Guido De Angelis: "Vi racconto Zoff. Lazio, non aspettare la Roma. E oggi è meglio la Champions..."

In occasione dello speciale di Lazialità su Zoff, Lalaziosiamonoi.it ha contattato Guido De Angelis per parlare di Lazio. Tra passato, presente e futuro.
16.11.2019 09:15 di Francesco Mattogno Twitter:    Vedi letture
Guido De Angelis: "Vi racconto Zoff. Lazio, non aspettare la Roma. E oggi è meglio la Champions..."

Attorno alla figura di Dino Zoff aleggia un'immagine sbagliata, sbiadita, priva di colore. Di quel bianconero che gli ha tinto la carriera prima da portiere, poi da tecnico. Nel pensiero comune Zoff equivale alla Juventus. Sempre. Tra le righe di quella maglia ormai sgualcita si infiltra anche un po' d'azzurro, certo. Quello della nazionale che l'ha consacrato e reso grande agli occhi del mondo. Un'altra storia. Ma basterebbe volgere lo sguardo al cielo per capire che il cuore di quel ragazzo classe '42, partito da Mariano del Friuli e arrivato fino Roma, si è tinto di biancoceleste tanti anni fa: "Zoff ha questa immagine da juventino che regge ancora oggi perché non tutti sanno che lui è molto più legato alla Lazio. E infatti parla da laziale, usando sempre il “noi” quando si riferisce al mondo biancoceleste. Lo so per certo perché lo ha fatto anche con me, l'altro giorno". Parola di Guido De Angelis, voce storica di Radiosei e fondatore di Lazialità. E proprio Lazialità ha voluto dedicare lo speciale del suo ultimo numero a questo enorme personaggio di un calcio che non c'è più. Un uomo che ancora oggi potrebbe fare la differenza: "Zoff è una figura talmente alta, di spessore e importante, che porterebbe eleganza e visibilità a qualsiasi squadra nel mondo. Poi il calcio oggi è cambiato e personaggi del genere purtroppo non ne fanno più parte. Diciamo che la Lazio dal canto suo ha la fortuna di avere Peruzzi, quindi da quel punto di vista in dirigenza c'è comunque un elemento di grande spessore".

"ZOFF HA RESO LA LAZIO COMPLETA" - Però Dino Zoff è Dino Zoff. Allenatore e presidente, recordman di panchine da un lato (202, ndr) e di competenze dall'altro. In ogni caso decisivo, mai deludente: "Mi piacerebbe vedere Zoff alla Lazio come figura istituzionale a prescindere, anche senza il bisogno di dargli un ruolo attivo. La sua presenza darebbe lustro internazionale alla Lazio. Sarebbe bello averlo in società come è stato con Bob Lovati fino all'ultimo giorno, inoltre credo sia anche in buoni rapporti con Lotito", continua De Angelis. "Come allenatore ha fatto molto bene. Mi voglio anche esporre. Dopo l'anno dello scudetto, Eriksson purtroppo aveva perso il polso della situazione. Ecco: penso che se lo svedese fosse stato esonerato con un po' d'anticipo, facendo arrivare prima Zoff al suo posto, forse avremmo vinto ancora noi il campionato e non la Roma. E poi da presidente ha funzionato bene allo stesso modo. Ricordo che quando Signori era in procinto di essere ceduto e si creò la famosa manifestazione dei tifosi laziali a Via Novaro, chi si andò a prendere la patata bollente fu proprio Zoff. Gli bastò pronunciare qualche parola che le acque si calmarono. Questo fa capire la forza di questo grande personaggio. In definitiva, Zoff ha reso la Lazio una società completa. Lui era un intenditore di calcio, e Cragnotti scelse intelligentemente di metterlo al suo fianco. Solo la sua presenza ti portava grande rispetto da parte del mondo del calcio. Questo era Zoff".

