Lazio, Inzaghi: "Stavamo facendo qualcosa di straordinario. Un sogno? Non dico niente..."

13.05.2020 07:45 di Francesco Mattogno Twitter:    Vedi letture
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Lazio, Inzaghi: "Stavamo facendo qualcosa di straordinario. Un sogno? Non dico niente..."

Brividi ventennali. Alle 18:04 di domani - 14 maggio 2020 -, ricorrerà il 20° anniversario del secondo scudetto della storia biancoceleste. Una storia incredibile, una rimonta impossibile. Che ha vissuto le sue ultime battute su un filo inzuppato che collegava il Renato Curi di Perugia allo Stadio Olimpico di Roma. Istanti indelebili e infiniti, un'attesa secolare che la Lazio di Eriksson ha vissuto negli spogliatoi. Prima di esplodere di gioia al triplice fischio di Collina. Era anche la Lazio di Simone Inzaghi, la sua prima Lazio: “In quell'ultima giornata è chiaro che la Juventus fosse largamente favorita - sono le parole del tecnico piacentino riportate da Radiosei -, ma le partite vanno giocate”.

Vent'anni dopo la battaglia è (era) la stessa, salvo per un dettaglio. Inzaghi ha 44 anni e sta seduto in panchina: “Quando si è fermato il campionato stavamo molto bene. Cercheremo di farci trovare pronti alla ripresa, non sarà facile. È come fare un altro ritiro, le partite saranno ravvicinate, sarà dura. Lo sappiamo”. Il tempo vola e il nastro è andato avanti veloce. Raggiungere quella parola innominabile, per Inzaghi, sarebbe solo il culmine di un percorso già carico di vittorie ed emozioni.

I trofei in Primavera, le tre coppe da allenatore della prima squadra, ma anche solo l'amore dei tifosi (“L'ultima partita a Marassi, con 4 mila laziali a festeggiare in trasferta, è stata una giornata che mi rimarrà dentro”). Per Simone Inzaghi essere allenatore della Lazio è tutto. In tanti di quella squadra del 2000 hanno poi intrapreso questa carriera, merito di Eriksson - “bravissimo a gestire il gruppo” -, e del presidente Lotito, per l'attuale tecnico biancoceleste. Portandolo a Roma, Cragnotti ha permesso a Inzaghi di innamorarsi della Lazio e dare vita a tutto il resto. Credendo in lui come mister, invece, Lotito gli ha permesso di affermarsi. Entrambi fondamentali per trasformare quel ragazzo di Piacenza in un futuro Maestrelli, Nesta, Chinaglia: “Sono contentissimo del mio percorso alla Lazio, quest'anno stavamo facendo qualcosa di straordinario. Che sogno vorrei regalare ai laziali? Tutti lo sanno, non voglio dire niente. Come prima di quel 14 maggio del 2000...”.