Stadio della Rondinella, Aleandri: “Un mito dimenticato, il mio libro per ridargli visibilità. E sul rifiuto di Vaccaro…”

07.12.2021 17:00 di Jessica Reatini Twitter:    vedi letture
Fonte: Daniela Bonfa'
Stadio della Rondinella, Aleandri: “Un mito dimenticato, il mio libro per ridargli visibilità. E sul rifiuto di Vaccaro…”
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© foto di Image Sport

Nei giorni scorsi Luca Aleandri ha presentato presso il Palazzo delle Federazioni la sua ultima opera, il libro “1921 LAZIO ENTE MORALE. I GIORNI DELLA RONDINELLA”, in cui ha ricostruito la storia del primo ed indimenticabile Stadio della Lazio, intrecciandone le vicende con quelle della città eterna e della società biancazzurra, con un focus particolare sull’epoca del Presidente Ballerini e sul “gran rifiuto” del Generale Vaccaro alla fusione del 1927. 

Laziostory.it lo ha voluto incontrare per saperne un po' di più. E lui, da grande storico qual è, ci ha svelato genesi, contenuti e finalità del suo “saggio”, in un’intervista esclusiva.

Come le è venuta l’idea di un libro dedicato allo Stadio della Rondinella?

“Lo Stadio della Rondinella è da sempre un mio vecchio pallino. Tornava spesso nei racconti di famiglia e mi incuriosiva. Crescendo ho scoperto che, nonostante fosse un impianto meraviglioso, nessuno ne sapesse granché. Era, insomma, un “mito dimenticato”. Bisognava ridargli visibilità”.

Il libro però non parla solo dello Stadio della Rondinella…

In effetti no. La Rondinella è stata l’espediente narrativo per raccontare molto altro. Le vicende di Roma che con porta Pia diventa capitale del Regno d’Italia, con le sue trasformazioni urbanistiche imposte dai Savoia. L’arrivo dello sport nell’Urbe, sempre al seguito degli italiani. Dunque, la Lazio, la Rondinella, sono figlie della nuova era che si apre il 20 settembre 1870. Con la sola precisazione che la Lazio costituisce il primo e più importante esempio di società sportiva “popolare”, nata dal basso, senza padrini nobili, come avveniva comunemente. Sopravvisse, arrivando in grande spolvero sino ai giorni nostri, grazie alla bravura dei propri atleti ma soprattutto alle capacità e alla lungimiranza del Presidente Ballerini, approdato nel 1904. Fu lui a plasmare la Lazio. Un altro mito dimenticato. O almeno sottovalutato”.

Torniamo allo Stadio della Rondinella, ci parli della sua costruzione e della sua evoluzione…

“Lo Stadio, o meglio la prima versione, senza spalti, è del 1914. Poi i primi lavori risalgono al dopoguerra, con la tribuna da seicento posti e gli spogliatoi. Altri lavori furono fatti nel 1924, e infine nel 1927. Poi, nel 1931, la Lazio si trasferì allo Stadio Nazionale del Partito Fascista, proprio lì accanto, che era stato restaurato anch’esso nel 1927. Alla Rondinella restarono però le giovanili, ma anche la prima squadra continuò a utilizzare il campo per gli allenamenti, seppur alternandolo con lo stesso Nazionale o più tardi con l’Apollodoro. Tutti impianti che si trovavano in zona Flaminio, il quadrante riservato allo sport dal Sindaco Nathan diversi anni prima. Anche se non fu il Sindaco a concedere alla Lazio il terreno, bensì il Commissario Aphel, il suo successore. La Rondinella si trovava infatti dietro lo Stadio Nazionale, che poi sarebbe diventato attraverso varie trasformazioni l’attuale Stadio Flaminio. La Rondinella si trovava esattamente nell’area oggi destinata a parcheggio, retrostante la Curva Nord del Flaminio”.

Quando finisce l’epopea della Rondinella?

“Nel 1957 la Rondinella va a fuoco, in una notte di settembre. In realtà bruciano solo parte delle tribune, il campo resta intatto e potrebbe essere ancora utilizzato, ma la Lazio si trasferisce nel nuovo campo di allenamento di Tor di Quinto. Lo Stadio viene abbattuto nel 1959, nell’ambito della ridefinizione dell’area per le Olimpiadi del 1960. Il quadrante sportivo si trasferisce perlopiù sull’altra sponda del Tevere, al Foro Italico. Diciamo che con i Giochi Olimpici finisce un’era”.

Ma lei nel libro parla anche della fusione del 1927…

“Come dicevo, il libro non parla solo della Rondinella. C’è la bellissima narrazione dell’esperienza della sede sociale di Via Veneto, una pagina meravigliosa che sono certo una discreta parte dei tifosi laziali ignori. Poi contiene la storia della fusione del 1927: Il grande rifiuto del Generale Vaccaro, raccontato per filo e per segno. E tanto altro. Non a caso il titolo cita l’Ente Morale. Si affronta diffusamente anche questo argomento. E anche questa è una novità”.

Sarà sicuramente emozionante poter leggere questi approfondimenti storici. Ma se volessimo comprare il libro, dove lo potremmo trovare?

“Sicuramente in ogni libreria, dove se non fosse immediatamente disponibile si può ordinare. Oppure è acquistabile su Amazon”.