IL MOMENTO DELLA LAZIO - Dal passato al presente, con uno sguardo al futuro. Guido De Angelis ha rilasciato anche qualche dichiarazione sul momento attuale della squadra di Inzaghi: "Venti giorni fa, dopo il primo tempo di Lazio - Atalanta, la situazione si era fatta veramente delicata. La bellezza del calcio è che la Lazio da quel momento è come se fosse rinata. Ora siamo riusciti a fare 12 punti in 4 partite, lo stesso bottino che avevamo collezionato nelle prime 8. Tutto è cambiato come dal giorno alla notte, l'augurio adesso è che sia la volta buona e che non si ripetano più gli alti e bassi a cui siamo stati abituati. Mi sembra che le cose stiano iniziando a funzionare bene, se non fosse per quelle pause un po' lunghe che ogni tanto ancora ci prendiamo durante le partite". Tutto ruota attorno a quel quartetto d'archi in grado di far risuonare alla perfezione lo spartito del mister, direttore d'orchestra: "Quando funzionano quei quattro - Correa, Immobile, Milinkovic e Luis Alberto - la Lazio riesce anche a coprire le proprie piccole lacune tattiche, lo sta dimostrando ora che loro sono tornati in auge. Sergej è ancora un po' indietro rispetto agli altri, però contro il Lecce ti fa il gol e ti fa capire che, pur non facendo una grande partita, se loro quattro girano allora gira tutta la squadra. Negli altri settori facciamo un po' più fatica. Se riuscissimo a migliorare anche nei reparti più deboli allora potremmo pure sopportare qualche periodo di flessione o appannamento dei quattro tenori". Quindi serve intervenire a gennaio?: "Manca ancora qualcosa da andare a prendere sul mercato. Per esempio credo che Berisha ormai sia stato messo da parte, magari ceduto lui si potrebbe fare qualcosa. Però non mi illudo. A gennaio la Lazio non ha mai fatto nulla di eclatante, e poi meglio non acquistare tanto per il dovere di farlo. Non bisogna far arrivare una scommessa o un giocatore qualsiasi, ma “il giocatore”. Quello ti fa la differenza".

CHAMPIONS LEAGUE E STADIO - E qui arriva il classico dilemma. Tra trofei e visibilità internazionale, Coppa Italia o Champions League: "Io faccio parte della vecchia guardia e qualche anno fa avrei sicuramente preferito vincere la Coppa Italia", ammette De Angelis. "Oggi, però, dico che forse è il caso di iniziare ad affacciarsi in Europa dalla porta principale. La Lazio ha perso tanto sul piano dell'immagine a livello internazionale. Fare la Champions League comunque dovrà significare anche fare investimenti, non per vincerla, certo, però per giocarsela su palcoscenici importanti. Così inizieremmo davvero a capire cosa significhi giocare ad Anfield, all'Old Trafford. Un mondo che abbiamo perso di vista da dopo gli anni di Cragnotti. Se cresci e investi poi non è detto che vai in Champions tutte le stagioni, però intanto cominci a prenderci la mano e un anno su tre puoi farcela. Così come siamo adesso sono 15 anni che aspettiamo e non abbiamo visto nulla". Dei passi in avanti sono stati fatti, ma il modo per migliorare - non solo sul piano sportivo - c'è: "La Lazio resta sempre una gran bella realtà. Questo ovviamente grazie a Lotito, al quale però chiedo sempre di fare lo stadio. Meglio ancora se il Flaminio. Sono ossessivo su questa cosa, perché se non arriviamo a fare risultati sul campo allora bisogna iniziare a farli nel mondo Lazio. Cioè avere uno stadio di proprietà. È quello il grande salto in avanti, altrimenti passeremo tutti gli anni a vedere una bella Lazio che poi non ti porta né un risultato tecnico, né a livello d'immagine. Fare lo stadio non significherebbe solo aumentare i ricavi, ma anche riportare attorno alla Lazio quel senso di appartenenza che forse ora si sta un po' perdendo. Faccio i complimenti a Lotito per quello che ha fatto finora, ma lo invito anche a mettere cuore e anima nel fare lo stadio, che non va realizzato per forza aspettando la Roma".

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