Il tempo non cancella il dolore: siamo tutti Vincenzo Paparelli

28.10.2019 13:00 di Daniele Rocca Twitter:    Vedi letture
Fonte: Daniele Rocca-Lalaziosiamonoi.it
Il tempo non cancella il dolore: siamo tutti Vincenzo Paparelli

No, il tempo non cancella il dolore. No, chi sta scrivendo non ha vissuto quei momenti. Non ero neanche nato. No, non so cosa voglia dire vivere in una Roma messa a ferro e fuoco da politica e terrorismo. Gli anni di piombo studiati sui libri di storia e nei racconti di chi ha tanti più anni di me. Ed è proprio da questi racconti che si evince quanto il calcio sia cambiato da quel maledetto 28 ottobre 1979. Uno sport che perde la sua innocenza: mai un tifoso aveva perso la vita in uno stadio di Serie A. Le ricostruzioni storiche ci interessano fino a un certo punto. Ricordare, lo faremo sempre. Ma la memoria, soprattutto in questi casi, deve servire al tempo stesso da monito e insegnamento. Perché non basta pensare di aver voltato pagina. Le scritte che ciclicamente compaiono sui muri della Capitale, infangando il ricordo di Vincenzo Paparelli, ci riportano alla tragica realtà. Sono le persone che sbagliano e lo fanno spinte da un odio cieco. Ma odio verso che cosa? Un padre di famiglia, un marito sempre presente, un meccanico con una officina a Boccea. Un uomo di 33 anni con due figli. Un tifoso della Lazio trovatosi per caso all'Olimpico durante un derby: l’abbonamento prestato dal fratello Angelo, bloccato a letto dall’influenza. Questo maldestro esercizio di retorica ha lo scopo non solo di ricordare, ma di trovare un modo per guardare al futuro con speranza. Che gli stadi possano ritrovare la loro naturale essenza, quella di ospitare eventi sportivi e fare da cornice a un pubblico interessato solo a divertirsi ed esultare. Come aveva fatto Vincenzo 5 anni prima con la conquista dello scudetto da parte della banda Maestrelli. Si riparte da quella bandiera gigante in Curva Nord raffigurante il suo volto, dagli omaggi che il popolo laziale gli riserva e dall’affetto che non è mai mancato a una famiglia che da quarant’anni a questa parte non è più stata la stessa. Si riparte dai giardini di Montespaccato, dal 'Parco Paparelli', chiuso lo scorso aprile in seguito a gravi atti vandalici. C’è stato però un importante intervento di riqualificazione, con l’installazione di giochi adatti a bambini disabili. Sui muri perimetrali, interni ed esterni, spiccano i murales con i ritratti di Vincenzo Paparelli, Antonio De Falchi e Gabriele Sandri. Si riparte da Giulia, figlia di Gabriele, e tifosissima della Lazio. Così come papà e nonno. Si riparte da una Roma che ne ha abbastanza di odio e violenza. Anche se il tempo non riuscirà a cancellare il dolore. E nemmeno la rabbia. Siamo tutti Vincenzo Paparelli.