Lazio, Eriksson e la cessione di Signori: "Quel giorno vinsi io..."

L'allenatore svedese, tra vari episodi, ha parlato in patria dell'addio di Signori ai biancocelesti del 1997 conseguenza di una sua decisione.
17.11.2019 07:20 di Gabriele Candelori Twitter:    Vedi letture
Fonte: Gabriele Candelori - Lalaziosiamonoi.it
Lazio, Eriksson e la cessione di Signori: "Quel giorno vinsi io..."

Sven-Göran Eriksson e Giuseppe Signori: due nomi a modo loro rimasti entrambi nella storia della Lazio e nel cuore dei suoi tifosi. Eppure, è vicenda nota, tra i due l’amore non sbocciò mai tanto che il complicato rapporto con l’allenatore svedese portò l’attaccante lombardo a lasciare la Capitale nel dicembre 1997. Due anni e mezzo dopo che le proteste dei tifosi laziali per l’imminente trasferimento al Parma avevano già bloccato un primo tentativo di cessione del proprio idolo da parte di Cragnotti. Scenario impossibile da evitare con Signori ormai sempre più messo da parte da Eriksson che, con l’arrivo di Mancini, non riusciva a collocarlo nel suo 4-4-2. Una relazione mai iniziata e definitivamente interrottasi a Vienna in Coppa Uefa con il giocatore fatto scaldare a lungo, senza poi entrare in campo. In un’intervista radiofonica con il giornalista svedese Olof Lundh, Eriksson è tornato a parlare della cessione di Signori alla Sampdoria. Uno dei vari episodi in cui il tecnico di Torsby cercò di intromettersi in una decisione societaria: “Alla Roma il terzo anno comprammo Boniek, una grande stella. Fumammo una sigaretta insieme. Io ero davvero stufo di quei giocatori più anziani che non giocavano il calcio che io volevo esprimessero. Così andai dalla società e dissi: ‘O questi giocatori, Boniek in particolare, spariscono o me ne vado io. E così fu. Il presidente (Dino Viola, ndr) mi disse che avrebbe potuto vendere gli italiani, ma non Boniek che era stato comprato dalla Juventus di Agnelli. Lo capii, ma io non potevo andare avanti in quel modo. Era io o loro. Mi è successo altre due volte in carriera. A Shanghai con Hulk ugualmente fumammo insieme e chiesi la cessione alla società. Ma era stato comprato per un’incredibile somma e così dovetti andarmene io. Sentivo la sensazione di dover rimuovere alcuni giocatori, altrimenti non sarebbe mai diventata una squadra dentro e fuori dal campo. Feci lo stesso con la Lazio, ma lì vinsi io e il club decise di vendere Beppe Signori”.

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Pubblicato il 16/11 alle 23:35