Rai Uno, altra figuraccia anti Lazio: è il turno di Diaco e Tavella - VIDEO

Nella trasmissione 'Io e te' in onda su Rai Uno va in scena l'ennesima provocazione anti Lazio: Pierluigi Diaco e Paola Tavella protagonisti
13.10.2019 08:45 di Lalaziosiamonoi Redazione   Vedi letture
Fonte: Lalaziosiamonoi.it
Rai Uno, altra figuraccia anti Lazio: è il turno di Diaco e Tavella - VIDEO

Il gusto nauseabondo di una spremuta di limone che avvelena un sorso di caffè. La simpatia a salve di un comico che non riesce a far ridere. È un po' questa la sensazione deprimente che resta a tarda notte quando nella trasmissione 'Io e te' condotta su Rai Uno da Pierluigi Diaco si sfocia nel trash più deprimente. Temi importanti e di spessore, che spaziano dalla sfera sentimentale ai perché della vita, ma che d'un tratto approdano al tifo da bar e all'ironia più spicciola. È il momento in cui il conduttore  (Diaco, ndr) inizia il giro d'opinioni fra gli ospiti sulle prospettive individuali legate al futuro: "Che ti aspetti dal domani?". È qui che nella trasmissione in onda sulla TV nazionale, prende parola la scrittrice e giornalista Paola Tavella (opinionista fissa in trasmissione e stipendiata RAI). "Cosa mi aspetto? - sghignazza la Tavella - che la Lazio perde (sbagliando anche il "modo" di coniugazione del verbo)...". Risate becere e ilarità gratuita che trova l'avallo in studio del padrone di casa: "E questa è una cosa che ci accomuna", conferma Diaco (che si professa da sempre romanista, ndr). La solita caduta di stile che quasi smette di stupire, se non fosse per il carattere nazionale che avrebbe dovuto conservare la trasmissione. Una vera e propria crisi di identità per il contenitore di Mamma Rai, che scade all'improvviso nel più deprimente dei palcoscenici provinciali. Una TV di Stato che degrada nel campanilismo rimane un atto grave da denunciare. Fa male riscontrare come la professionalità oggi si dimentichi della dimensione super partes che dovrebbe conservare la RAI e chi ci lavora. Ma d'altronde è una consuetudine 'cretina' ormai elemosinare consensi evocando il calcio e soprattutto la Roma, o meglio insultando la Lazio e i laziali. La dimensione di quel che si vuole essere è ciò a cui si aspira.

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