Lazio, meravigliosa follia: vietato toccare l'alta tensione!

La Lazio vince ancora e mantiene il primo posto in classifica. La squadra di Gattuso con un'altra prestazione maiuscola annienta la Juventus e...
19.10.2026 00:51 di  Alessandro Zappulla   vedi letture
Lazio, meravigliosa follia: vietato toccare l'alta tensione!

Il giudizio di chi osserva con sospetto. Lo scetticismo che, nell'ombra, si trasforma in diffidenza. La Lazio scala, un gradino dopo l'altro, la classifica della reputazione. Gattuso e i suoi avanzano a fari spenti, fino all'Olimpo, per disturbare gli dei. Juventus-Lazio era battaglia di punti, di potere, ma soprattutto di rispetto. Chi è davvero questa Lazio? Dove può arrivare? Domande che continuano a rincorrersi, mentre le risposte arrivano dal campo. Tre gol alla Juventus, nel suo stadio, senza subirne uno. Provstgaard, Isaksen, Dele-Bashiru. Tre firme su una notte che pesa, eccome se pesa. Non un'impresa impossibile, ma una tappa proibitiva conquistata con la naturalezza di chi sembra non conoscere la paura. Questa Lazio non scherza più. È una zona ad alta tensione, di quelle delimitate dai cartelli di pericolo. Vietato avvicinarsi con leggerezza. Perché se provi a toccarla rischi di prendere la scossa. E chi continua a considerarla una comparsa potrebbe presto scoprire di avere davanti qualcosa di molto più serio.

C'è una forza interiore difficile da misurare, una specie di incoscienza collettiva che alimenta il motore di questa squadra. La follia di chi non si aspetta nulla e proprio per questo prova a prendersi tutto. Come quelli che si lanciano nel vuoto con una tuta alare, sfiorano le pareti delle montagne, attraversano mari a nuoto, scalano pareti che agli altri sembrano impossibili. Sanno che il rischio esiste, che basta un errore per precipitare. Ma è proprio lì, dove la prudenza suggerisce di fermarsi, che comincia la loro avventura. La Lazio di Gattuso sembra appartenere a questa razza di temerari. Non ha ancora conquistato nulla, eppure continua a conquistare qualcosa: credibilità, rispetto, consapevolezza. All'Allianz Stadium non si è limitata a resistere. Ha colpito, sofferto quando necessario, accelerato quando ha intravisto il varco. Provstgaard ha aperto la strada, Isaksen l'ha allargata, Dele-Bashiru ha piantato la bandiera sulla vetta. E ora sono 19 punti in sette giornate, lassù insieme all'Inter. Non è più soltanto una partenza sorprendente. È una squadra che sta imparando a convivere con la propria imprevedibilità, trasformandola in una risorsa. Si nutre di rivalsa, della voglia di smentire chi l'aveva già sistemata qualche piano più sotto. E più sale, più sembra aver fame.

La meravigliosa follia di questa Lazio è tutta qui. Nell'ostinazione di chi non conosce ancora il proprio limite e, forse, non ha neppure voglia di cercarlo. Guai però a confondere la spensieratezza con l'assenza di pericoli. Il campionato è lungo, le montagne diventano più ripide, il vento cambia senza avvertire. Arriveranno le difficoltà, i momenti in cui le gambe peseranno e il vuoto sotto i piedi sembrerà più profondo. Ma questa Lazio ha già dimostrato di possedere qualcosa che non si compra e non si insegna facilmente: il coraggio di provarci. E la sua storia racconta che le stagioni destinate a restare nella memoria sono state spesso quelle più pazze, quelle sfuggite ai pronostici, nate da una scintilla che nessuno aveva saputo riconoscere. Non sappiamo dove porterà questa scalata. Sarebbe prematuro persino immaginarlo. Sappiamo però che il gruppo di Gattuso ha conquistato il diritto di continuare a guardare verso l'alto. Allora imbracature strette, mani salde sulla roccia e forza nelle braccia. Perché se scalare ci piace e la fatica non ci spaventa, non c'è ragione di fermarsi proprio adesso. La vetta è ancora lontana, il rischio di rimetterci le penne sempre dietro l'angolo. Ma le imprese che hanno scritto la storia della Lazio non sono mai nate dalla paura di cadere. Sono nate dalla meravigliosa follia di continuare a salire. E il bello, forse, deve ancora venire.

Alessandro Zappulla
autore
Notti insonni e fiumi di parole. Il giornalismo è un gene folle che ti tiene vivo. L'aquila sul petto, un battito mai domo. Insieme fanno: La Lazio Siamo Noi, dal 2008. Io invece cronista dal 2005, con il motore sempre acceso