione se ne stanno accorgendo tutti, non può non essere sottolineata. Il modo in cui è stata portata avanti è di un'eleganza e di un'intensità che è direttamente proporzionale al cuore che abbiamo noi. È pazzesco, orgoglio allo stato puro".
