Lazio, Immobile: "Scarpa d'Oro? Che soddisfazione battere Lewandowski"

Le parole del bomber biancoceleste che ha espresso tutta la sua soddisfazione per il titolo della Scarpa d'Oro vinto lo scorso anno.
13.10.2020 07:25 di Lalaziosiamonoi Redazione   Vedi letture
Fonte: lalaziosiamonoi.it - Leonardo Giovanetti
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
Lazio, Immobile: "Scarpa d'Oro? Che soddisfazione battere Lewandowski"

Ciro Immobile è tornato a parlare della Scarpa d'Oro vinta lo scorso anno. Con i suoi 36 gol ha avuto la meglio anche su Lewandowski, uno dei principali indiziati a vincere il Pallone d'Oro. Quest'ultimo trofeo non è stato poi assegnato, ecco perché quello vinto da Immobile ha un sapore ancora più speciale. Lo ha dichiarato proprio l'attaccante della Lazio in un'intervista rilasciata a France Football. Queste le sue parole. 

SCARPA D'ORO - "Se si guarda il palmarès si alternano sempre Leo Messi e Cristiano Ronaldo, l'unico che si è inserito è stato Luis Suarez (nel 2016, ndr). Vedere il mio nome al loro fianco è semplicemente fantastico! Senza il Pallone d'Oro quest'anno, la Scarpa d'Oro ha un valore aggiunto. Sebbene siano due cose diverse, una dipende dai voti e dai trofei collettivi, l'altra esclusivamente dalle statistiche. Ho anche battuto Lewandowski, che quest'anno era un potenziale vincitore del Pallone d'Oro. È un trofeo significativo per gli attaccanti".

I MODELLI - “Mi piace citare David Trezeguet, con cui ho lavorato alla Juventus. Mi ha fatto un'impressione incredibile in area di rigore. Non ho mai visto nessuno come lui. Aveva coordinazione e tecnica per segnare su qualsiasi tipo di cross e con qualsiasi parte del suo corpo. C'erano anche Christian Vieri in Nazionale, Filippo Inzaghi in Champions League, Luca Toni e Alberto Gilardino ai Mondiali 2006. Ho iniziato a capire il calcio con questi giocatori. Abbiamo avuto un sacco di attaccanti!".

LE ESPERIENZE ALL'ESTERO - “In Germania avrei potuto fare di meglio, ma è stata un'esperienza sfortunata, l'ultima di Jürgen Klopp. La squadra stava andando male e ne ho risentito anche io. In Spagna non ho mai avuto l'opportunità di esprimere il mio potenziale, ero sempre in panchina anche quando meritavo di giocare. Ho passato un periodo difficile con Emery. Marco Verratti, che è un leader al PSG per quello che ha dato alla società e per come lo vedono, è un po un'eccezione. Altri italiani, me compreso, hanno avuto difficoltà all'estero. Non so spiegare il perché. Probabilmente ci adattiamo meno, abbiamo bisogno di più tempo ".

GLI APPREZZAMENTI - “Il primo è stato Zdenek Zeman, a Pescara (nel 2011-12). La prima cosa che mi ha detto è stata: "Ma come fai a giocare e ad attaccare con questa forza?", E non è stato l'unico!".

Pubblicato il 12 ottobre

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