Lazio, Sensini ricorda lo scudetto: "Con la radiolina nello spogliatoio, che emozione l'Olimpico sold-out"

Nestor Sensini, a vent'anni dal secondo tricolore nella storia della Lazio, ha ricordato quei momenti ai nostri microfoni.
15.05.2020 07:20 di Elena Bravetti Twitter:    Vedi letture
Fonte: Elena Bravetti - Lalaziosiamonoi.it
Lazio, Sensini ricorda lo scudetto: "Con la radiolina nello spogliatoio, che emozione l'Olimpico sold-out"

"Se seguo ancora la Lazio? Non potrei fare altrimenti". Così inizia l'intervista a Nestor Sensini, alla Lazio nella stagione '99/00. Non un'annata come le altre, a dir la verità, bensì quella nel corso della quale Alessandro Nesta alzò al cielo il secondo tricolore della storia, al termine di una folle sfida in contemporanea con la Juventus. A vent'anni dal diluvio di Perugia e dal gol di Calori, l'ex centrocampista ha ricordato quei momenti ai nostri microfoni: "Sono stato poco, solamente 18 mesi, ma per me è stata comunque un'esperienza incredibile. Il momento più bello sicuramente l'ultima gara, con tutta quella gente che c'era allo stadio. Il finale dentro lo spogliatoio ascoltando una radiolina e aspettando il risultato del Perugia, che stava vincendo con il gol di Calori. Prima che iniziasse la partita, speravamo nello spareggio. L’obiettivo era vincere la nostra partita e sperare che il Perugia pareggiasse. Eravamo contenti di aver vinto, ma ci mancava quella notizia relativa al match della Juventus, è stato incredibile".

DA PARMA A PARMA, PASSANDO DA ROMA - Sensini, reduce da sei stagioni trascorse nel Parma, decide che è il momento di cambiare aria e si trasferisce nella Capitale. A convincerlo ci pensa lo stesso Eriksson: "Sì, il mister mi ha voluto. Ho un grande ricordo di lui, è stato un allenatore che ti faceva stare sempre coi piedi per terra, non si esaltava mai e non si buttava giù nei momenti difficili. Un gentiluomo, avevi sempre la possibilità di parlargli. Per quel gruppo è stato fondamentale, non era semplice, aveva tanti campioni. Riusciva a mantenere la calma, la serenità per gestire i momenti di troppa tensione". La sua storia con la Lazio dura poco più di un anno. I tanti calciatori acquistati dai biancocelesti avevano fatto il modo che l'argentino avesse ancor meno spazio: "Mi chiamò il presidente del Parma Tanzi, mi ha chiesto di tornare. Ho parlato con Eriksson e Cragnotti, loro hanno capito che io volevo continuare a giocare, essere titolare. Ero felice alla Lazio, se mi avesse chiamato un’altra squadra e non il Parma, sarei rimasto".

PAROLA D'ORDINE: VINCERE - Quella di cui fa parte Sensini è la Lazio dei campioni. Un gruppo ampio, per poter essere competitivo su tutti i fronti, ambizioso e affamato di trionfi, che faceva della vittoria il proprio mantra, al punto da averlo ben in mente anche nelle sedute d'allenamento. È stato lui stesso a commentarlo: "Ognuno voleva conquistarsi il posto e non lasciarlo, dal momento che sapeva ci fosse un compagno pronto a sostituirlo. C’erano anche tante possibilità di giocare. In quell’anno sono entrati in campo più di 25 calciatori sicuramente. Ci allenavamo con molta allegria, si voleva sempre vincere. Una delle cose principali che aveva quel gruppo, una voglia di allenarsi e fare sempre il massimo. Questo ci portava, il giorno della partita, a essere competitivi. C’erano giocatori come Mancini, Mihajlovic, Boksic, Nesta, aiutavano l’allenatore a tenere tranquillo il gruppo".

INZAGHI, CHE SORPRESA - Diciotto mesi sono stati sufficienti a Sensini per innamorarsi della Lazio. Ed oggi, da direttore sportivo del Newell's Old Boys, continua a seguire il percorso dei biancocelesti. Anche perché in panchina c'è uno dei suoi ex compagni, Simone Inzaghi: "Non sono stato tanto, ma conservo un ricordo bellissimo. Ho degli amici con cui sono rimasto in contatto, quando ci sentiamo parliamo di quei tempi. Sono contento per Simone Inzaghi per il percorso che sta facendo in questi anni. Mi ha sorpreso, era molto giovane. Parlava sempre molto di calcio però. Ecco, ad esempio Mancini e Simeone immaginavo sarebbero diventati tecnici. Un altro che mi ha sorpreso è Conceicao. Inzaghi sta facendo molto bene, non solo ora ma anche gli anni precedenti. Si vedeva che avesse trovato una sua identità, e la Lazio l’ha fatta propria".

I DESTINI SI INCROCIANO DI NUOVO - I destini della Lazio e dell'ex centrocampista dell'Argentina si sono nuovamente incrociati. Joaquin Correa, che aveva avuto modo di allenare lui stesso quando era ancora un talento in erba in forza all'Estudiantes, è approdato a Roma, ritagliandosi uno spazio di primo piano nella squadra che lotta per vincere lo scudetto: "Correa lo conosco. Ho allenato l’Estudiantes, lui era un ragazzino, aveva 16 o 17 anni. Ogni volta che venivano fuori dei nomi di giovani promettenti, parlavano di lui. Oggi è di quei calciatori che sa giocare molto bene la palla ma sa fare anche gol. Sono quelli più ricercati, non è semplice. L’attacco biancoceleste importante, la società è stata brava a trattenere coloro che avevano mercato. La Lazio è una squadra molto quadrata, che in ogni partita cerca di dare il meglio. Ha avuto qualche momento all’inizio non troppo buono, ma poi si è ripreso. Dispiace per quello che ha successo, il Coronavirus è arrivato nel momento in cui stava meglio, era la più in forma del campionato. Scudetto? Bisogna crederci, è complicato mantenersi lì sopra. Mi auguro che possa vincere, il cammino è quello giusto e ha tutte le possibilità di raggiungere l’obiettivo".

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Pubblicato il 14/05 alle 13.30