Lazio, Martini: "Chinaglia, Maestrelli e Re Cecconi. Vi racconto tutto..."

26.11.2022 10:15 di Elena Bravetti Twitter:    vedi letture
Fonte: Lalaziosiamonoi.it
Lazio, Martini: "Chinaglia, Maestrelli e Re Cecconi. Vi racconto tutto..."
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© foto di Federico Gaetano

Luigi Martini è stato il terzino sinistro della Lazio campione d'Italia per la prima volta. In un'intervista rilasciata ad Antonello Sette per il quotidiano "Il Foglio", ha raccontato quell'impresa: "Mi sono chiesto tante volte perché quel tricolore sia rimasto nell’anima anche di chi non c’era. La spiegazione di questo unicum sta nell’unicità del nostro condottiero e nelle sue intemperanze. Giorgio Chinaglia era il tifoso che scendeva in campo. Se qualcuno esitava, lui lo spingeva, anche platealmente. Se qualcuno sbagliava, lui si arrabbiava. Come quelli che la partita la guardavano dalle tribune. Era l’eroe di un’immedesimazione, che non ha uguali in tutta la storia del calcio”.

Martini, nell'intervista, ha parlato anche di Re Cecconi, raccontando di quando insieme si iscrissero a un corso di paracadutismo. E tra una partita e l'altra, si lanciavano a capofitto dal cielo. Poi, sugli "eccessi" di quella squadra: "Si era innescato un meccanismo di rivalità, che si propagava dalle partitelle quotidiane a fuori dal campo. Eravamo sempre gli uni contro gli altri. Senza esclusione di colpi. Come ti giravi, eran botte. I ritiri li facevamo in un albergo sull’Aurelia molto decentrato. Era un motel in primo luogo deputato a ospitare coppiette clandestine e anche qualche prostituta di professione. Tutto intorno, c’erano prati e spazi aperti. Qualcuno di noi portò una pistola e cominciò il tiro a segno. Noi volevamo dimostrare che eravamo più bravi di Giorgio Chinaglia. Lui era il clan e il capoclan.  Era Chinaglia. Luciano e io non eravamo sulla sua stessa lunghezza d’onda. Gli eccessi ci sono stati, ma quelle rivalità senza limite hanno sviluppato in tutti noi una forza interiore, che ha consentito a ciascuno di dare più di quello che aveva. Senza quelle rivalità, sparate all’eccesso, sarebbe stato impossibile strappare lo scudetto a corazzate concepite per vincere, come la Juventus, l’Inter e il Milan. Dove tutti i componenti della rosa erano inquadrati e sorvegliati a vista".

E ancora, proseguono i ricordi, come quella volta in cui Petrelli sparò un colpo di pistola contro il lampadario perché non aveva voglia di alzarsi dal letto per spegnere la luce. Infine, sulle morti di Maestrelli e Re Cecconi: "Quelle due morti ravvicinate mi fiaccarono l’anima e il corpo irrimediabilmente. Sentii spegnersi la fiamma che era dentro di me. Il calciatore, che ero stato, non c’era più. Ho provato a continuare, ma era sparito tutto quello che mi teneva in gioco. Imparai che la vita ti può togliere tutto in un attimo e, in una notte di malinconia, ho deciso di cambiar lavoro”.

Infine, sul calcio attuale: “Il calcio moderno non mi piace. Saranno pure fenomeni, ma tutti quei passaggi interlocutori non li sopporto. Laziale, però, lo sono ancora e lo sarò per sempre. Se vedo il terzo scudetto? Assolutamente sì. È tutt’altro che un’impresa impossibile. Lo scudetto può arrivare. La squadra è forte e Maurizio Sarri ha avuto un anno di tempo per temprarla. Io ci credo”. Gigi Martini, c’è qualcosa della più straordinaria Lazio di tutti i tempi che le è rimasto dentro, in cima alla lista ricordi? “Ho sempre presente nel cuore il mio incontro con Maestrelli il giorno prima della sua morte. Era cosciente che la sua vita stava per finire. ma con lo sguardo mi rassicurava. Mi diceva: tranquillo è tutto a posto. Come quando giocavamo”.

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